Alexander Payne torna con una pellicola candidata agli oscar 2024, sempre con grazia, delicatezza e sovrastrutture – ma senza climax.
The Holdovers – Lezioni di vita

1970. Un professore scorbutico e integralista, Paul Hunham rimane a scuola per le vacanze di Natale. Desidererebbe lasciarsi andare a letture poliziesche, rilassarsi, preparare le lezioni.
Ma il destino ha in serbo altri piani per lui.
Angus Tully è un ragazzo brillante, intelligente, e arrabbiato, deluso, solo. Non vede l’ora di partire per le vacanze, tornare a casa, vivere il calore della famiglia, ma è costretto all’ultimo minuto a rimanere a scuola dopo che la madre ha deciso di andare in luna di miele con il nuovo marito.
Accanto a loro, si trova Mary Lamb, la cuoca della scuola che ha da poco perso il figlio.
I tre si troveranno a vivere una strana vacanza, ai limiti della monotonia – ma non emotiva.
A metà tra Breakfast Club e L’attimo fuggente
Paul Hunham adora le civiltà classich ed è convinto di conoscere quei ragazzi di cui non sa nulla, di cui non conosce i dolori, perché, si sa, in adolescenza tutto è più intenso e d’impatto. Ma questi ragazzi sono stati messi da parte, sono stati abbandonati emotivamente. I genitori hanno preferito rilassarsi che permettere loro di creare legami famigliari o “crescere” in famiglia.
Angus Tully è un ragazzo borioso, speranzoso e leale. Si ritrova con i suoi pensieri, i suoi fantasmi e il suo dolore, mitigabile solo tramite pillole bianche di cui ha paura e si vergogna. Non può essere espulso da scuola, malgrado il suo animo ribelle, altrimenti il suo destino è segnato: l’arruolamento per la guerra del Vietnam.

Ed è così che i tre viaggiano a Boston e lì conoscono loro stessi, si creano improbabili “amicizie” e spiegazioni di pudori, vergogne, confidenze. Un legame tra un ragazzo e il professore che più detesta, ma che più sarà pronto ad ascoltarlo e a sostenerlo, negli incontri più difficili.
The Holdovers – Lezioni di vita è un film intenso, con una sceneggiatura studiata ad hoc, con protagonisti che sostengono un film, il peso emotivo, tematiche che si intrecciano tra di loro, come la difficoltà di essere della working class, la guerra, l’adolescenza, la malattia mentale, l’abbandono, la solitudine.
Eppure, sebbene Alexander Payne sia sempre geniale, il film non riesce a decollare, rimane in perfetto equilibrio tra una commedia che pian piano si inasprisce, diventando un dramma intimista, un film di formazione on the road.
Paul Giamatti nei panni del professore ci regala un’incredibile interpretazione, ma una menzione speciale va a Dominic Sessa, esordiente, che viene nominato persino ai BAFTA – cerimonia che si terrà il 18 febbraio.
Da vedere.
