È possibile acquistare da oggi, in versione cartacea e digitale, l’ultimo libro dell’autrice Jen Wilde, Il mondo siamo noi due; la cui traduzione dalla lingua inglese è stata realizzata da Marialuisa Amodio, per Newton Compton Editori. L’autrice ha già eseguito diverse proficue pubblicazioni nel corso degli anni, ma questa è la sua prima volta sul fronte internazionale, perciò al di là dei confini statunitensi. Ho avuto l’occasione di leggere il libro in anteprima e, senza farvi alcuno spoiler, ne parleremo per capire di che cosa tratta la storia. Più banalmente analizzeremo lo stile prosastico e le tematiche basilari che l’autrice ha deciso di esporre, sicuramente per sensibilizzare a un pubblico di dilettanti, più o meno.
Innanzitutto, la casa editrice decide di presentare l’opera ai lettori in questo modo:
“Waverly frequenta una prestigiosa scuola di New York e i suoi compagni di classe sono i figli e le figlie degli uomini più potenti d’America. Lei, neurodivergente, se non fosse per l’ottimo rendimento scolastico e la generosità del preside, non sarebbe mai stata ammessa. Quando una delle studentesse più popolari dell’istituto le chiede di partecipare a una festa in maschera spacciandosi per lei, pur con qualche reticenza Waverly decide di andarci. Il party è una favola, tra splendidi abiti e fiumi di champagne, ma ci sono segreti pericolosi nascosti sotto la superficie. Qualcosa di strano, infatti, sta per accadere. Pochi istanti prima che un misterioso blackout faccia calare l’oscurità sulla festa, seminando il panico tra gli ospiti, Waverly assiste a un brutale omicidio. Vorrebbe chiedere aiuto, ma tutta la tecnologia è fuori uso. E così, tra labirinti e passaggi segreti, deve trovare una via di fuga al più presto, prima che qualcuno si accorga dello scambio. E se il blackout si fosse esteso anche fuori dalla festa in maschera?”

I ventitré capitoli che compongono l’opera si svolgono attorno alla figura della protagonista, l’adolescente Waverly, nella caotica città di New York City. Ella è una studentessa borsista alla prestigiosa Webber Academy, presidiata da Owen Webber, e non è certo tra le più popolari della scuola, anzi tutt’altro. Gli unici amici che ha sono l’eccentrica Pari e il pragmatico Francis, detto “Frank”. Lei è una tipa dall’energia elettrica, oltre che dai lunghi capelli neri legati in una coda di cavallo alta che farebbe concorrenza a quella di Ariana Grande e delle unghie smaltate di giallo fosforescente spruzzato di brillantini. Soffre della sindrome di Ehlers-Danlos, che rende le sue articolazioni sono ipermobili, tant’è che quando è troppo stressata deve utilizzare un bastone per camminare, in modo tale da evitare che vadano fuori posto; è una ribelle, a tal punto da trovare sempre qualcosa da metter fuori posto nell’uniforme della scuola (blu scuro a strisce bianche, cravatta troppo stretta, stoffa che sega la pelle). Mentre lui, soprannominato Fransissy dai bulli della scuola, è un genio del computer: occhialuto e dalla carnagione pallidissima che si scotta anche quando il cielo è nuvoloso. Il suo più grande segreto è l’amore che prova per Pari, nonchè una delle sue più grandi amiche. È fortissimo in matematica ed è campione di scacchi, viene da Brooklyn, dove la suo padre aveva una delle pizzerie più antiche della città. Tuttavia, delle piogge torrenziali hanno portato alla disfatta economica della famiglia e anche lui, proprio come Waverly, è un borsista.
Waverly è una sognatrice che non stacca mai i piedi da terra, dalla bassa autostima nei confronti di se stessa, tant’è che più di una volta si definisce come la studentessa del Queens, autistica, lesbica, nerd con borsa di studio, quella che tutti gli altri ignorano. La sua aspirazione più grande è quella di diventare una dottoressa, diversa dagli altri, perciò la formazione alla Webber è di primaria importanza, in quanto le aprirebbe la strada per Yale (il suo sogno da quando ha dodici anni). L’origine della professione da sempre desiderata scaturisce dalla malattia della madre, ovvero la sclerosi multipla recidivante remittente, e da sempre sottovalutata, oltre che sminuita e ignorata dai medici a cui si sono sempre rivolti. Sia lei che suo padre lavorano alla Webber, anche se ai piani bassi, rispettivamente come cuoca alla mensa e custode della scuola.

«Un intreccio di intrighi… un thriller ben congegnato, che fa riflettere.»
(Kirkus Reviews)
Inaspettatamente, Waverly riesce a stringere amicizia con la beniamina della scuola, Caroline Sinclair, figlia del facoltoso Gregory. La loro conoscenza inizia grazie a delle ripetizioni di scienze che la borsista dà alla ricca rampolla ogni giovedì e da lì a poco si crea un rapporto simbiotico, di stretta coesione, tanto che si arriverà a un punto di snodo, da cui comincia l’effettiva narrazione. Difatti, a breve si deve svolgere il ballo in maschera della Webber, nonchè l’evento di beneficenza più importante dell’anno, che serve a raccogliere fondi per la scuola e a presentare i nuovi membri della Dean’s Society. É una celebrazione quasi sacrale, descritte come delle serate avvolte nel mistero; tutti devono lasciare i telefoni e le macchine fotografiche alla porta. Le uniche foto sono scattate da fotografi approvati e solo poche immagini selezionate vengono pubblicate online. L’esclusività fa parte del fascino. Il tutto si svolge scenograficamente nell’ex-fabbrica tessile affiliata alla scuola, possono partecipare tutti gli studenti (esclusi i borsisti) e previo pagamento del biglietto d’ingresso, che ha un costo esorbitante, tutto fuorché accessibile a chiunque.
Caroline è una ragazza esteticamente piacente, sia verso se stessa che nei confronti degli altri, dal carattere sicuro e forte, essendo dovuta crescere senza la madre, di cui non parla mai. Nel gruppo delle sue amiche fanno parte Alice (una ballerina, magra e alta, con la pelle bianca come porcellana e di un’intensità impressionante) e la sua migliore amica, Max (la regina dei pettegolezzi al Webber Academy, tra le poche studentesse di colore dell’anno di Waverly e figlia di una importante docente di sostenibilità alla The New School). Inoltre, è fidanzata con Jack Bradley, figlio del dottor Bradley, anche se sono più le cose negative che pensa di lui rispetto a quelle positive, visti i comportamenti irrispettosi e i tradimenti riservatole. Ha una vita apparentemente da sogno, ma che non sopporta più. Non riesce a fingere di stare bene e fa una proposta alla sua Cenerentola, ovvero quella di scambiarsi i panni per una notte: Waverly indosserà la scintillante maschera dorata di Caroline, oltre che il suo vestito, e si fingerà lei per la durata di tutta quanta la cerimonia. Inizialmente rifiuta, intimorita da quello che potrebbe inevitabilmente accadere se venisse scoperta, ritornerà sui suoi passi solo quando verrà a scoprire che tra i presenti al ballo in maschera vi è pure Ashley Webber, la figlia del preside, nonché la sua ex-ragazza. La loro era stata una relazione tenuta segreta e finita in tale modo, prima che Ash partisse per il suo Erasmus a Londra. Quest’accettazione è l’inizio vero e proprio dello svolgersi degli eventi, che porterà Waverly a danzare in un valzer di agognanti relazioni basate sull’apparenza e dialoghi supportati dalla finzione reciproca. Nel corso dei festeggiamenti avviene l’evento di svolta, che porterà la protagonista e i suoi amici a escludersi da tutti per ricercare la verità su quanto sta avvenendo.

«L’autrice è bravissima a far crescere la tensione in un’ambientazione claustrofobica da brividi.»
(Publishers Weekly)
L’autrice utilizza l’espediente del narratore interno (Waverly) per entrare nell’intimità non solo della protagonista, con i suoi pensieri e le sue riflessioni, ma anche della storia, essendo questa raccontata a caldo dal percepire euforico della narratrice. Ha a cuore tematiche di reale importanza e che raramente mi è capitato di veder trascritte su carta all’interno di una narrazione che ha come target primario quello del compiacimento della Generazione Z.
In primis, viene trattato il tema della sessualità in modo organico e quotidiano, senza un’inutile strumentalizzazione sociale o mediatica, soprattutto attraverso la presenza di storie d’amore (come quella di Waverly e Ashley) che però lasciano ampio spazio alla vera narrazione, senza sopraffarla e farsela propria. Ciò avviene proprio come con le malattie e le patologie, la cui presenza è ricorrente in diversi personaggi dalle più disparate età, sia nei ragazzi che negli adulti; la loro diversità non è una debolezza, ma un punto di forza che li rende unici nella parità giuridica e sociale. Wilde riesce nell’intento di dare leggerezza nei capitoli primari e tensione in quelli finali, in una parabola crescente di continua tensione sul filo di un rasoio imprevedibile, dai risvolti indecifrabili.

«Un mondo di privilegio, con un’eroina e un gruppo di amici che cercano di salvare tutti. Adorerete questa storia.»
(Booklist)
Lo stile dell’autrice è semplice e al contempo ricercato nel restituire i giusti concetti, al fine di una ricezione chiara e coincisa da parte del lettore. In particolar modo, sembra avere a cuore descrivere le disparità sociali, culturali ed economiche dei due mondi che vengono freddamente presentati, di per sé divergenti e che mai potranno incontrarsi per trovare un misero compromesso, come il finale del romanzo chiarisce e sottolinea. È questa una tematica alla quale la narratrice stessa tende a riflettere nei primissimi momenti della sua glorificazione esteriore: mi assale una fitta di vergogna, perché non dovrebbe servire un abito sontuoso a farmi sentire una persona valida. Ma quando passi le giornate circondata da gente che ha tanto più di te, è facile sentirsi inadeguati. È facile equiparare la ricchezza al merito.
In conclusione, mi sento di consigliare il romanzo non solo al target di riferimento già citato, ma anche a tutti coloro che riescono ad empatizzare con i problemi altrui e scendono a patto per risolverli. Inoltre, è vivamente raccomandato per gli amanti dei thriller contemporanei, intrisi di critiche sociali.
