Raw – Una cruda verità di Julia Ducournau

Raw – Una cruda verità” (2016) è il primo lungometraggio di Julia Ducournau. Il film ha subito ottenuto un enorme successo di critica: è stato presentato nella sezione Settimana internazionale della critica al Festival di Cannes del 2016, dove ha vinto il premio FIPRESCI (Fédération internationale de la presse cinématographique).

La locandina del film

Il film di Julia Ducournau è un horror che riesce a discostarsi dal genere e a raccontare qualcosa di semplice in un modo nuovo. Niente case infestate, niente jumpscare creati con gli animali o con i familiari dei protagonisti (in realtà ce ne sarebbe uno, ma dura talmente poco che sembra più una parodia di un jumpscare) e soprattutto niente cliché messi in scena in modo ridicolo.
La premessa è molto semplice, Justine (Garance Marillier) è una ragazza che si è iscritta ad una scuola di veterinaria in Belgio. In questa scuola il cosiddetto “battesimo”, ossia il rito di iniziazione per le matricole, consiste nel subire diverse vessazioni tra cui venire ricoperti di sangue e mangiare del coniglio crudo. Proprio mangiare la carne cruda si rivelerà per Justine un evento traumatico perché lei è vegetariana.

Justine (Garance Marillier) mentre viene costretta da sua sorella Alexia (Ella Rumpf) a mangiare della carne di coniglio cruda.

Il film offre uno sguardo particolare sul genere horror, ma ha un problema. Alcuni personaggi e alcune prove a cui devono sottostare le matricole sono troppo sopra le righe. È impossibile non chiedersi perché gli insegnanti approvino la doccia di sangue (chiaro riferimento a Carrie di Brian De Palma), il lancio di materassi dalla finestra e in generale questo approccio nei confronti dei nuovi studenti. Non si tratta di una scuola militare e soprattutto la storia non è ambientata nel passato. Gli insegnanti stessi, quelle poche volte che si vedono, sembrano perfidi per il gusto di essere perfidi. Probabilmente la regista voleva contrapporre l’ingenuità di Justine con il resto delle persone attorno a lei che è maturo, ma non era necessario calcare così tanto la mano.
Nonostante il film richieda un’iniziale sospensione dell’incredulità, lo spettatore finisce per guardare una storia disturbante di crescita personale. Justine prende sempre più consapevolezza di sé anche grazie a sua sorella maggiore Alexia (Ella Rumpf) che frequenta la stessa scuola. Questa consapevolezza culminerà poi nella scena finale del film.

Non c’è solo il nuovo ambiente con cui Justine deve fare i conti, ma anche sua sorella. Già a partire dall’inizio capiamo che i genitori considerino Alexia una ribelle, la pecora nera della famiglia, mentre Justine la figlia modello. Questo confronto è rintracciabile nell’estetica e nel comportamento delle due sorelle. Justine è una ragazza introversa e dimessa che fa fatica a relazionarsi con gli altri. Alexia invece è ben integrata all’interno dell’ambiente scolastico, va alle feste ed è tanto consapevole di se stessa.
Questa consapevolezza verrà trasmessa anche alla sorella nel corso del film trasformando Justine in una vera è propria donna.

Una scena del film

Dal punto di vista registico la Ducournau alterna a campi larghi a campi stretti sul viso di Justine. È stata molto brava a rendere certe scene disgustose. Il genere horror infatti non serve solo a spaventare lo spettatore, ma può aiutare a riflettere su un argomento e può suscitare sensazioni sgradevoli che si discostano dalla pura e semplice paura.

Se cercate un film horror diverso dal solito potete recuperare “Raw – Una cruda verità” su Netflix.

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