Il 9 aprile in Italia è uscito il nuovo libro di Jay Kristoff, il secondo volume della saga de “L’impero del vampiro”: L’impero dei dannati. Per celebrare questa uscita l’autore è tornato in Italia lunedì 8 aprile al Teatro Manzoni di Roma per incontrare i suoi lettori e dialogare con Miss Fiction (aka Tiffany Vecchietti) e il traduttore Gabriele Giogi riguardo al sequel.

Noi di Bee Chronicles abbiamo avuto il piacere di partecipare all’incontro tramite zoom e l’emozione era così forte che sembrava di essere lì in prima persona.

Jay Kristoff è entrato tra gli applausi del pubblico e una volta seduto, gli hanno chiesto quali sono le sue impressioni di essere lì al che ha risposto che è meraviglioso e che è la sua ultima tappa del tour per questo giro. Miss Fiction non è riuscita a trattenersi e ha detto: “Ed è anche la migliore.” E tra le risate generali Jay ha commentato “Yes.”
Si è poi entrati nel vivo del discorso sulla saga de L’impero e gli è stato chiesto com’è nata l’idea. “It was a long time ago.” Risponde, ha iniziato a scrivere il suo primo libro nel 2008 e l’ha finito nell’aeroporto a Roma (che casualità), mentre era in viaggio con mia moglie. Inutile dire che quello che aveva scritto era sui vampiri ma era anche terribile, quindi l’ha rivisto. Però quello che gli era rimasta in testa e non l’ha più abbandonato era l’idea centrale: l’effetto diverso dei morsi dei vampiri. Se avete letto il suo primo libro della saga, saprete che per ogni persona può essere diverso: può morire e rimanere morto, può morire e poi resuscitare vampiro, può morire e dopo molto tempo resuscitare nello stato di decomposizione in cui si trovava o ancora più bello di quando era in vita.
“Hai descritto questa saga come lavoro più ambizioso, sei stato veramento veloce a scrivere questo libro, dalla sua genesi a questo volume non è stato così veloce, ti va di raccontarcelo?”
“It’s difficult, book two is tricky, the themes are the most important.“ Prosegue dicendo che tutti sanno che è sempre difficile parlando in generale scrivere il sequel, in particolare questo, perché nel primo libro si presenta il contesto generale, un mondo, i personaggi e poi ci si mette per strada e si introducono la storia e gli eventi iniziali, nel terzo che è il finale si fa saltare in aria tutto l’edificio che si ha costruito. “Nel secondo si deve scrivere qualcosa che coinvolga e soddisfi chi legge senza accendere la miccia.”
Questi libri della saga sono molto grossi più del solito, e di conseguenza sono più duri da scrivere. “Sto scrivendo di qualcosa che ho molto a cuore” Uno dei suoi motivi di orgoglio è che l’impegno che ci ha messo è stato ripagato perché gli è stato spesso detto che si è preferito il secondo rispetto al primo.
Jay nel suo libro scrive di molti temi tra cui il più importante è quella che la figura del vampiro trasmette: l’esplorazione del tempo. Tutte le cose sono destinate al disfacimento lungo una linea temporale e perisce così anche la moralità delle persone e dei personaggi. “Se fossi un’entità che uccide una persona ogni notte, non vedresti persone come tali ma come cibo. Nonostante tu esordisca con le migliori intenzioni, di essere buono, l’uccisione fa parte della tua natura ed è una distruzione del tuo tratto morale.”
Gabriel vuole essere un eroe, con l’intenzione di fare il mondo un posto migliore ma succedono cose che disfano questo suo credo, il tempo ha un prezzo. Pensava di essere il prescelto ma in realtà non lo è: “Penso che tutti l’abbiamo sperimentato una volta nella vita in cui pensavamo di andare in una direzione, ma la vita ci spinge nell’altra. Nonostante ciò non bisogna smettere di sperare.”
Anche se il libro è dark, Kristoff cerca di dargli una parte di luce e speranza, di non abbandonarle sebbene a volte sia difficile. Il messaggio che vuole trasmettere è che non bisogna mai cedere completamente alla disperazione, digerire il fatto che le cose non siano come si aveva sperato, perché cedere alla disperazione equivale al rinunciare ad una parte di noi stessi.
“La mia idea è che anche quando le tenebre sono molte fitte, succede qualcosa che accende una lucina e rischiara, nonostante le cose della vita possono essere tremende c’è sempre la possibilità di fare un mondo migliore.”
E Dior è questa manifestazione della luce nelle tenebre. Al contrario di Gabriel, lei E’ la prescelta. Lei è anche un aspetto importante legato al tema della fede: Gabriel vive in un mondo in cui la presenza di Dio è certificata, quindi non è ateo, ma agnostico. Lui percorre un sentiero molto stretto tra fede e nichilismo più assoluto, ed è grazie a Dior se poi si arriva alla conversazione tra lui e Aaron è un punto molto importante del libro:
“Voglio mandare un messaggio: poco importa in cosa credi ma l’importante è che tu creda in qualcosa. Il fatto che tu non creda in niente significa distruzione. Basta che creda in te stesso, nella famiglia, negli amici amici, o anche che il mondo sia un posto migliore.”

Gabriel Giogi ha poi condiviso con noi alcuni fan fact e retroscena sulla traduzione dei libri e piccole anticipazioni: tradurre la parte in versi e giochi di parole è un po’ complesso, ma in questo libro c’era un’ulteriore sfida: in una canzone c’è una parola che non fa rima con nulla. Viene anche detto esplicitamente quindi fateci sapere se riuscite a trovarla!
Visto che il libro non è uscito in contemporanea con quello inglese, quando però accade ci si confronta con passaggi successivi del libro, viene inviato un file traducibile ma non definitivo, e poi quando arriva una nuova versione bisogna implementare le modificazioni. “Jay è stato molto coscienzioso, dopo la fine della traduzione mi ha inviato un unico file con tutte le sottolineature dei punti che sono stati cambiati. Immaginate che la profezia ha subito modifiche all’ultima ora.” Il lavoro del traduttore è positivo anche per un’altra questione: ci sono più occhi che riguardano l’originale e la traduzione, e quindi è più naturale trovare rifusi o di consistenza (come per esempio un personaggio che si alza due volte).
“E’ veramente strano quante volte me lo sono letto e riletto dalla prima e ultima parola, almeno una cinquantina di volte e Gabriele è riuscito a trovare sempre altri piccoli refusi nonostante ci siano state anche altre persone 12 che l’hanno letto.” Ammette Kristoff e noi non possiamo far altro che complimentarci con il duro lavoro di Giogi, infatti spesso gioca con la lingua, latina e greca, per ricreare le stesse sensazioni della versione originale. Se nel primo libro c’era preponderanza tra francese e spagnolo, in questo ci sarà più forte la presenza dello scozzese.
Si è poi ritornati a discutere della scrittura di Jay: si sa che non è un pianificatore quando si mette a scrivere, ma risulta quasi impensabile che per “L’impero del vampiro” con tre linee temporali non abbia preso appunti e così lo ha ammesso: “Si, ho pianificato il primo libro ma solo dopo un certo punto. Mentre per i libri di Nevernight per niente. Non sapevo nemmeno chi fosse la voce narrante fino a due terzi della scrittura.” Questo modo di scrivere non poteva andare bene per questa nuova saga, soprattutto perché buttare 150000 parole nel cestino e vagare nel limbo della trama non era né piacevole né produttivo. “Per quello che riguardo il terzo, ho pianificato fino al 60/70% sto diventando più bravo ma mi piace a volte non sapere come andrà la storia e scoprire gli eventi come lo fanno i lettori.”
Nonostante il fandom lo venera, c’è un’altra componente di lettori molto forte e aggressiva. A volte è difficile per lui bilanciare questi due aspetti, soprattutto perché il cervello umano è condizionato a mantenere le esperienze negative. “Sto abitando in Spagna ed è li dove sto scrivendo il mio terzo volume. Capisco che scrivere è significativo per chi mi legge.” Anche se l’ambiente online non è quello piacevole, riceve molto supporto da sui fan, basta pensare a tutti i cosplay e fanart dei suoi libri e questo è sicuramente il motivo per cui continua a scrivere.
Ci si è chiesti quanto c’è della vita di Jay Kristoff in questi personaggi e quante persone della sua vita lo hanno aiutato ad ispirarsi. “Senz’altro prendo inspirazione dalle mie esperienze. Il personaggio di Gabriel quando parla di sua moglie Astrid è Jay che parla di sua moglie Amanda. Convoglio esperienze di vita, come parlare con la donna che amo, e la cosa più importante è che ogni personaggio ha qualcosa di me, sia che mi piace, sia che non mi piace per niente. Sono in tutto ciò che scrivo in modo più o meno diretto.”
Così è anche con i difetti e pregi dei personaggi: cerca di essere comprensivo ben sapendo che non solo i personaggi ma anche le persone sono imperfette, quindi bisogna avere indulgenza anche nelle loro qualità peggiori. “ Quelli con più difetti sono i più interessanti, non cerco di migliorarli. I tratti negativi sono quelli che li rendeno credibili. Un personaggio che ha troppi pregi diventa una statua, un monumento freddo.”
Una domanda che in molti ci siamo chiesti è perché tutto ruota intorno al sangue, inoltre è un elemento che abbiamo già visto nella saga di Nevernight. “Il sangue è l’essenza della vita. E’ una conversazione tra moralità e morte, ed è interessante. Aggiunge anche del macabro.” Dopo una breve pausa aggiunge “And it’s cool. Sometimes is just cool.”
Si è concluso così l’evento che ha avuto come protagonista il celebre scrittore Jay Kristoff ma abbiamo un’altra notizia per voi: l’autore ha detto che ritornerà più avanti di nuovo in Italia, quindi speriamo di rincontrarlo presto!
