In un’intervista esclusiva, l’autrice Anna Bonacina, ci svela i retroscena della creazione di Tigliobianco e dei suoi eccentrici abitanti, i misteri dietro la Gara Fragolina e la ricerca della leggendaria ricetta della Suprema. Questo e molto altro in: “L’estate in cui fiorirono le fragole”.

- Come hai trovato l’ispirazione per creare il pittoresco borgo di Tigliobianco e i suoi eccentrici personaggi?
Tigliobianco è nato un po’ per volta assieme ai suoi abitanti. Man mano che nella mia mente prendevano forma i personaggi si sviluppavano attorno a loro i luoghi che abitavano. Adoravo l’idea di un luogo piccolo e intimo dove far muovere i personaggi, qualcosa dove ognuno potesse sentirsi a casa. Così, un pezzetto per volta, ho costruito questo piccolo mondo, un villaggio inventato che però tutti nella nostra vita abbiamo incontrato almeno una volta.
- La trama del libro è piena di elementi intriganti, come le guerre tra comari, la Gara Fragolina e la ricerca della leggendaria ricetta della Suprema torta. Qual è stato il tuo processo creativo nel sviluppare queste trame secondarie?
Ah, le trame secondarie sono state la mia gioia e il mio divertimento! Ho presto intuito che ogni personaggio, per essere vivo, doveva avere la sua linea narrativa, il suo arco, il suo carattere e la sua vicenda. E allora, piena di fogli di colori diversi, ho creato le vicende di ognuno di loro, le loro passioni, le loro simpatie e antipatie. E poi, piano piano, le ho mescolate fino a creare un arazzo fatto da fili di colori diversi che si intrecciassero fra loro.
- Priscilla Greenwood, la protagonista, è una scrittrice di romanzi rosa in crisi d’ispirazione. Hai basato il personaggio su qualcuno in particolare o è il frutto della tua immaginazione?
Priscilla è puro frutto della mia immaginazione. Come tutti gli altri personaggi tranne Agata, che ha qualcosa della me dodicenne. Volevo fosse una protagonista vivida, con un carattere che fosse forte ma anche fragile, con le sue paure e il coraggio. Con delusioni e speranze. Un po’ come tutte noi, no?
- Il libro affronta il tema dell’immaginazione e della vita reale che si intrecciano. Qual è il messaggio che vuoi trasmettere ai lettori su questo argomento?
Ecco, questo è forse il lato di Priscilla che si avvicina a me. Non so se esiste un vero messaggio ma di certo volevo condividere quel gap enorme che si prova quando la vita reale e quella immaginata non coincidono e, infine, il piccolo miracolo di quando invece si intrecciano. Non capita spesso, nella nostra vita, che questo accada e sono felice che Priscilla l’abbia potuto vivere.
- La Gara Fragolina è un momento chiave nella storia. Hai qualche aneddoto divertente o ispirazione dietro questa tradizione nel libro?
Eccome! Ne ho due. Il primo è quando la mia agente mi ha chiesto di inserire la ricetta nel romanzo e dovevo quindi cercare un ingrediente che fosse misterioso ma anche alla portata della perpetua di un paesino sperduto negli anni Settanta. Sono stata settimane prima di trovare l’ingrediente perfetto. Il secondo è quando, con una amica, abbiamo provato a fare la Suprema ed è stato uno dei pomeriggi più divertenti e più assurdi perché è stato un vero disastro!
- Ci sono elementi autobiografici o esperienze personali che hai incorporato nella trama o nei personaggi?
A parte l’intrecciarsi della vita reale e quella immaginata, posso dire che il personaggio di Agata è una specie di me da ragazzina, con la divorante passione per la lettura. Ma anche la banda dei ragazzini rispecchia la mia infanzia.
- Come hai gestito il bilanciamento tra il romantico e il misterioso nella trama, specialmente considerando l’affascinante Cesare Burello?
Ecco, questa è stata la parte più complicata. Sapevo che ci sarebbe stata una storia d’amore e che sarebbe stata struggente ma volevo che ci fosse anche un filo di mistero per condire il romanzo con più ingredienti. E ci tenevo che l’amore non fosse solo quello di Priscilla e Cesare ma anche tutte le forme del sentimento che abitano il romanzo, quelle fra gli abitanti. Pensa che avevo intitolato il romanzo “Tutti i modi di dire amore”. Spero di essere riuscita a parlare d’amore davvero in tutti i modi in cui si manifesta.
- La ricerca della Suprema, la torta scomparsa, è un elemento intrigante. Cosa ti ha spinto a includere questa trama e come hai sviluppato la sua risoluzione?
Questa è appunto il minuscolo giallo del romanzo. Quel piccolo mistero che doveva essere allo stesso tempo avvincente ma tenero, famigliare. E cosa c’è di più famigliare di una torta di fragole e di un vecchio quaderno di ricette? Mi sono divertita a immaginare che fine potesse aver fatto e spero che la sua risoluzione possa divertire e intenerire i lettori allo stesso tempo.
- Tigliobianco è un luogo pieno di dettagli e atmosfera. Come hai lavorato per creare un ambiente così vivido e coinvolgente?
Tutto è partito dai personaggi. Prima ci sono state le tre vecchiette impiccione, da lì è nato il paese. Volevo che fosse un minuscolo luogo che tutti trovassero intimo e famigliare, che tutti potessero in un certo senso riconoscere. E’ stato il mio piccolo teatrino personale, l’ho curato, abbellito, reso vivo e non vedo l’ora di tornarci per scrivere il seguito, in autunno…
- Infine, cosa speravi che i lettori portassero con sé dopo aver letto “L’estate in cui fiorirono le fragole”?
Spero che ogni persona che legga il libro scopra in sé la speranza che a volte la vita possa essere davvero come un romanzo e poi il piacere delle piccole cose, dell’amicizia, della tenerezza. Se così fosse, allora non potrei chiedere un regalo più grande.
A cura di: Ale_opinionerd
