In epoca moderna se si pensa al cinema italiano purtroppo vengono subito in mente le commedie brutte che non fanno ridere, ma “Io capitano” di Matteo Garrone ci ricorda che ci sono tanti altri film validi prodotti nel nostro paese. È possibile guardarlo su NOW.

Il film, che è in lizza per vincere l’Oscar come Miglior film straniero, è uscito nelle sale cinematografiche italiane grazie a 01 Distribution a partire dal 7 settembre 2023. È stato ben accolto dalla critica in quanto ha vinto ben 13 premi al Festival del cinema di Venezia, tra cui il Leone d’argento per la miglior regia a Matteo Garrone e il Premio Marcello Mastroianni a Seydou Sarr; ed è stato candidato anche ai Golden Globe come Miglior film straniero.
IL VIAGGIO DELLA SPERANZA
Il film di Garrone racconta la storia di un viaggio. Un viaggio comune a migliaia di persone di cui noi italiani sentiamo parlare alla televisione con il distacco tipico del tono giornalistico, con retorica da alcuni politici e con vero e proprio odio da altri politici.
Si tratta del viaggio di due ragazzi senegalesi, Seydou (16 anni) e Moussa (18 anni), per arrivare in Italia.

Grazie alla regia, alla recitazione degli attori protagonisti (soprattutto di Seydou Sarr e Moustapha Fall) e ad alcune chicche della sceneggiatura il film riesce ad essere potente, toccante, ma soprattutto riesce ad essere un cazzotto in faccia per lo spettatore.
Questo film è importante perché umanizza un problema che noi percepiamo in modo differente. Il problema non sono i lagher libici, ma che l’Italia sia “invasa” dagli africani. Il problema non è che queste persone non hanno le stesse condizioni di vita degli occidentali, ma che vengano in Italia solo per rubare. Garrone con un colpo di spugna cancella tutti questi pregiudizi e ci regala un storia cruda che rende giustizia a quei cadaveri senza nome che vediamo ogni volta in TV.

L’importanza del film risiede proprio nel dare un volto e un nome a chi compie questo viaggio lunghissimo per arrivare fino in Europa. Così facendo lo spettatore si immedesima con i desideri e le ambizioni dei protagonisti creando un forte attaccamento emotivo, che a sua volta genera empatia e più consapevolezza.
TRA NOLAN E TARANTINO

Siccome la storia si concentra sul viaggio, l’Europa non viene mai mostrata. Nonostante questa sua assenza visiva è presente nel deserto, nel mare, nei cellulari, nelle televisioni…
L’Europa quindi, assume il ruolo di terra promessa da parte di Dio. Sembra quasi un miraggio del deserto del Sahara e quando poi avverrà l’unico reale contatto verso la fine, sarà difficile gestirlo emotivamente.
In “Dunkirk” il non vedere i tedeschi rendeva questi ultimi una minaccia insondabile, quasi aliena, e suscitava una misto di disagio e stress grazie alla meravigliosa colonna sonora di Zimmer.
Entrambi i film risultano grandi film proprio grazie alla scelta compiuta dai regiati nel non mostrare: i tedeschi in “Dunkirk” e gli europei in “Io capitano”. Il non detto (non mostrato in questo caso) crea curiosità nelle persone che fruiscono delle due opere.
Nonostante il finale inusuale rispetto ai precedenti film di Garrone, non abbia convinto tutti, risulta il più corretto. Con questo finale Garrone rende giustizia a tutte le storie di emigrazione realmente accadatute e regala a chi non ce l’ha fatta un briciolo di rivalsa.
È lo stesso impianto narrativo utilizzato da Tarantino in due suoi film: “Bastardi senza gloria” e “C’era una volta ad Hollywood”. Tarantino si prende delle libertà su degli eventi storici, non per prendersi gioco della Storia, ma per dare un senso di rivalsa alle vittime realmente esistite.
