Abbiamo avuto modo di fare alcune domande all’autrice Lucretia C. Itaru, autrice self di “Grantier: le cronache dei prescelti”.
- Qual è stata l’ispirazione principale dietro Grantier e il suo mondo fantastico?

L’aspetto dei personaggi è ispirato, per la maggior parte, a persone che ho incontrato fino ad adesso, capelli, forma del viso, rughe di espressione, quest’ultime in particolare, adoro osservarle nelle persone e di conseguenza inserirle nei miei personaggi.
C’è da dire che sono una sfegatata di anime e manga e questo ha influito su Grantiër per quanto riguarda la personalità e i poteri dei personaggi. Alcuni esempi sono: Medelios cui aspetto si ispira a Toji Fushiguro e il carattere a Ryomen Sukuna, entrambi personaggi di Jujutsu Kaisen, o i poteri di Aleline che si ispirano invece a Todoroki, quelli di Akratan a Yoarashi e quelli di Tsukami a Shinsō (Il suo aspetto si ispira anche a Shigaraki) tutti personaggi di My hero academia. Più altri che sarebbero troppi da descrivere.
Le ambientazioni sono frutto della mia fantasia, vado spesso a cavallo in passeggiata e, quando sono da sola, mi piace immaginarmi diversi scenari in base alle emozioni che provo in quei momenti.
La lettura di altri romanzi fantasy, ovviamente, mi ha aiutata con la creazione di Grantiër, primo su tutti Eragon.
2. Aleline Ernath è un personaggio incredibilmente forte e determinato. Quali sono state le tue influenze nella creazione del suo carattere?
Il carattere di Aleline prende ispirazione principalmente da quello di mia madre e mia zia. Sono le due donne con sono cresciuta e ho sempre ammirato la loro forza e caparbietà, si sono fatte partendo da zero, dovendo fare un centinaio di sacrifici, in un paese diverso da quello natio e sono state incredibili nel farlo.
È grazie a loro che sono cresciuta in un ambiente amorevole, con possibilità di crescita più ampie e non smetterò mai di essere grata per questo.
Il carattere di Aleline è anche quello che forse vorrei avere io, determinata nei suoi obbiettivi, al contrario io sono una ragazza molto procrastinatrice e tendo a perdermi per strada quando è il momento di seguire un obbiettivo.
3. Grantier affronta temi potenti come la vendetta, il destino e il potere divino. Qual è il messaggio principale che desideri che i lettori portino con sé dopo aver letto il libro?
Ho sempre creduto che la storia di ogni individuo fosse già scritta e che un’entità superiore sia gia a conoscenza del nostro futuro. Credo che ogni scelta che facciamo, sia questa giusta o errata, non sia altro che una cosa che doveva succedere comunque.
Per quanto riguarda la vendetta, vorrei che i miei lettori non lasciassero scorrere le ingiustizie che subiscono, qualsiasi sia il motivo, di parlare, prendere posizione anche quando scomoda e non permettere ad altri di prendersi gioco di loro.
4. La trama di Grantier è ricca di intrighi e colpi di scena. Qual è stata la tua strategia per mantenere alta l’attenzione del lettore lungo tutto il percorso narrativo?
Il non dare la possibilità a nessun personaggio di essere completamente affidabile e sincero, che sia con sé stesso o con chi lo circonda. Ognuno di noi ha segreti o pensieri che nessuno sa, scheletri che forse è giusto che rimangano chiusi nell’armadio e scelte che posso risultare assurde davanti a occhi altrui ma che invece, hanno una motivazione valida, che non sempre deve essere spiegata.
Ho voluto usare questo aspetto della natura umana ed evidenziarlo nei personaggi di Grantiër per dare al lettore sì un romanzo dove scappare dalla realtà, ma che non si allontani eccessivamente da essa e ne rappresenti gli angoli oscuri.
5. La copertina di Grantier è affascinante e misteriosa. Puoi condividere con noi il processo creativo dietro il suo design e cosa simboleggia per te?
Il mio illustratore è Fabio Porfidia, l’ho conosciuto per caso su instagram durante la mia ricerca di un illustratore e devo dire che sono stata molto fortunata!
Dopo alcuni brevi messaggi iniziali, abbiamo deciso di incontrarci di persona per discutere della copertina. Avevo scelto elementi di più immagini trovate su internet e ne abbiamo discusso ma la maggior parte delle caratteristiche, come colori, il mandala alle spalle e i glifi decorativi ai bordi, in realtà sono frutto della sua creatività.
Avevamo concordato su colori poco appariscenti e il personaggio principale rappresentato a grandi linee. Non adoro particolarmente le copertine dai colori troppo accesi o quelle che dimostrano già l’aspetto del protagonista (o di altri personaggi).
Ho voluto tenere questo velo di “mistero”, per quanto riguarda la figura principale, poiché sono sempre stata dell’idea che, a prescindere dalle descrizioni, è il lettore a doversi immaginare il personaggio e una rappresentazione di esso sulla copertina, secondo me, limita un po’ questo processo.
6. Se potessi descrivere Grantier in tre parole, quali sceglieresti e perché?
Sicuramente crudo perché ho calcato molto sugli aspetti oscuri di ogni personaggio e nei prossimi volumi continuerò a farlo con più intensità.
Intenso per via dei trigger warning e degli avvenimenti. Ho cercato di ridurre al minimo i capitoli dai tempi morti, preferendo inserire colpi di scena o tradimenti.
Imprevedibile perché nessun personaggio fa vedere la sua vera immagine fin da subito, ognuno ha i suoi segreti e i suoi obbiettivi poco gentili, persino il personaggio che sembra il più gentile e amorevole. Con il continuare della saga molti di loro subiranno cambiamenti quasi radicale per via di imposizioni o situazioni pericolose che gli faranno cambiare idea sul futuro.
7. Cosa ti piacerebbe che i lettori prendessero dalla lettura di Grantier, sia in termini di intrattenimento che di riflessione?
Personalmente ho scritto Grantiër con l’intenzione di fuggire un pochino dalla realtà e vorrei che i miei lettori usino Grantiër allo stesso scopo.
Purtroppo però, andando avanti nella stesura, mi sono accorta che le descrizioni, il carattere dei personaggi e le parole che scrivevo non erano altro che frutto di esperienze vissute in prima persona o da persone a me care, quindi “l’allontanarsi dalla realtà” era già una missione fallita.
Mi sono concentrata dunque su Aleline e, oltre a prendere ispirazione da mia madre e mia zia, ho voluto concentrare in lei anche i sogni e i timori di tutte quelle persone che hanno subito ingiustizie e si sono sfogate con me. Nonostante tutto, nessuno di loro si è abbandonato al dolore che i vari avvenimenti hanno causato e vorrei che i lettori si concentrassero soprattutto su questo:
Il dolore farà sempre parte della vita dell’essere umano, è una cosa che non si può cambiare, mentre invece si può benissimo cambiare il metodo di approccio verso di esso. Penso che non bisogna lasciarsi sopraffare dalle emozioni ma al contempo ascoltarle e darsi il tempo di elaborarle, vedo questa azione come una forma di “combattimento” verso i dolori e i mostri interiori (Cosa che Aleline fa spesso in Grantiër)
Il non arrendersi dunque, farsi carico dei propri problemi e risolverli, con tutta la fatica e il tempo che ci vuole. Essere consapevoli del proprio valore e non affidare agli altri la propria felicità, in caso il rapporto di fiducia venisse a mancare, verrebbe a mancare anche lei è lì il percorso si fa molto più complicato.
