Michael Mann torna con un biopic d’azione su Enzo Ferrari, raccontando la storia di una macchina – e una famiglia – che ha fatto la storia di uno sport.

Una biografia del magnate dell’automobile Enzo Ferrari, la cui famiglia ha ridefinito l’idea di auto sportiva italiana ad alte prestazioni e ha dato vita il concetto di Formula Uno.
Ferrari
Il film si concentra sull’anno peggiore della vita di Enzo Ferrari, interpretato da un magistrale Adam Driver, con la moglie, interpretata da Penélope Cruz, e l’amante nonché amore della vita di Ferrari, interpretata da Shailene Woodley.
Si tratta di un film biografico, che cerca di catturare lo spettatore con numerose scene d’azione. Ma non basta. Non è sufficiente, soprattutto per gli amanti della Formula 1 e delle macchine.
Ferrari, non racconta quasi nulla della parte meccanica, innovativa, ma si concentra sulle conseguenze degli errori, senza spiegare realmente perché siano accaduti. Si possono dedurre, comprendere, ma non per coloro che non hanno una conoscenza benché basica di questi argomenti, è necessario sorvolare, concentrarsi sulla biografia di un uomo che ha cambiato il corso delle storie delle macchine da corsa – e non solo.

Non è però l’unico problema. Il secondo – forse più eclatante – è la trama. Smorta, lenta, poco accattivante. Non ha niente a che vedere con Les Mans ’99 o altri film come Rush.
Adam Driver però non si smentisce e ci regala un Enzo Ferrari duro, spigoloso, incapace di comunicare le sue emozioni. Un uomo che ha perso un figlio, ma ne ha avuto un altro, dall’amante, una donna più giovane, che lo ama e farebbe qualsiasi cosa per lui e per renderlo felice.
La recitazione non è il problema di questo film, in nessun modo, ma non riesce comunque a sostenere un biopic che sa di poco.
Giulia Previtali
