Maestro: chi era Leonard Bernstein?

Sono passati esattamente cinque anni dalla presentazione di A Star Is Born nella Laguna di Venezia, esordio cinematografico di Bradley Cooper che portò a far conoscere a intere generazioni un lato totalmente inedito della cantautrice Lady Gaga, qui al suo primo importante ruolo da protagonista dopo alcune apparizioni all’interno di serie televisive come in American Horror Story. Una performance così struggente che le valse la sua prima candidatura per la miglior attrice agli Academy Awards conquista però in un’altra categoria, ossia quella della migliore canzone originale per Shallow. Un successo internazionale che porta successivamente Cooper a ideare un nuovo progetto da regista. Maestro, presentato anch’esso alla Mostra del cinema di Venezia, racconta la storia del matrimonio del direttore d’orchestra Leonard Bernstein con l’attrice Felicia Montealegre, una pellicola prodotta dagli stessi Martin Scorsese e Steven Spielberg e candidata in ben sette categorie agli Oscar, distribuita sulla piattaforma Netflix lo scorso 20 dicembre.

Certamente è possibile individuare dei parallelismi tra A Star Is Born e Maestro, opere che hanno visto impegnato Cooper sia davanti che dietro la macchina da presa: ambientati entrambi in un contesto musicale, se nel primo il cineasta riveste i panni di una star della musica rock che arriva piano piano a spezzarsi nel momento in cui porta al successo la moglie, nel secondo interpreta il direttore d’orchestra e compositore Leonard Bernstein, un uomo (tra gli altri) egocentrico circondato dall’amore per la musica e supportato moralmente e spiritualmente dalla moglie Felicia, il cui matrimonio tempestato dai numerosi tradimenti di lui la portato ad allontanarsi per cercare altrove quella felicità tanto ricercata (e forse solo in parte trovata nel compositore).

Maestro è appunto la storia d’amore raccontata sul piccolo schermo tra il grande direttore d’orchestra e compositore Leonard Bernstein (Bradley Cooper) e sua moglie, l’attrice di origine cilena Felicia Montealegre Cohn (Carey Mulligan), un focus sul loro lungo matrimonio che, tra alti e bassi, ha accompagnato per tre decenni la straordinaria carriera e l’esistenza del celeberrimo musicista omosessuale.

Scritto dallo stesso Cooper in collaborazione con Josh Singer (autore de Il caso Spotlight e First Man), l’opera è senz’altro stata tra le più chiacchierate della season awards per lo “scandalo” legato all’utilizzo di un naso finto da parte del regista, adoperato per avvicinarsi il più possibile all’immagine di Bernstein, coprendosi di critiche antisemite da parte del pubblico. Un’immagine tutto sommato trasposta brillantemente sullo schermo, sebbene pecca di alcuni difetti e ometta una parte molto importante legata alla vita del personaggio, ossia la musica.

Accompagnato da questo bianco e nero iniziale che lascia piano piano il posto ai colori (una scelta stilistica impiegata per testimoniare il passare del tempo), il lungometraggio concentra la sua attenzione solo ed esclusivamente sul matrimonio e la vita privata dell’uomo, relegando in un angolo la sua carriera musicale. Maestro è impostato proprio come uno spartito musicale, caotico e ingarbugliato come la vita di Bernstein – diviso tra la sua natura di direttore d’orchestra e la sua passione come compositore – eppure poco si sofferma sui suoi più grandi successi musicali e su come siano nati, come per esempio le musiche dei musical West Side Story e Messa. Bradley Cooper segue oltre 30 anni di vita di Bernstein, eppure tutto quello che riusciamo a vedere sullo schermo è la sua vita amorosa e le continue – e numerose – scappatelle vissute con altri uomini. Il regista calamita l’attenzione solo sulla sessualità del compositore, sui problemi legati all’abuso di sostanze stupefacenti e su quelli matrimoniali condivisi con Felicia, dimenticandosi di raccontare – per quanto possa essere difficile – la lunga carriera lavorativa dell’artista. La musica del maestro (riprendendo il titolo dell’opera) viene oscurata, e tutto quello che noi riusciamo a scorgere sono solo quelle piccole briciole lasciate per attirare l’attenzione dello spettatore, incapace quest’ultimo di riuscire a immedesimarsi nell’azione. Eppure, nonostante una sceneggiatura poco incisiva, Maestro gode di una buona performance da parte di Bradley Cooper e Carey Mulligan e una cifra stilistica davvero sbalorditiva.  

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