
Il colore viola , una nuova versione dell’amato classico diretta da Blitz Bazawule, è un film che ti lascia riflettere su molti argomenti. È la storia di una donna nera, la storia di più donne nere che lottano per i propri diritti e i propri valori. È la storia di due sorelle, la storia di una famiglia, una storia di amicizia e una storia della scoperta di sé stessi.

È una pellicola che consiglio assolutamente, soprattutto per la realtà dei fatti. La storia è ambientata intorno al 1906 e poi ci saranno vari salti temporali, che non danno fastidio, anzi rendono il film più leggero e ci permetteranno di capire come prosegue la vita dei personaggi. Cèlie è la protagonista di questa storia. Una donna nera ma in cui si possono rispecchiare tutti, una donna forte ma debole, una donna che non riusciva a ribellarsi al marito, al padre, anche esso di colore, una donna rinchiusa in una vita che non le apparteneva. Una donna costretta a subire abusi e violenza da parte di un membro della sua famiglia, una donna costretta a separarsi dalla persona più importante per lei, ossia sua sorella Nettie. E le vengono portati via i suoi figli, due bambini e si nota tutto il dolore di una madre. Un dolore così reale, così vivido che anche lo spettatore lo sente e la capisce.

Una donna obbligata a sposare un uomo che non amava, che non aveva voce in capitolo su niente, che si sentiva persa, vuota, e che potrebbe, ancora oggi, rappresentare molte donne. Le attrici, Phylicia Pearl Mpasi e Fantasia Barrino (rispettivamente una young e adult Célie), sono state magistrali ed è ben evidente tutta l’enfasi che mettono in determinate scene. Interpretare un ruolo così non deve essere stato facile, ma loro lo hanno fatto a meraviglia e si sono immedesimate alla perfezione nel ruolo, cosa che probabile io non sarei riuscita a fare.
Célie è stata distrutta, abusata e traumatizzata sessualmente da molte persone. Ma c’è sempre stata una luce dentro di lei che non si è mai spenta, anche se sembrava essersi affievolita:il film ci fa capire come il mondo è così oscuro che sfida la luce, ma lei inizia a trovare la luce e la bellezza. Quella luce nell’oscurità. Il suo personaggio è molto reale, e per ciò è facile immedesimarsi in lei.

Il fatto che sia un musical permette di affrontare i temi trattati con più leggerezza non risultando pesante e dando la possibilità allo spettatore di riflettere su come siano cambiate le cose tra ieri e oggi e come negli ultimi anni ci siano apparentemente più libertà. Inoltre la sceneggiatura è ben descritta e ben strutturata e i personaggi che si incontrano ,soprattutto Sofia e Shung Avery, sono ben caratterizzati con un carattere forte e determinato di dimostrare davvero il loro valore. Questo anche grazie all’interpretazione delle attrici e alle musiche movimentate ma anche piene di storie da raccontare.

Saranno proprio Sofia e Shug Avery che daranno la forza alla nostra protagonista, che la sproneranno, anche se il cambiamento di Celie, vero e proprio , avverrà solo verso dopo la metà del film. Questo ci fa capire come tutti possiamo cambiare, ovviamente con i nostri tempi ma se non ci sentiamo bene con noi stessi, con la nostra vita è necessario farlo.

L’ambientazione in alcuni momenti è ricca di elementi, mentre in altri ci mostra meno elementi e serve a far capire la differenza tra ricchezza e povertà. Grantville, cittadina in Georgia, ha fornito sette delle location principali delle riprese del film, tra cui la cella della prigione, l’emporio e il bar. La casa di Shug sarebbe stata girata nel verdeggiante quartiere di Inman Park ad Atlanta, mentre la casa di Mister è stata trovata nella contea di Carroll, ma molte scene sono state girate anche a Macon e Savannah.

I costumi vanno di pari passo con i decenni in cui è ambientato il film: da indumenti laceri fatti in casa, agli abiti tradizionali africani, agli appariscenti capi da jazz club. E soprattutto catturano molto l’attenzione dello spettatore, soprattutto per i colori.

Inoltre faccio i miei complimenti anche a Colman Domingo , uno dei protagonisti maschili della storia, che interpretava Mister, il marito di Celie per l’interpretazione memorabile e indimenticabile. Mister è un personaggio alquanto meschino, e soprattutto che non considera sua moglie come dovrebbe. Per lui è solo un oggetto. Un uomo che però alla fine del film si redime, capendo di aver sbagliato a trattare Célie in quel modo, elemento che ci fa capire che, dagli errori si impara. Come dice l’attore sul suo personaggio «anche gli esseri umani peggiori possono avere redenzione, c’è un posto per loro nella comunità. Possono assumersi la responsabilità e fare meglio»

Suo figlio, Harpo (interpretato da un fantastico Corey Hawkins), appare inizialmente come un uomo facilmente manipolabile, anzi , per meglio dire un uomo innamorato, che però, in alcuni momenti subisce l’influenza del padre e del nonno, quindi negativa. Nonostante tutto però, anche lui cambia molto e cresce, sempre di più fino a diventare un vero uomo.

Menzione d’onore alla figura di Nettie. Una giovane ragazza, che è una sorta di protettrice per Célie all’inizio del film. Che la aiuta, nonostante sia la più piccola. Posso dire che il viaggio che compie, dopo essere stata superata da sua sorella è una sorta di metafora.Una metafora del fatto che ci serve capire noi stessi, ci serve stare lontano dalle persone che amiamo per sbocciare e soprattutto che dobbiamo essere noi stessi in grado di difenderci.

È un film che vale davvero la pena vedere e che non posso fare altro che consigliarvi anche per i temi di famiglia e fratellanza e fa capire che l’unione fa la forza. Ma fa anche capire quanto a volte bisogna far sentire la propria voce, quanto non bisogna essere indifferenti a ciò che ci succede. Quanto bisogna dire ciò che si pensa e bisogna non mollare. Quanto non bisogna aver paura di ribellarsi alle ingiustizie e quanto non bisogna obbedire sempre, se qualcosa non ci sta bene e se veniamo trattati male.

