Blackwater: una saga familiare dalle tonalità horror

Pubblicazione apprezzatissima del 2023, la saga di Blackwater ha conquistato tantissimi lettori, che sono rimasti folgorati dalla scrittura di Michael McDowell. Classe 1950, McDowell è stato uno sceneggiatore e uno scrittore molto apprezzato, le cui opere sono arrivate in Italia solo l’anno scorso. Blackwater è, infatti, stata scritta ben 40 anni fa e non possiamo non trovare questa una strana coincidenza rispetto agli eventi narrati nei libri.

Edita Neri Pozza Beat, la saga di Blackwater è composta da sei volumi tascabili che raccontano l’epopea familiare del clan Caskey, la famiglia più importante e ricca di Perdido, Alabama. La storia inizia nel 1919, quando una piena dei fiumi Blackwater e Perdido allaga la città. I sei volumi seguono la storia della famiglia a partire proprio dall’inondazione, che porta con sé non solo dolori ma anche una donna misteriosa: Elinor Dammert. È proprio con il salvataggio di Elinor da parte di James Caskey che tutto ha inizio.

Vengono raccontate le vicende che seguono l’arrivo di Elinor a Perdido e tutto l’astio che Mary-Love Caskey, matriarca e figura più autorevole della città, prova nei confronti di questa donna. La vita dei Caskey diventa presto un susseguirsi di intrighi per prendere il potere all’interno della famiglia, che vede matrimoni, morti, nuove nascite, fortuna e sfortuna. Tutto accade nell’arco di quattro decenni, proprio il tempo che abbiamo aspettato per leggere questa saga in Italia. Che sia una coincidenza o meno, si collega anche al modo in cui inizia il primo volume e quello in cui finisce: con una piena.

Blackwater si presenta come un ciclo, come uno specchio della società che nasce, cresce, si arricchisce e poi arriva al momento della “profezia”. McDowell è stato abilissimo a non far crollare mai l’interesse verso i personaggi, sebbene il primo volume appaia lento, almeno fino alla metà. Una delle caratteristiche che abbiamo apprezzato, infatti, è il modo inaspettato in cui McDowell presenta l’horror. Arriva come un lampo a ciel sereno e sicuramente non è leggero, con descrizioni dettagliate e crude e anche rituali di magia Voodoo. Perdido e dintorni diventano allo stesso tempo sfondo degli eventi ed entità vive che partecipano ai fatti, soprattutto i fiumi Blackwater e Perdido.

Dopo la rivelazione del segreto di Elinor, sarà impossibile abbandonare la saga e passare oltre. Tra mostri, fantasmi, superstizione, magia e catastrofi naturali, sembrerà sempre di essere in compagnia dei personaggi e di avvertire costantemente il pericolo che qualcosa di terribile possa accadere. Il risultato raggiunto da McDowell è quello di una saga che tiene incollato il lettore, soprattutto perché si alternano momenti di stabilità a momenti di reale panico per i Caskey.

Tuttavia, una delle caratteristiche più interessanti, è la totale supremazia del genere femminile all’interno della saga. Le donne di Perdido, nel complesso, sono caratterizzate come personaggi forti, complessi e indipendenti. Ognuna di loro ha il proprio arco narrativo, fatto di sfide sociali e personali, che vengono affrontate con determinazione e resilienza, tanto da mettere in discussione la tradizione e il ruolo che le donne occupano in essa. McDowell sottolinea come esse siano capaci di plasmare le loro vite nonostante gli ostacoli. Sono le donne a muovere le fila di ogni cosa, a partire da Mary-Love ed Elinor, due donne con una forte personalità. Sono due personaggi descritti bene e caratterizzati ad arte, tanto da rendere impossibile prendere le parti di una o dell’altra. Gli uomini occupano un ruolo marginale all’interno della storia, a meno che non siano compresi nei piani delle donne: vengono usati dal genere femminile per un fine ultimo e non importa l’estrazione sociale a cui la donna appartiene, in quanto ne saprà sempre di più di suo marito o del marito della sua padrona.

Elinor e Mary-Love non sono le uniche donne di rilievo all’interno della saga. Nel corso dei libri ci sono altre figure femminili importanti: Miriam e Frances, figlie di Elinor e Oscar, sono solo due delle donne del clan Caskey che si appropriano della scena, diventando figure forti e decisive per le sorti della famiglia, man mano che i loro genitori invecchiano. McDowell tocca anche l’amore, ma è un amore senza passione, freddo e distaccato, del tutto differente dal legame che si crea fra genitori e figli, a volte talmente morboso da trasformarsi in odio.

La saga Blackwater combina con successo elementi gotici e horror, creando un’atmosfera cupa e torbida come le acque fangose del Perdido. Un punto di forza da non sottovalutare è senza dubbio quello delle copertine. Create dall’artista spagnolo Pedro Oyarbide, sono bellissime da vedere e sicuramente fanno la propria figura in libreria. Come tutti ben sappiamo, non si giudica un libro dalla copertina, ma in questo caso è impossibile non farlo, dato che Oyarbide ha nascosto tanti piccoli indizi in ogni illustrazione della saga, difficili da interpretare per chi non ha letto i libri, ma che costituiscono un easter egg divertente per chi conosce la storia!

L’artista si è ispirato alle architetture gotiche e alle fantasie sulle carte da gioco e sui tarocchi e il risultato è una serie di copertine, tutte diverse fra loro sia per tipografia che per colori, ma che appaiono collegate l’una all’altra, così come tutti i membri della famiglia Caskey.

Nel complesso, la saga di Blackwater è una bellissima scoperta che ha appassionato i lettori. McDowell ci ha trascinati in una cittadina immaginaria, rendendola reale così come reali sono i legami fra i vari personaggi. Una volta iniziato a leggere, si viene travolti dalla storia così come le acque del Perdido hanno travolto case, strade e boschi. E, sebbene non sia una saga da leggere a cuor leggero, una parte di noi resterà sempre sulle sponde fangose del Perdido, in attesa della famiglia Caskey e di qualche altro mistero.

Lascia un commento