“L’unico uomo di cui ho mai avuto paura è stata una donna di nome Griselda Blanco.”
Pablo Escobar
Dal 25 gennaio su Netflix è disponibile una nuova miniserie sul narcotraffico: Griselda. La miniserie racconta in sei episodi la storia di Griselda Blanco, gangster colombiana attiva alla fine degli anni ’70, che scappa a Miami per sfuggire al marito violento. Qui comincia a organizzare il suo impero, convinta di potersi prendere il ruolo di “jefe”. Dopo un primo momento in cui il suo piano sembra destinato a fallire, tutto procede liscio, anche grazie alle sue ex-compagne che viaggiano con reggiseni ricolmi di sostanze stupefacenti, dato che all’epoca non vi erano controlli di alcun tipo.
Griselda è convinta di poter fare soldi senza considerare l’esistenza di altri narcos sul territorio, che di certo non vogliono farsi mettere i piedi in testa da una donna. Questo è uno dei temi più interessanti della serie: una donna bella e potente reclama il potere in mezzo a uomini pericolosi. In pochi anni Griselda diventa “la Madrina”, di cui persino Pablo Escobar aveva paura, e si impone come unica referente di Miami che ora è nelle sue mani.

Griselda è arrivata in alto e vi ha portato anche i suoi figli, a cui è legatissima. Il suo impero è solido e potente, se non fosse per un piccolo particolare: la sua paranoia. Griselda vede pericoli e tradimenti ovunque, arrivando persino a sospettare delle amiche di una vita o di suo marito. Questa spirale la porterà alla rovina e sarà un punto di svolta nelle indagini portate avanti da un’altra donna importante nella serie: June Hawkins.
Quest’ultima rappresenta la controparte di Griselda in polizia, dove il maschilismo regna sovrano e lei viene rilegata a mansioni di poco conto, senza riuscire a passare il tempo con suo figlio, perché occupata a redigere i rapporti e fare da traduttrice. Solo dopo l’ennesima dimostrazione del suo valore, la Hawkins entra a far parte di una squadra speciale che si mette a indagare sul traffico di droga a Miami. Sarà lei a portare avanti l’idea che ci sia una donna dietro tutto, elemento fondamentale per il caso.
Quella di Griselda e June è un po’ la storia del gatto e del topo: gli autori della serie (gli stessi di Narcos) hanno voluto presentare due punti di vista di un fatto storico realmente accaduto, raccontandolo in una chiave del tutto diversa. Infatti, il tema preponderante nella serie è proprio quello dell’emancipazione femminile in un mondo in cui non c’è spazio per le donne, che sia dalla parte dei cattivi o dei buoni.

June e Griselda sono due madri che farebbero di tutto per proteggere i loro figli, cadendo persino nella dipendenza, in due modi completamente diversi. Griselda si lascia andare alla droga, che aumenta la sua paranoia e la rende meno lucida, mentre June mette da parte tutta la sua vita privata, rinunciando persino al figlio, che va a vivere con il padre, per dedicarsi alla cattura della Madrina.
La figura di Griselda Blanco era già presente nella cultura pop tramite film, documentari e serie TV, di cui il migliore a ora realizzato era La Signora della Droga (2017) con Catherine Zeta Jones. A ogni modo, è tramite Sofia Vergara e questa sceneggiatura che il personaggio acquisisce uno spessore del tutto nuovo.
Una parte importante l’ha avuta sicuramente il reparto trucco, che è riuscito a invecchiare la Vergara e a trasformarla, così come i costumi che riflettono perfettamente il momento e il contesto storico-sociale in cui è vissuta la vera Griselda. Vergara si è preparata per anni per interpretare questo ruolo, assumendo movenze, camminata, espressioni e sguardi che potessero aiutarla a creare un ritratto di Griselda Blanco accuratissimo, così come il modo di tracciare i confini precisi con una sigaretta a mezz’aria.

Ogni singolo gesto, ogni movimento, sono stati studiati appositamente per rievocare non solo la persona fisica, ma anche la sua crudeltà, in quanto Griselda Blanco non è mai stata una donna così morbida come mostrato nella serie. Va infatti sottolineato che gli autori abbiano leggermente romanzato e smussato alcuni angoli del personaggio, che nella vita vera non ha mai provato rimorso per l’omicidio di un bambino, mentre nella serie TV sembrava fare fatica a perdonarsi.
La miniserie ha un finale drammatico, che rispecchia sicuramente la vita della vera Griselda, anche se non ne viene mostrata la morte. Anche questo è stato un modo per addolcire ancora di più la sua storia, una sorta di ennesima attenuazione nella personalità e nella vita della narcotrafficante, che viene mostrata, nell’ultima scena, lì dove aveva visto i suoi figli felici per l’ultima volta. Questa scelta è quasi la chiusura di un cerchio che si protrae lungo tutta la serie e che vede al centro l’amore di una madre.
A oggi, l’unico figlio ancora in vita di Griselda, Michael Blanco, ha intentato una causa a Netflix per non essere stato consultato nella ricostruzione della vita della madre. Tuttavia, tale notizia non sembra aver minato l’ascesa della serie, che ha avuto un enorme successo e che è stata al primo posto della classifica Netflix Italia per svariate settimane.
