Certi libri sono davvero piccoli scrigni. Li apri e non trovi soltanto parole, ma ricordi sensazioni che pensavi di aver chiuso dentro un cassetto. Sbiaditi eppure cosi preziosi perché ti ricordano chi eri e chi sei diventata. Onorano un percorso fatto di salite e discese, di lacrime e ferite, ma anche di follie e risate. Tante risate. Ecco che mente sfoglio questo libro il tempo che pensavo di aver perso sfilano davanti a me con una cacofonia allegra e contagiosa. Un po’ come i cipressi di Carducci, vengono incontro e mi chiedono dove sono stata finora. Perché quella ragazzina di tredici anni è mancata tanto. Un piccolo scricciolo scuro dalla pelle sempre troppo bianca, con un libro a isolarsi dal resto di un mondo che andava troppo veloce. Spesso costretta a recitare un ruolo, spesso desiderosa di entrare in un gruppo eppure troppo imperfetta per sentirsi degna. Rivedo in Shannon le mie insicurezze di un tempo, la mia voglia di definirmi e di gridare al mondo che respiravo, che esistevo, che potevano amarmi cosi come volevo amarmi io. E ricordo persino il buio quando tutto crollava attorno a me, il peso feroce delle critiche che andavano a ingombrare uno zaino già pieno di sogni. Shannon è la tredicenne che ancora abbraccia il nostro cuore. Quella che cercava la sua strada, ma sopratutto voleva distinguersi dalla massa e volare, volare senza ormeggi, leggera e meravigliosa nel cielo, lasciando a terra le risate dei marinai. Noi eravamo albatros, goffi e ridicoli a terra, ma gloriosi in cielo, con le ali capaci di sfidare venti che piegavano persino gli alberi antichi e orgogliosi.
E mentre le pagine scorrono, mentre la storia che è fatta di fili chiamati ricordi prosegue, mentre le immagini si accompagnano a parole, una scena resta impressa a fuoco dentro di me. E’ la mia ferita e la mia forza: una stanza dove i colori spariscono, dove ogni voce diventa la vera protagonista, dove la Shannon protagonista si trova piegata su se stessa, sconfitta, quasi immersa in un nero senza fine. Ne carne ne pesce, ne farfalle e forse neanche baco.
Nulla. Quest’istante è conosciuto da tutti. Voi ragazze di oggi, e noi ragazze di ieri. E la forza però della donna che sono oggi. Quella che rivendica con cipiglio duro, feroce e orgoglioso la sua diversità, mostrandola come un vanto, come un segno distintivo. Perché in quella posizione fetale, mentre escludi le voci del mondo, noi abbiamo conosciuto si la distruzione e il crollo. Ma è stata la nostra rinascita. E imparando a accettare ogni nostra imperfezione abbiamo ricolorato quella stanza piena di oscurità grondante come inchiostro. Abbiamo ritrovato amiche e persino un po di stima per noi stesse. Abbiamo ripreso i sogni impolverati e stretti al nostro cuore. Oggi quel libro sotto il braccio non è più un modo per evadere. E’ l’arma con cui combatto l’indifferenza del mondo. La luce con cui illumino, o almeno lo spero, le stanze di altre giovani rannicchiate in se stesse. E’ lo specchio in cui è riflesso quel volto dietro la volto. E’ la vittoria, la vittoria definitiva che forse non ci porta fama o successo, ma ci rende orgogliosamente libere, folli e meravigliose. Shannon non lo sa che è bellissima cosi com’è. Ma lo scopre in questa serie di ricordi che non sono più soltanto i suoi ma i nostri. Noi siamo lei, pagina dopo pagina. E come lei ci abbattiamo, cadiamo e dall’abisso risaliamo.
Belle e uniche.
Imperfette e mai al posto giusto.
Mai adatte al cotesto, stonate e ribelli.
Piccoli diamanti pazzi, che non hanno paura di brillare.
Amiche per sempre non è soltanto una godibile grapich novel, perfetta, sia come stile figurato che come testo.
È uno scrigno prezioso, da aprire in solitudine per ricordare a noi adulti il nostro percorso e a voi ragazze che siate speciali.
Cosi come siete.
Cosi spettinate.
Cosi fuori posto.
Cosi, belle da togliere il fiato.
Per Sissi, Bibi, Ilia e gli altri componenti di Bee Cronichles.
Perché sanno splendere anche se intorno al oro c’è il buio.
Per Barbara che è la mia luce.
E per te folletto rosso, che ancora non comprendi quanta meraviglia ci sia dentro di te.
Non smettete mai di essere fari nella notte.
Mai
