Quell’estate con Irène: il ricordo di un’amicizia estiva

Si avvicina sempre di più la celebrazione della 74esima edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino, istituito nel 1951 da Oscar Martay, da allora durante il secondo mese dell’anno si tiene questa sfarzosa cerimonia cinematografica, per undici giorni: dal 15 al 25 febbraio. Più di quattrocento titoli vengono presentati, tra i più variegati e disparati di genere, nazionalità e durata (sia in ambito di lungometraggi che di cortometraggi).

Tra le varie proposte dell’anteprima mondiale nella sezione Generation 14plus è possibile notare Quell’estate con Irène, che ha subito ha incuriosito i sostenitori del Festival, in particolar modo la fetta di pubblico italiana, essendo questo un prodotto diretto dal romano Carlo Sironi, candidato nel 2020 ai Ciak d’Oro per la migliore opera prima con il lungometraggio drammatico Sole. Questa seconda opera è una produzione italo-francese di Kino produzioni con Rai Cinema ed in co-produzione con June Films. La sceneggiatura originale è stata redatta dallo stesso regista insieme a Silvana Tamma, mentre lo scomparto tecnico vede la presenza di Gergely Poharnok (per la fotografia), Chiara Dainese (per il montaggio), Lionel Boutang (per le musiche originali), Ilaria Sadun (per la scenografia) e Olivia Bellini (per i casting).

Quell’estate con Irène (640×360)

Cronologicamente ci troviamo nell’agosto 1997. Clara (Noée Abita) e Irène (Camilla Brandeburg) si incontrano per la prima volta durante una gita organizzata dall’ospedale che le ha in cura. Timida e solitaria l’una, sfacciata e inarrestabile l’altra, in comune hanno soltanto i loro diciassette anni e quella malattia che sembrava sconfitta ma è ancora un’ombra presente nelle loro vite. Eppure quando sono insieme la paura svanisce e bastano poche ore a renderle inseparabili. Al punto di decidere di scappare insieme su un’isola lontana da tutti dove poter finalmente vivere la loro prima vera estate.

Il regista riguardo alla realizzazione del progetto ha dichiarato quanto segue:

Quell’estate con Irène nasce dal desiderio di raccontare quel momento in cui le prime impressioni della vita ci colpiscono e vanno a creare la nostra identità e la nostra memoria, quell’estate che non dimenticheremo mai. – afferma Carlo Sironi – Volevo realizzare un film che avesse la sostanza indefinita di un sogno ad occhi aperti e la precisione chirurgica dei ricordi più importanti. La prima volta che l’ho immaginato stavo ascoltando To Wish Impossible Things dei The Cure: Remember how it used to be / when the sun would fill up the sky. / Remember how we used to feel, / those days would never end

Quell’estate con Irène (640×360)

Carlo Sironi, classe 1983, nasce a Roma. Fin da giovanissimo, all’incirca diciottenne, inizia a studiare fotografia e a lavorare nel cinema come aiuto operatore, mentre in seguito come assistente alla regia. I suoi cortometraggi Sofia (2008), Cargo (2012) e Valparaiso (2016) sono stati presentati rispettivamente a Torino, Venezia e Locarno. Il suo primo lungometraggio, Sole (2019), ha debuttato in concorso nella sezione Orizzonti alla 76esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, oltre che partecipato ai festival di Toronto e Berlino ed ottenuto una candidatura al David di Donatello e ai Nastri d’argento; è stato infine coronato con il Discovery Prize come migliore esordio agli European Film Awards 2020.

Inutile dire che da un così promettente regista non possiamo che aspettarci l’ennesima piacevole sorpresa, augurandoci possa raggiungere il meglio durante le premiazioni della Berlinale.

Lascia un commento