Al Grave avevamo tante storie. Racconti sussurrati, favole della buonanotte…
Abbiamo avuto il piacere di vedere in anteprima Fabbricante di lacrime scritto da Eleonora Fiorini e Alessandro Genovesi e basato sull’adattamento del fenomeno letterario di Erin Doom.

Il romanzo pubblicato da Salani Editore puntava molto l’attenzione all’aspetto psicologico dei personaggi, tuttavia, mancando di esplorare a fondo questa dimensione fino alla conclusione della storia. Nella trasposizione cinematografica di Netflix che uscirà domani 4 Aprile invece, si è potuto osservare un ampliamento del comportamento di Rigel (Simone Baldasseroni) nei confronti di Nica (Caterina Ferioli) il che ha contribuito a rendere più evidente la profondità dei loro legami emotivi.
Rigel (nome ispirato a una delle stelle che compongono la cintura di Orione) riflette la solitudine che ha costruito attorno a sé. Proprio come tra le pagine del romanzo, è dotato di intelligenza acuta e abilità pianistiche affascinanti e il suo aspetto angelico nasconde un’anima oscura e spietata da cui Nica ha sempre mantenuto le distanze.
Nica, in netto contrasto con Rigel, si distingue per la sua natura docile e altruista, pervasa da una speranza che la spinge a cogliere il meglio del mondo circostante. Il suo desiderio più profondo è quello di avere una famiglia e quando viene “adottata” assieme al ragazzo che più odia e da cui non riesce a rimanere lontana, si ritrova catapultata in una fiaba sbagliata.

Leggende in punta di labbra, al chiarore di una candela. La più conosciuta era quella del fabbricante di lacrime.
Durante la visione del film, è stato evidente il legame emotivo tra i due protagonisti, il quale ha reso la loro interazione sullo schermo autentica e coinvolgente facendo risultare la chimica tra loro palpabile.
La storia tormentata e l’amore tossico tra di loro, rende la visione a un pubblico più maturo, capace di cogliere le sfumature di tale significato e complessità.
Questo porta però a chiedersi se non si crei un evidente paradosso tra la storia per un target giovanile e le tematiche trattate come l’abuso, la violenza, l’amore tossico e molto altro.

Chi è il Fabbricante di lacrime?
Fin da subito viene introdotto il concetto del “Fabbricante di lacrime”, una figura leggendaria che, secondo la tradizione narrata ai bambini dell’istituto, si occupava di produrre lacrime per un mondo privo di sentimenti. Tuttavia, queste lacrime erano permeate da emozioni negative come rabbia, disperazione, dolore e angoscia. La leggenda, utilizzata per spaventare i bambini, rappresentava una sorta di variante dell’uomo nero. Da subito però si intuisce che per Nica questa leggenda non è mai stata solo un racconto, bensì una realtà vissuta, incarnata nella figura di Rigel.

Erano passioni laceranti, delusioni e lacrime
Cosa non va in tutto questo?
Nonostante il prodotto sia godibile e rappresenti almeno un buon 90% delle pagine del libro, numerosi sono gli aspetti critici riscontrati nel film ma vogliamo soffermarci in particolare su la recitazione dei protagonisti appare notevolmente acerba, nonostante l’evidente chimica tra i giovani attori. Ciò ha reso più evidenti i personaggi secondari come Nicky Passerella e Alessandro Bedetti i quali hanno avuto modo di emergere con maggiore forza in alcuni momenti. Questo fenomeno, purtroppo comune nel mondo del cinema, avrebbe forse potuto essere mitigato attraverso l’impiego di doppiatori per correggere le lacune interpretative dei protagonisti.
