Coraline di Neil Gaiman: fai attenzione a ciò che desideri – Recensione

È capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di aver prestato attenzione a una fiaba. Prendiamo ad esempio Biancaneve e Cappuccetto Rosso dei fratelli Grimm, o anche Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll: fiabe che attraggono adulti e piccini. Tutto incantevole, ma mai ci saremmo immaginati che dietro questi racconti si manifestasse l’aspetto dark. Ma, al giorno d’oggi, queste fiabe sono raccontate in chiave più moderna e non possiamo non parlare di Coraline.

Coraline è un romanzo fiabesco del 2002 nato dallo scrittore inglese Neil Gaiman, vincitore del Premio Hugo e Premio Nebula per il miglior romanzo breve, e considerato da tutti i critici letterari uno dei migliori libri per ragazzi.

TRAMA

La trama di questo racconto è molto semplice: la protagonista che incontriamo nelle prime pagine è Coraline, una bambina di undici anni dal carattere curioso, che si vede come una grande esploratrice. Si trasferisce con i genitori “in una casa molto vecchia, con una soffitta, una cantina e un giardino pieno di erbacce e di grossi vecchi alberi“, ma la dimora non è abitata solo dalla famiglia di Coraline, bensì anche da altri inquilini un po’ bizzarri, con cui la protagonista fa conoscenza come il Signor Bobo, un eccentrico uomo che desidera addestrare topi da circo, e Miss Spink e Miss Forcible, due attrici in pensione che amano predire il futuro e parlare costantemente della loro vita teatrale. Un giorno, annoiata e stufa della poca considerazione da parte dei genitori sempre alle prese con il lavoro, scopre in salotto una porticina che, una volta varcata, la porta in un mondo parallelo del tutto uguale a questo, ma che ai suoi occhi si presenta colorato e felice, alla stregua degli “altri” genitori che, però, possiedono un dettaglio inquietante: al posto degli occhi hanno dei bottoni. La coprono di attenzioni e le sorridono. Ma dietro quei sorrisi, non sono come appaiono.

RECENSIONE

Un aspetto che ho trovato interessante della storia è la voce narrante, infatti l’autore ci gioca molto, raccontando l’intero romanzo con voce adulta, ma ciò che seguiamo sono i pensieri di Coraline. In questo modo, il lettore crede alla storia in quanto raccontata da un adulto ma è portato a empatizzare con la protagonista.

Ma vi siete mai domandati, come ho fatto io stessa, da dove nasce l’idea di Gaiman di scrivere un romanzo come Coraline? La storia sembra che sia legata a un avvenimento di cui è stato spettatore lo stesso scrittore quando era un ragazzo. Neil Gaiman nacque a Hampshire, una piccola città del Regno Unito, e la percentuale dei crimini in quella zona era bassissima. Il piccolo Neil amava fare campeggio con i suoi amici finché, un giorno, divennero testimoni di uno spettacolo strano: nella periferia di Hampshire, vivevano un’anziana donna e sua nipote. L’anziana era molto riservata e nessuno in città aveva mai visto la bambina in viso. L’unica prova della sua esistenza accadeva in sporadici casi, quando nelle vicinanze dell’abitazione si udivano le risate di una bambina che giocava in cortile. E fu su questa circostanza che la piccola comunità, tra cui lo stesso Gaiman, voleva indagare ovvero sulla vera identità di questa voce infantile. Una notte, Neil e i suoi amici si accamparono vicino alla casa dell’anziana e si avvicinarono alla finestra, dove scorsero degli strani oggetti e una culla. Provarono a entrare, a sbirciare meglio, e l’orrore si dipinse sul loro volto: videro un corpicino carbonizzato, avvolto tra le coperte. Purtroppo, era ciò che l’anziana era riuscita a salvare dall’incendio ma, nel tempo, al posto degli occhi aveva cucito dei bottoni. Notarono inoltre alcuni libri di stregoneria. La donna, infatti, aveva provato a fare vari esperimenti per trasferire l’anima e lo spirito della bambina all’interno di una bambola di pezza. Voleva far rivivere la sua nipotina.

Il grande successo di Coraline non è legato solo all’esperienza vissuta dallo scrittore, ma anche alla sua grande abilità nel seguire i canoni più tradizionali della letteratura per l’infanzia, svecchiandoli dove era più opportuno. Ci sono infatti molti riferimenti, più o meno velati, a testi cardine della letteratura per i più giovani.

Durante la lettura ho colto una similitudine con le storie di Lewis Carroll: Alice nel Paese delle Meraviglie e Alice attraverso lo specchio. Coraline, come Alice, si ritrova in un mondo fantastico presenziato dal Gatto – uno Stregatto moderno –, un animale enigmatico che nei suoi discorsi mostra sempre un pizzico di pazzia, spaziando dai temi più superficiali a quelli più profondi. E poi lo specchio che Alice utilizza come passaggio per ritornare nel Paese delle meraviglie, mentre per Coraline è semplicemente una punizione inflitta dall’Altra Madre: dietro allo specchio si trova uno sgabuzzino, dove la protagonista viene rinchiusa insieme ad altri bambini sotto forma di fantasmi.

La storia, tutto sommato, finisce bene ma, come in tutte le fiabe, c’è una morale chiara: all’inizio conosciamo una Coraline che non apprezza ciò che ha e chi la circonda. Vorrebbe, come molti, dei genitori che l’apprezzino e che passino le giornate con lei, invece di stare costantemente a lavorare. Nelle ultime pagine, Coraline impara finalmente ad apprezzare la vita di tutti i giorni abbracciando i genitori e imparando che la noia, alla fine, non è così spiacevole. Questa morale non viene però sviluppata da Gaiman con toni paternalistici e severi: l’intento educativo del libro è chiaro, ma nasce da sé, senza che vi sia una “ramanzina” finale diretta ai piccoli lettori.

L’autore si stupì della positività dei lettori per la sua opera tanto da definirla “il libro più strano che abbia mai scritto, quello per cui ho impiegato più tempo, e anche il libro di cui sono più fiero“.

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