C’è Ancora Domani, un film molto chiacchierato da parte della critica, ha debuttato ormai il 26 Ottobre 2023, eppure ancora non si riesce a smettere di parlarne. Diretto da Paola Cortellesi e scritto a sei mani da Furio Andreotti, Giulia Calenda e la stessa Cortellesi, ha incassato più di 32 milioni di euro, diventando non solo il miglior incasso dello scorso anno, ma anche il quinto di tutti i tempi dell’era Cinetel, dopo aver superato La vita è bella di Benigni.
Il film parla della vita di Delia, costretta in un matrimonio con un marito violento e padrone e un suocero misogino a cui fa anche da badante. Siamo nel maggio del 1946 e la massima aspirazione della protagonista è che sua figlia possa avere un matrimonio “bene”, felice e sereno come non è stato il suo. Delia si districa fra lavoretti e faccende che occupano tutta la sua giornata, mostrando le difficoltà di una donna di umili origini, che deve fare i conti con gli strascichi della guerra e l’idea che le donne contino poco o nulla. Fin da subito la vediamo completamente asservita alle figure maschili.

La prima scena ci appare cruda, un letterale schiaffo che ci porta subito alla realtà: perché la Cortellesi vuole iniziare con una doccia gelata e poi procedere in punta di piedi. Una delle cose che abbiamo maggiormente apprezzato di questo film è proprio l’accostamento fra violenza e piccole leggerezze quotidiane, come le chiacchierate con la sua amica fruttivendola o i brevi incontri con il suo amore d’infanzia. Con lentezza ed esasperazione per noi, dato che vogliamo un cambiamento nella vita della nostra eroina, in Delia comincia a nascere il desiderio di un miglioramento della sua condizione. L’arrivo di una lettera misteriosa muove le fila del film, facendoci sperare in una fuga della protagonista.
Altro elemento che ci ha fatto amare questo film è la sua capacità di non essere scontato. La Cortellesi non si limita a presentare un bozzetto della vita e dell’ambito storico di quel periodo, discostandosi subito dal neorealismo, ma mostra la vita di una donna che tenta, a modo suo e sempre senza far rumore, di conquistarsi quella dignità che sembra non esserle mai appartenuta o, meglio, che nessuno le ha mai concesso. La pellicola è sfrontata, caratterizzata da scelte musicali che vanno quasi a contraddire la gravità delle azioni del marito di Delia. Un esempio plateale è la scena del balletto improvvisato, che cela la reale e cruda verità della violenza, mostrata a tratti con macchie di sangue che svaniscono così come sono arrivate.
Questa scelta, furba ed estremamente cinematografica, ci ha mosso nel profondo, come se fosse una metafora realistica di come la violenza di genere troppe volte venga sminuita o ignorata.

Le immagini in bianco e nero sembrano lontane, eppure a noi estremamente vicine. La Cortellesi non ci svela subito le intenzioni di Delia, non ci spiega cosa sia quella lettera che suo marito non deve assolutamente vedere. Gioca sul non detto e sulla deduzione, errata, di molti spettatori: perché anche noi abbiamo pensato che Delia stesse architettando la sua fuga, che avesse deciso di lasciare i suoi figli e scappare da quella quotidianità che, ormai, le era diventata stretta.
Eppure, il film prende una svolta inaspettata. La sua battuta “C’è ancora domani” pone le basi del dubbio che viene successivamente risolto quando scopriamo che l’intento di Delia non era andarsene dal marito violento, dalla casa in cui viene picchiata, e da una vita da spendere all’ombra degli uomini. No, il suo intento era andare a votare. La Cortellesi ridà potere al diritto di voto delle donne, che ormai viene considerato quasi inefficace, e lo rende lo strumento di emancipazione che porta la protagonista a riconquistarsi la stima della figlia, che la raggiunge consegnandole i documenti che aveva perso, e ad affrontare a testa alta il marito. L’ultima sequenza, volutamente buffa, è il momento in cui Delia capisce di non essere sola. Le persone intorno a lei si schierano al suo fianco e suo marito fa un passo indietro, sinonimo di quanto l’unione faccia la forza e come un uomo violento possa essere battuto dall’impegno collettivo.

Probabilmente Delia non è mai esistita, così come non è mai esistita la sua casa, la sua migliore amica e il soldato che le offre la cioccolata, ma ci sarà sicuramente stata una donna, durante il dopoguerra, che ha dovuto affrontare le sue stesse difficoltà. Delia è ormai un simbolo, un monito, e una rappresentazione elegante e tremenda di un patriarcato che, sì, è presente ancora oggi.
Questo film è riuscito nel suo intento: far parlare. Non è importante il fatto che non sia stato candidato agli Oscar, ma lo è che tutti lo abbiano visto. Ora, la prossima volta che andremo a votare, porteremo con noi anche Delia e, ne siamo sicuri, non penseremo più che quel segno sulla scheda elettorale sia inutile.
