Una famiglia salita alla ribalta nel mondo del wrestling tanto da dare vita a un mito, costellata da numerosi successi in ambito pubblico ma anche da altrettante disgrazie all’interno della loro vita privata. The Warrior – The Iron Claw (in inglese noto semplicemente con il nome The Iron Claw) è la nuova pellicola scritta e diretta da Sean Durkin incentrata sulla figura del wrestler Kevin Von Erich, portato sul grande schermo dall’attore Zac Efron, e sul resto della sua famiglia. Prodotto dalla casa di produzione A24, l’opera è nelle sale cinematografiche italiane dal 1° febbraio per Eagle Pictures.
È il lontano 1958 quando il giovane Jack Adkisson viene preso sotto l’ala protettiva dell’allenatore Stu Hart, invitandolo apertamente a intraprendere la strada del lottatore presso la sua Klondike Wrestling. Una carriera che lo porterà in seguito a farsi conoscere e apprezzare lungo la costa del Texas per le sue strabilianti prestazioni fisiche, la cui fama e successo si possono ricondurre anche alla nascita del personaggio creatogli su misura: il leggendario Fritz Von Erich. Un mestiere che verrà successivamente tramandato alla sua prole – ben quattro ragazzi – sebbene alcuni presentassero interessi che si scontravano con questo mondo rude, come il giovane Mike dedito alla musica e Kerry, promessa delle olimpiadi americane.

È attraverso gli occhi del secondogenito Kevin Von Erich che viene narrata l’incredibile ascesa di questa storica dinastia del mondo del wrestling. Descritto come un ragazzo votato per la lotta e fortemente legato ai suoi tre fratelli, il giovane “The Golden Warrior” sembra incarnare i principi tanto decantati dal patriarca, un uomo la cui fortuna la si deve certamente ai suoi incontri all’interno del ring ma assolutamente incapace di ricoprire il ruolo di genitore a causa del suo comportamento scostante e freddo, che lo portano a non riuscire a trasmettere quell’amore fortemente ricercato da tutti i suoi figli. È proprio sfruttando la sfera sportiva che The Warrior – The Iron Claw approfondisce la tematica della famiglia, asso portante dell’intera opera.
D’altronde il mito che lega questa famiglia sembra trovare le sue radici soprattutto sulla presunta maledizione dovuta al ring name Von Erich, adottato per primo dallo stesso Jack: sono ben cinque (sebbene nel lungometraggio se ne rintracciano solamente quattro) i figli morti in circostante per lo più analoghe, una causa che si può rintracciare – tra i tanti motivi – nella loro incapacità di fare progressi come lottatori. A far leva sul lato emotivo e fragile di questi personaggi sono senz’altro le performance di Harris Dickinson, Stanley Simons e Jeremy Allen White che, seppur con un ruolo secondario, riescono a illuminare lo schermo e a trasmettere allo spettatore quel senso di impotenza e perdita totale del controllo della propria vita, dovuto a un passato ostico capace di alimentare in loro numerose debolezze.

È a partire da questa sciagura che il personaggio di Kevin Von Erich subisce un lento declino, portandolo in uno dei tanti tornei a essere squalificato per cattiva condotta, sebbene lungo il tortuoso sentiero da lui intrapreso verrà salvato da quella che diventerà in un secondo momento sua moglie (Lily James) e madre dei suoi figli. Senz’altro è da apprezzare lo sforzo compiuto da Zac Efron nel calarsi nel ruolo del famoso wrestler, un cambiamento che si evidenzia soprattutto nella sua nuova forma fisica, sebbene la sua performance non riesca del tutto a convincere a causa di una mancata espressività.
The Iron Claw di Sean Durkin brilla certamente per l’attenzione riposta nei dettagli, come per esempio la cura e la ricostruzione storica degli anni ’80, rintracciabile nei programmi televisivi e nell’estetica stessa (dai costumi alla stessa scenografia). Un dramma che riporta in auge le imprese compiute dai Von Erich, introdotti solamente nel 2009 nella WWE Hall of Fame, autori di meravigliosi spettacoli e di mosse sorprendenti (come l’iconico Artiglio di ferro, ripreso nel titolo stesso del film). Una famiglia unita nella lotta per la conquista del titolo mondiale di wrestling, sebbene dietro ai sacrifici compiuti dai ragazzi si possano evidenziare lacune mai colmate dal padre, reo di non aver mai riposto in loro l’approvazione che tanto ricercavano.
