Belladonna di Adalyn Grace edito Rizzoli

Un fantasy romantico, un romanzo gotico e un giallo. Belladonna. Anche se non necessariamente in quest’ordine.

Bella, ricca e orfana sin da bambina, Signa Farrow avrebbe tutte le carte in regola per guadagnarsi la compassione e l’affetto della società. D’altronde, chi non guarderebbe con interesse la bambina sopravvissuta, l’unica anima che la Morte non è riuscita a reclamare insieme a quelle dell’intera famiglia Farrow e dei partecipanti al loro ballo?

Il passaggio a miglior vita, soprattutto in circostanze più o meno naturali, di tutti i suoi tutori rischia di far diventare Signa una reietta della società. Questo quantomeno dal punto di vista della protagonista il cui senso di colpa è aggravato dalla sua capacità di vedere Morte mentre adempie ai suoi obblighi di mietitore mentre lei ne è immune.
A diciannove anni Signa è affidata alla famiglia Hawthorne, lontani cugini che potrebbero essere le uniche persone al mondo ad avere lo stesso livello di sfortuna: il patriarca Elijah è caduto in una spirale di depressione e alcolismo dopo la dipartita della moglie Lilian, la figlia Blythe soffre di una malattia inspiegabile e sembra sul punto di seguire le orme della madre e lo spirito furioso di Lilian esige che Signa risolva il mistero del suo omicidio.
Ansiosa di dimostrare di non essere una portatrice di sventura, Signa si imbarca nella missione di risolvere il caso con l’aiuto di Morte e di Sylas, il misterioso impiegato degli Hawthorne.

Copertina

Tra i vari modi per classificare questo romanzo, personalmente partirei dal definirlo un giallo / mystery perché le indagini sulle circostanze della morte di Lilian rappresentano l’elemento che fa andare avanti la storia. La struttura dell’enigma con le sue circostanze e il modus operandi ricorderanno agli amanti del genere Agatha Christie: l’utilizzo dei veleni, l’importanza delle piante con le loro proprietà particolari, la famiglia all’apparenza perfetta che però si fonda su legami intricati e segreti e il comune cittadino che si ritrova a dover vestire i panni del detective e sbrogliare tutti i fili. Durante la lettura si può avere la sensazione di aver capito la soluzione e si arriva alla fine con un 50/50 di possibilità di avere ragione o essere sorpresi, ma questo non rovina la lettura perché proprio come in un romanzo di Agatha Christie sembra che i pezzi del puzzle siano messi a disposizione di chi legge. Sta poi a quella persona rimetterli in ordine o lasciarsi trascinare dalla narrazione ed essere sorpreso. 

La seconda definizione è fantasy e romantico. Tra i due, trovo più preponderante l’elemento fantasy perché è il secondo movente della storia. Signa affronta un percorso di crescita e di accettazione personale durante questo libro e una delle cose che deve accettare è il suo potere: vedere Morte ogni volta che qualcuno vicino a lei sta per morire e non essere in grado di morire a sua volta. Morte diventa il suo Cicerone spronandola ad accettare il suo potere, ad allenarsi per sbloccarne l’intero potenziale e prendendo in giro la sua mania di essere accettata dalla società. Il potere di Signa sembra forse un po’ banale rispetto a quanto visto in romanzi fantasy più recenti, ma credo sia proprio la sua semplicità a far distinguere Belladonna e si sviluppa in modo equilibrato, senza rendere Signa over-powered. 
Con queste premesse si direbbe che lo sviluppo di una storia romance è inevitabile, però c’è una cosa che non avremmo previsto dalla trama: il triangolo. Perché se da una parte abbiamo il rapporto ti odio perché credo tu mi abbia rovinato la vita e non mi fido di te ma devo tra Signa e Morte, dall’altro lato abbiamo il rapporto sei come il prezzemolo, ma fin troppo nel posto giusto al momento giusto tra Signa e Sylas. Un triangolo che per me è raro incontrare perché ho trovato credibile la tensione tra entrambe le potenziali coppie fino alla fine, tanto da essere io stessa indecisa sul team da scegliere. Per fortuna, una saggia donna una volta disse “va bene amarli tutti e due”. Nonostante le dinamiche che intrattengono, la costruzione molto lenta delle relazioni e l’utilizzo di tanti piccoli elementi che strizzano l’occhio al lettore romance / romantasy e che possono dare delle soddisfazioni, non consiglierei di approcciarsi alla lettura del libro solo in ottica di quello perché si passa molto tempo a raccontare altro. 

E con questo arriviamo a quella che è l’ultima grossa componente di Belladonna a mio avviso: il romanzo gotico e nello specifico quello femminile. Una delle principali cose che frena Signa dall’abbracciare a pieno la sua natura e il proprio carattere e il desiderio spasmodico di conformarsi ai canoni della società e rendere orgogliosa la madre che non ha mai conosciuto. Mentre le sue coetanee sono concentrate sulla ricerca di un buon partito, Signa soffre per via di questa imposizione, per l’assenza della possibilità di una donna di essere realmente indipendente. Passiamo molto tempo tra tè pomeridiani, passeggiate e balli i quali sembrano magari una deviazione dai plot d’interesse più comune (le indagini e lo sviluppo del romance), ma che ci permettono di osservare come la protagonista matura e acquisisce più autoconsapevolezza nonostante gli eventi siano compressi in un arco temporale piuttosto ristretto. 

Si tratta, in conclusione, di un romanzo che potrebbe essere indirizzato a un ampio pubblico perché combina diversi generi, a condizione di non approcciarsi con esigenze particolari. In ognuno dei generi presenti non è estremamente innovativo o sorprendente, ma soddisfa quel tanto da risultare una lettura piacevole con il bonus di introdurre il lettore anche ad altri generi a cui è potenzialmente meno avvezzo. 

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