Avrei dovuto ottenere il lieto fine, mi sarei dovuta spingere fino al paradiso…
Ma tutte le favole devono finire, in qualche modo.
E la mia si concluse con l’inferno.
Le favole.
Diamo per scontato che ognuna di queste abbia il lieto fine. Diamo per scontato che sia il «vissero tutti felici e contenti», diamo per scontato che ci sia un’amore che abbatta tutto. Ostacoli, barriere, problemi.
Ma se così non fosse?
«If you love her, fino all’inferno» di Chiara Cavini Benedetti edito Newton Compton, uscito il 3 aprile, che abbiamo avuto la fortuna di leggere in anteprima ci dimostra come non tutte le favole hanno davvero il lieto fine. Quanto le scelte che facciamo influiscono davvero su di noi.
Quante volte il passato ha influenzato il presente?
Quante volte indossiamo una corazza per paura di soffrire?
Quante volte abbiamo paura di amare ed essere amati?
Quante volte?
TRAMA
Allye ha imparato molto presto quanto la vita possa essere dolorosa. Ma non è una che si arrende: a bordo del suo skateboard, con la musica a tutto volume nelle orecchie, combatte ogni giorno i fantasmi del suo passato. Ed è proprio una mattina in cui la lotta è più dura che, nei dintorni del campus, conosce Axton. Quarterback super popolare, tanto affascinante quanto misterioso, Axton ha l’inferno negli occhi e troppi segreti nel cuore. Allye sa che dovrebbe tenerlo a distanza, eppure non desidera altro che gettarsi tra le sue fiamme e bruciare con lui. Axton è una tentazione irresistibile, più grande della paura di venire ridotta in cenere. Ma è anche un rompicapo all’apparenza senza soluzione, che tiene i sentimenti custoditi gelosamente sotto chiave. Allye riuscirà a conquistare l’anima di Axton oppure finirà per perdere tutto, inclusa sé stessa
Tutte le favole devono iniziare in qualche modo. La mia iniziò con una caduta.
Un libro che mi è piaciuto fin da subito, nonostante, ad essere sincera non sia entrata fin da subito nella storia ma con il giusto tempo ci sono riuscita.
La storia parla di qualcosa di più di quello che ci si può immaginare. Di quanto sport e musica possano unire. Di quanto l’immaginabile possa diventare realtà. Di quanto i demoni , seppur enormi possano sparire se condivisi con qualcuno altro. Di quanto alla fine l’amore ci possa salvare. Di due ragazzi, con mille preoccupazioni, mille paure, due ragazzi così diversi eppure così compatibili. Sto parlando di Allye e Axton. La tensione tra loro è palese fin da subito e si percepisce come il loro astio iniziale in realtà sia ben altro.
Come in ognuno dei nostri protagonisti ci siano dei demoni, da combattere. E questo soprattutto in Axton, giocatore di basket, c’è molto in lui, più di quanto si possa immaginare. Infatti l’ho preferito alla nostra protagonista. Pieno di sfaccettature con numerose sfumature psicologiche. Tutto da scoprire, con un mondo dentro di lui. Un mondo non solo fatto di demoni ma anche di tanto altro, che sta a voi lettori scoprire. Perché non è tutto come sembra

Allye invece sa che dovrebbe stare lontana dal nostro protagonista ma si sente attratto da lui e non può fare a meno di avvicinarsi a lui. Lei come personaggio non mi ha molto convinto, almeno agli inizi, ma andando avanti con la storia ho capito chi era davvero, ed ho iniziato ad empatizzare anche con lei. Anche lei è stata segnata da un passato doloroso da ricordare. E trova conforto nella sua musica. Ma credo che qua tutti possiamo capirla. Quante volte la musica ci ha salvato? Quante volte ci siamo ritrovati in qualcosa di più grande di noi? Quante volte abbiamo voluto salvare qualcuno per non pensare a noi stessi e ai nostri sentimenti? Allye è questo. Allye è coraggio, determinazione, voglia di riscatto.
Era il nostro patto, quello. Il patto che avevo stretto con il diavolo. Ma non era lui a trovarsi accanto a me, in quel momento. Perché il diavolo non faceva volontariato nelle case famiglia, non regalava bambole alle bambine, e non rispondeva al telefono all’alba solo perché qualcuno poteva avere bisogno di lui.
Quelle cose non appartenevano al diavolo. Eppure, sapevo che lui lo era.
“Anche Lucifero era un angelo, prima di dare fuoco al paradiso”
Il libro ci fa capire come il dolore condiviso con altre persone fa meno male. Come passa, con il tempo ma passa. Come più pericoloso del dolore è la rabbia. Una rabbia che non sai gestire, una rabbia che ti divora dentro. Ma allo stesso tempo vale davvero la pena stare male per qualcosa o qualcuno del passato? Vale davvero la pena stare male a vita? Vale davvero la pena non vivere più a pieno? Vale davvero la pena tutto ciò? E credo che queste siano le domande che si pone il lettore leggendo la storia. Perché Axton e Allye sono sofferenza, ma allo stesso tempo la dimostrazione di come in due si è più forti. Di come bisogna mettere a volte ciò che ci è successo o ciò che ci divora su carta, parlarne con qualcuno.
«Le persone credono sempre che la cosa peggiore di vivere certe situazioni sia il dolore, ma non lo è. È la rabbia».
La rabbia del “non è giusto”.
La rabbia del “perché a me”.
La rabbia del “cosa ho fatto per meritarlo”.
La rabbia del “se solo fosse stato diverso”.
La rabbia di continuare a porsi domande.
La rabbia di non poter avere le risposte.
Il dolore della perdita alla fine si attenua. Le ferite diventano cicatrici, e con le cicatrici si può convivere. Ma la rabbia… quella non se ne va mai davvero. A volte si placa e resta assopita in un angolo dell’anima, magari per anni interi, finché non arriva il giorno in cui cerca di annientarti. In cui esplode e ti fa provare di nuovo tutta la disperazione contro la quale hai sempre combattuto.
Quindi non posso fare altro che consigliarvi questa storia e di amare anche voi come i nostri protagonisti. Ogni personaggio è ben descritto e analizzato e la storia è abbastanza scorrevole quindi vale la pena!!
