A ridosso degli Oscar, non possiamo esimerci dal dire la nostra su uno dei film più apprezzati del 2023, che ha rubato la scena a molti altri prodotti cinematografici e ha creato, se così si può dire, un vero e proprio caso a sé. Oppenheimer è stato uno dei film evento, insieme a Barbie, dell’anno scorso, che ci ha portato a interrogarci ulteriormente non solo sulla bravura di Christopher Nolan, ma anche su questioni moralmente più profonde.
Il film è tratto dalla biografia Oppenheimer. Trionfo e caduta dell’inventore della bomba atomica per cui i due autori, Kai Bird e Martin J. Sherwin, vinsero il premio Pulitzer nel 2005. Ai due autori era stato riconosciuto il merito di aver portato avanti in maniera quasi impeccabile la ricostruzione biografica, e Bird ha dichiarato di essere rimasto estremamente soddisfatto dell’adattamento cinematografico.
La trama gira intorno alla vita e alla carriera di Oppenheimer, soffermandosi molto sugli anni della Seconda guerra mondiale, in cui guidò il Progetto Manhattan. Questo programma portò allo sviluppo della prima bomba atomica a partire dalle più recenti scoperte sulla meccanica quantistica, l’energia nucleare, la materia e il suo funzionamento.

Oppenheimer è interpretato dall’attore irlandese Cillian Murphy, ben conosciuto per il suo ruolo nella serie Peaky Blinders. Insieme a lui troviamo Emily Blunt nei panni di Kitty, la moglie di Oppenheimer; Matt Damon, come il generale Leslie Groves, responsabile militare del Progetto Manhattan; Robert Downey Jr. che interpreta Lewis Strauss, membro della Commissione per l’energia atomica degli Stati Uniti e principale antagonista di Oppenheimer; e Florence Pugh che interpreta Jean Tatlock, psichiatra che ebbe per alcuni anni una relazione con Oppenheimer.
Oltre ad aver scelto un cast d’eccezione, dato che nessuno ruolo all’interno del film, grande o piccolo che sia, viene affidato a un attore che non abbia anni di carriera, ciò che colpisce è sicuramente lo stile inconfondibile di Nolan. Abbiamo lasciato il regista con Tenet, che segue fedelmente la scia misteriosa e fantascientifica con cui lo abbiamo conosciuto, per poi ritrovalo alle prese con un biopic.
Le predisposizioni al fallimento c’erano tutte, ma qui stiamo parlando di Christopher Nolan: la storia dello scienziato ci viene raccontata in maniera fedele, senza loop temporali, sogni lucidi, o viaggi spaziali. Nolan ha saputo portare il suo stile e la sua visione nonostante la storia da raccontare fosse del tutto diversa da quella a cui era abituato.
Ci sono state svariate scelte importanti dal punto di vista narrativo e stilistico, prima fra tutte il racconto non cronologico: il film viene narrato su due livelli temporali (niente, del tempo proprio non poteva farne a meno), il passato e un “presente” che corrisponde al processo di Oppenheimer. La furbizia di Nolan sta nel dividere questi due livelli in soggettivo e oggettivo: viviamo il passato di Oppeneheimer insieme a lui, condividendo le sue emozioni, paure, angosce e le sue ambizioni, mentre il processo è lontano, sterile, come se lo stessimo vivendo da fuori.
Da qui, è intuitivo il motivo per cui la narrazione soggettiva sia a colori e quella oggettiva in bianco e nero. Nolan ha spezzato nuovamente i canoni stilistici dando ai due metodi narrativi significati opposti: se siamo sempre stati abituati a vedere il bianco e nero come un racconto di un evento passato, qui Nolan lo usa per sottolineare il distacco nei confronti della situazione e del processo a cui assistiamo gradualmente. Oppenheimer è girato e montato a ritmo serrato, con scene che si susseguono rapidamente, permettendoci di conoscere il protagonista, prima studente brillante ma problematico, poi accademico e infine creatore di quella che è forse la peggiore invenzione di tutti i tempi.

Altro elemento fondamentale che Nolan ha sempre usato nei suoi film è sicuramente il sound design. I primissimi piani su Cillian Murphy ci costringono a patire la pena del personaggio, e i suoni ovattati e i fischi non fanno che aumentare il senso di angoscia e panico provata dal protagonista.
Il tema centrale di tutto il film è il senso di colpa, che Nolan riesce a traslare in immagini in maniera perfetta, con una scena terrificante. Stiamo parlando, ovviamente, della scena del discorso in cui Oppenheimer celebra i bombardamenti di successo: il sound design fa la sua parte, ma le immagini che si susseguono sono strazianti.
Mentre porta avanti il suo discorso, Oppenheimer ha delle visioni e immagina una giovane donna la cui pelle si stacca, proprio a rappresentare gli effetti potenziali di un’esplosione atomica su un essere umano. Dopo il discorso, Oppenheimer vede anche due giovani che si baciano, ma le sue visioni lo fanno sembrare come se la coppia si stesse abbracciando per il terrore. Il senso di colpa per aver creato un tale potere distruttivo viene sviluppata lungo tutto il resto del film, in cui il protagonista diventa oppositore della creazione della bomba all’idrogeno.
Oppenheimer è un film struggente, capace di portarti su una vera e propria montagna russa di emozioni. Ti tiene incollato allo schermo e ti porta a condividere le gioie e i dolori del protagonista, fino alla fine. È un film che pone domande più che dare risposte e fa riflettere sul concetto di umanità e giustizia.
A oggi, Oppenheimer in totale ha vinto 15 premi e ha ricevuto 24 nomination, fra cui quella per miglior attore a Cillian Murphy e miglior regia a Christopher Nolan. Ci sono ampie probabilità che questa doppietta si ripeti anche la notte degli Oscar ma, si sa, nulla va dato per scontato!
