Intervista a Nathan J. Walker, autore di “Le cronache di Benjamin Owen: la profezia dell’Oracolo

Intervista esclusiva all’autore Nathan J. Walker per il sui libro edito PubMe “Le cronache di Bejamin Owen: la profezia dell’Oracolo”.

1. “C’è un momento specifico nel tuo libro che consideri il cuore della trama o che rappresenta la sua essenza?”

Essere costretti ad abbandonare la propria casa è, a tutti gli effetti, un atto barbaro e crudele, ma che, purtroppo, è ancora oggi un gesto attualissimo e presente nel nostro contesto, segnato dalle conflittualità globali. E forse, proprio questa contemporaneità, ha immediatamente catturato la mia attenzione, divenendo il primo grande evento negativo che il protagonista, Benjamin Owen, ha dovuto affrontare. Pertanto, l’essere costretti ad uscire dal proprio mondo, dal proprio rifugio, ma non per scelta personale ma per volere altrui, costituisce l’essenza stessa del primo volume (e non solo). 

2. “Come hai scelto il titolo del tuo libro e quale significato ha per te?”

Nessun libro inizia senza un titolo che si insinui nella mente del lettore con la stessa facilità di un sussurro e diciamo che la ricerca di un titolo per il mio romanzo è stata una vera e propria tragedia greca: una danza mortale con le parole. Fino a quando, mentre mi dirigevo all’Università, un lampo di ispirazione è arrivato in mio soccorso ed è stato come aprire una finestra su un oceano vastissimo di titoli, anche dei prossimi libri, che sono sbocciati quasi simultaneamente. Riuscite ad indovinare quali sono? Commentate.  

3. “Hai fatto ricerca approfondita per sviluppare certi aspetti della tua storia, e se sì, come ha influenzato la narrazione?”

Parafrasando le parole della regina del giallo, Agatha Christie una volta disse: “Bisogna andare a cercare le cose, non aspettare che cadano in testa”. Così, seguendo il suo consiglio, mi sono lanciato in un ricerca incisiva, consapevole che aspettare non è un’opzione. E questa indagine mi ha catapultato attraverso epoche storiche, dando vita all’anima del mio romanzo: infatti, avere a che fare con un universo così ampio e coinvolgente come il Continente, offre, senza alcun dubbio, un vasto panorama inesplorato di opportunità e progetti. Così, per riuscire a comprenderlo appieno, ho dedicato tempo a studiare e analizzare a fondo gli avvenimenti storici, immergendomi nelle vite di persone che, pur non essendo protagoniste, hanno plasmato il tessuto stesso del racconto. 

4. “Qual è stata la tua fonte principale di ispirazione mentre scrivevi il libro?”

Le persone. Nel romanzo, mentre conversava con Edera, Coventina evoca il termine “dualità”, riaccendendo una riflessione che ha sempre attirato la mia curiosità. Le persone, infatti, sono le creature più affascinanti e complessi di questo mondo, ma proprio questa intricata complessità a volte risulta nociva, tossica. Tuttavia, non tutti sono così: durante la stesura del romanzo, ho incrociato molte persone in luoghi completamente casuali (come la fermata dell’autobus, su un aereo o in una visita al museo). Ma in quegli attimi di attesa, quelle persone mi hanno condiviso storie mai ascoltate prima, che sono poi diventate la principale fonte di ispirazione mentre modellavo il Continente. 

5. “Come gestisci il bilanciamento tra la tua visione creativa e le aspettative del pubblico?”

Mi aspetto che alcuni lettori possano avere reazioni contrastanti di fronte alle sfide e agli eventi del mio romanzo (proprio come è successo a me nel veder morire Padmé in Star Wars, ma questa è un’altra storia). Nonostante, però, ci siano inevitabili momenti negativi, credo (o almeno spero) che i lettori possano trovare conforto e svago in quei momenti di stasi e divertimento che si snodano nel racconto (come balli delle debuttanti, feste popolari, travolgenti storie d’amore) ed effettivamente, questi episodi di leggerezza sono pensati per offrire un respiro, un rifugio temporaneo, a chi legge il romanzo, mitigando così le tensioni delle sfide più intense nel percorso dei protagonisti. 

6. “Ci sono elementi autobiografici nel tuo lavoro, o è completamente frutto della tua immaginazione?”

 Sono un’anima nerd,corrotto fino al midollod alla Forza e figlio del mondo fumettistico. E questo mi ha portato, in maniera quasi inconscia, ad inserire riferimenti e omaggi alle numerose opere letterarie che mi hanno preceduto e alle quali sto cercando di dare omaggio. Ovviamente, questo non implica che ho fatto copia e incolla (perché andrei contro il codice penale), ma piuttosto mi sono limitato a disseminare una serie di easter egg all’interno del romanzo. Ora, la sfida è rivolta a voi lettori: chi sarà in grado di coglierli tutti? 

7. “Come immagini che i lettori reagiranno alle sfide affrontate dai tuoi personaggi?”

Parafrasando le parole di Napoleone Bonaparte, “la vittoria appartiene ai più perseveranti”, possiamo trovare la chiave per creare un equilibrio avvincente tra azione, suspense e sviluppo dei personaggi. Certamente, il mio percorso non è stato sempre tutto rose e fiori: anch’io ho affrontato il colpo devastante causato dal blocco dello scrittore, che ha bloccato la mia creatività per un intero anno, ma credere appieno nella storia che sto narrando (e spero di poterlo fare ancora per molto tempo), mi ha donato la perseveranza tanto decantata dal condottiero francese. Ma non mi sono limitato a questo, perché la mia strategia per raggiungere un equilibrio soddisfacente è basata sull’esperimento continuo: non mi arrendo alla prima stesura, ma cerco di imparare dalla pratica (battendo la testa più e più volte). Un insegnamento prezioso mi è giunto durante il corso di Storia Greca all’Università, quando abbiamo affrontato il concetto dell’acme greco: questo momento mi ha aperto gli occhi, perché, se ci pensiamo, nella vita di ognuno di noi, ci sono fasi di partenza e periodi di massimo splendore ma poi, sta a noi decidere quanto quest’ultimo durerà. 

8. “Hai un rituale o una routine di scrittura che ti ha aiutato nel processo creativo?”

Come nella vita di ogni scrittore, anch’io ho affrontato delle sfide durante la creazione di questo romanzo: la gestione di una serie di eventi così significativi, alcuni particolarmente complessi, mi ha portato più volte ad incagliarmi. Tuttavia, anziché vedere il problema da un’unica prospettiva, ho allargato le vedute, cercando di esaminarlo da molteplici angolazioni, a volte persino consultando persone completamente sconosciute per avere il loro parere. Dunque, per superare le difficoltà durante il processo di scrittura, ho adottato un approccio riflessivo: inizialmente, mi sono fatto un esame di coscienza, esplorando tutto ciò che sapevo su un evento specifico e poi, qualora non fossi riuscito a trovare una risposta, ho cercato consiglio presso coloro che sapevano più di me. 

9. “Se dovessi descrivere il tono emotivo del tuo libro in tre parole, quali sceglieresti?”

Il messaggio che spero arrivi ai lettori con la lettura delle “Cronache di Benjamin Owen” è quello di accettare tutto ciò che arriva dalla vita: sia le cose belle che le cose negative. E so che queste possono essere lette come “le solite frasi di circostanza” ma quando si coltiva la fede nei propri sogni, nelle proprie capacità e nella gentilezza degli altri, la vita sembra quasi risplendere e che tutto possa essere affrontato (anche un Criptide spuntato all’improvviso). 

10. “Come pensi che il tuo libro contribuirà alla letteratura esistente nel suo genere?”

Avere a che fare con un universo vasto come il Continente è un’esperienza che apre le porte ad innumerevoli possibilità, un affascinante intreccio di intrighi e avventure. Infatti, dietro ventagli vaporosi e sontuosi abiti delle debuttanti, si celano spinose parole sussurrate, mentre guerre battono alle porte e Criptidi si stagliano nell’ombra. Questo primo capitolo è solo l’inizio di un viaggio avvincente, e la voglia di scoprire cosa riserva il futuro nella trama è irresistibile: non vedo l’ora di continuare questo viaggio emozionante con voi! 

A cura di: Ale_opinionerd

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