Pubblicato nel novembre 2023 dalla casa editrice Marsilio, Le delizie della signorina Ashikawa è l’opera prima dell’autrice giapponese Takase Junko, che è sbarcata in Italia grazie alla traduzione di Anna Specchio, insegnante di Lingua e letteratura giapponese presso l’Università degli Studi di Torino. Nata nel 1988, Takase è stata acclamata dalla critica come una delle autrici più interessanti della letteratura giapponese contemporanea, tanto che l’opera è valsa la vittoria al premio Akutagawa, ovvero il più importante riconoscimento letterario del proprio paese.
Nella controguardia, l’editore presenta ampiamente il romanzo in tal senso:
È possibile che il cibo, quando è condiviso, abbia un sapore migliore? Davvero mangiare insieme rappresenta un momento di felicità? Nitani, impiegato ligio e ambizioso in una grande azienda dell’area metropolitana di Tokyo, non ci crede proprio, anzi: l’idea che il suo tempo possa essere in qualche modo condizionato da pranzo e cena gli è insopportabile. E se bastasse una pillola per nutrirsi, lui sarebbe l’uomo più felice sulla terra. Tra una pausa a base di noodles istantanei e un corso di aggiornamento, Nitani comincia a sviluppare un’antipatia mista ad attrazione per la graziosa Ashikawa, la collega colpevole ai suoi occhi di fare solo il minimo indispensabile e, allo stesso tempo, in grado di impersonare con la sua fragilità che invoca protezione la figura della moglie perfetta, così come vuole l’educazione con cui è cresciuto. […] E in una società che impone ritmi professionali impietosi, la sua diventa una scelta rivoluzionaria, in cui la rivendicazione della cura di sé e degli altri e la ricerca dell’appagamento passano anche attraverso l’amore per il cibo. […] Un romanzo gustoso, che intreccia il fascino pop della cucina del Sol Levante a un’ironica satira contemporanea, finendo per rivelare una ricetta per una vita più serena.

Ashikawa è una giovane donna che da pochi mesi lavora nella stessa azienda del sedentario Nitani, anche lui un trentenne dalle basse aspettative nei confronti della vita. Egli è niente di meno che il ritratto del classico stereotipo dell’uomo aziendale, una marionetta del sistema lavorativo, nonchè frutto dei tristi esisti dell’industrializzazione di massa in un paese sempre meno rurale. Rasenta l’emblema della passività, non solo per le scelte sentimentali che lo porteranno spesso a tentennare tra la solare nuova collega e la più temeraria Oshio, ma anche, e soprattutto, per il regime alimentare sregolato: i noodles precotti e da riscaldare in microonde sono un intramontabile must, un pasto necessario nelle giornate più impegnative, e non solo. Vive per lavorare e non il contrario, tanto che addirittura agli albori della conoscenza con Ashikawa non riesce a comprendere come si possa coltivare una passione extra-lavorativa, soprattutto se legata al cibo e l’alimentazione, un qualcosa di altamente trascurabile per lui.
La storia è di base un sali e scendi nell’iniziale frequentazione dei due personaggi principali e la loro successiva relazione, che a quanto pare li porterà a convogliare a nozze, seppur la conclusione non mostrerà ciò; è quello che può essere presupposto, a insindacabile giudizio del lettore.

«Takase ritrae perfettamente la complessità e le inquietudini degli esseri umani, rivelando il lato oscuro delle relazioni.»
(Asahi Shimbun)
Takase presenta gli antipodi di un mondo portato allo stremo, nei rapporti lavorativi come in quelli della vita privata. Regala allo spettatore non solo un notevole ricettario della cultura culinaria giapponese, ma anche uno spaccato di genere, di pura vita quotidiana e ordinaria: spesso noiosa, anzi il più delle volte, ma che forse è possibile godere grazie a quegli attimi di spensieratezza nelle pause pranzo o nelle birrerie alla fine del turno giornaliero.
Il buonismo e il pessimismo non riescono a trovare un compromesso: pare che i personaggi debbano rappresentare tutto e, al tempo stesso, niente.
La narrazione che viene presentata al lettore è lineare, paragonabile alle tranquille acque del mare in una giornata come le altre. Tuttavia, sono presenti spesso dei cambi di registro a livello narrativo, ad alternarsi, tant’è che durante una prima lettura potrebbe risultare difficile comprendere chi stia parlando e con quale interesse lo stia facendo: abbiamo un narratore esterno, onnisciente e mai di parte, e un narratore interno, ovvero Oshio. Questa scelta di entrare e uscire, nella narrazione e per la narrazione, risulta forse l’atto più genuino e sincero che l’autrice potesse commettere, in quanto porta lo spettatore dentro il mondo che lei stessa sta visionando, che ha studiato e, per forza di cose, deve descrivere.
Le delizie della signorina Ashikawa è in effetti uno squisito viaggio per le più disparate leccornie giapponesi, al fine di incuriosire e istruire il lettore sulla variegata cultura culinaria del Giappone, difatti è possibile trovare un folto indice di tutti i termini delle preparazioni utilizzati nel corso della narrazione.

«I luoghi di lavoro sono microcosmi e Takase Junko eccelle nel portare lentamente a galla le distorsioni e le emozioni che vi si celano all’interno»
(Yomiuri Shimbun)
Lo stile della Takase è altresì lineare come la composizione narrativa, risulta perciò pratico da seguire nella stesura dei fatti, oltre che nelle numerose riflessioni di Nitani e degli altri vari comprimari. L’autrice mostra di avere un pensiero critico e il quanto più oggettivo possibile nei confronti dell’analisi del proprio paese, tanto da esaltarne certi aspetti quand’è necessario, ma anche colpevolizzarli quando è giusto farlo.
La sua voce è in effetti interessante, in quanto non condizionata dalle imparzialità ratificate dalla visione sociale dominante. Takase è sola, una voce fuori dal coro che vuol parlare indiscriminata della quotidiana verità, senza che alcuno possa sminuirla.
In conclusione, Le delizie della signorina Ashikawa è un romanzo adatto a chi piace andar oltre la visione dei propri occhi e comprendere nuove intriganti realtà, spesso tristi come noodles roteanti in un microonde e altre volte deliziose come delle sfoglie fatte a mano, fresche di forno e fumanti. È il giusto libro per chi, al di là di tutto, riesce a far combaciare i poli opposti in un’unica visione, composita e sfaccettata, mai banale e univoca.
