“La società della neve” diretto da Juan Antonio Bayona (Jurassic World – Il regno distrutto) è uno dei cinque film candidati all’Oscar per miglior film internazionale.

Il film è tratto da una storia realmente accaduta, infatti racconta dello schianto di un aereo con 45 passeggeri a bordo avvenuto tra le Ande nel 1972.
Siccome questo evento è molto conosciuto, il film tralascia delle informazioni. Il problema è, che a causa di questi tagli, non si comprendono i rapporti tra alcuni personaggi. L’aereo era stato noleggiato per portare una squadra di rugby, la Old Christians Club, e i loro accompagnatori dall’Uruguay al Cile. Solo una donna era estranea al gruppo, gli altri si conoscevano più o meno tutti. Così si spiega il motivo per cui molti passeggeri erano molto giovani e dopo lo schianto hanno iniziato tutti a cooperare facilmente. Bayona tenta di far capire questo rapporto tramite immagini, senza i classici spiegoni, fallendo miseramente.
Questa poca chiarezza è abbastanza incomprensibile dato che è stato inserito un narratore fuoricampo. Si tratta di Numa Turcatti Pesquera che racconta la sua esperienza riflettendoci sopra. Numa avrebbe potuto fornire allo spettatore tutte le informazioni necessarie per far comprendere gli antefatti allo spettatore, ma così non è stato.

Foto scattata il 22 dicembre 1972, la sera prima del salvataggio.
Nonostante queste sbavature di sceneggiatura, c’è un buon equilibrio tra l’aspetto drammatico della vicenda e quello più legato alla sopravvivenza dei malcapitati. La regia passa da inquadrature ampie, che mostrano la bellezza del cielo stellato e l’ampiezza della neve, a primi piani sul volto delle persone stremate dal freddo e dalla fame. Questi momenti vengono differenziati anche dalla colonna sonora. Ci sono tracce che creano tensione mentre ce ne sono altre che sono capaci di emozionare. Purtroppo questo dualismo non viene evidenziato dalla fotografia che risulta troppo patinata, soprattutto dopo che è avvenuto lo schianto.
Anche il montaggio non è funzionale alla narrazione. Il passaggio tra una scena e l’altra avviene con dissolvenze a nero che non creano fluidità nella visione. Sarebbe stato meglio inserire dei finti piani sequenza e delle transazioni da notte a giorno con camera fissa.
La durata sarebbe potuta essere ridotta, ma è stato comunque interessante vedere trasposta questa terribile storia. Una storia che ci ha mostrato la tenacia dell’essere umano, capace di lottare contro la natura e contro il tempo. Una storia che ci ha posto davanti a dilemmi morali a cui nessuno vorrebbe mai rispondere.
Potete trovare questo film su Netflix.
