Lo dico da subito in modo che possiate leggere la recensione con il giusto tono: il film mi è piaciuto e gli darei 3.5/5 stelle. E ora sistemata questa faccenda passiamo al dunque.
Monkey Man è un film d’azione e, come per quasi tutti gli altri film d’azione che ho visto in vita mia, l’ho visto al cinema perché mio padre voleva andare al cinema. Esattamente, è uno di quei film da padre che vuole azione, esplosioni e lotte insanguinate. La storia è ambientata in India e segue il nostro protagonista (di cui mi sono resa conto che non conosco il nome e non escludo che non sia mai stato detto) che partecipa a incontri di lotta clandestini per guadagnare dei soldi. Quando ne riceve meno di quelli pattuiti inizia a cercare un secondo lavoro ed è qui che le cose si mettono in moto. Una volta ottenuto un lavoro presso un famoso hotel inizia la vera storia, il tutto scatenato da un incontro inaspettato che risveglia in lui dei ricordi dolorosi. In men che non si dica il nostro eroe ha uno scopo: la vendetta.
L’ambientazione propone qualcosa di diverso dalle classiche americanate e mostra il divario sociale tra ricchi e poveri, fortunati e sfortunati, persone oneste e persone disoneste in un nuovo contesto. Si tratta di un tema molto importante, infatti dalle primissime scene le riprese mostrano i quartieri poveri e la periferia della città in primo piano e dietro enormi grattacieli illuminati di mille colori. Essendo una storia ambientata in India sono presente molte scene in lingua e con sottotitoli italiani al posto del doppiaggio. Da persona che tende a odiare il doppiaggio perché causa troppo appiattimento questa scelta ha catturato il mio interesse e mi ha fatta entrare di più nella storia che veniva raccontata. Le scene sottotitolate sono principalmente quelle che raccontano l’infanzia del protagonista tramite flashback e alcune volte un paio di dialoghi. Non manca la parte spirituale e la simbologia che ci si aspetterebbe da un film indiano, anche questo mi ha permesso di immedesimarmi ulteriormente nella storia. Ho in particolare amato le riprese che mostravano l’effetto delle gonne decorate durante le giravolte, sono stati momenti di pura bellezza in una storia di sangue, rancore e vendetta.
Passiamo invece a parlare di qualche pecca. Il film è, a mio avviso, troppo lungo, 113 minuti che sembrano 140 minuti a causa dei flashback ripetuti fino alla sfinimento prima della loro spiegazione e, alla fine, delle scene di lotta infinite che non hanno ragione di essere così lunghe e ripetitive. Da quello che ho capito l’intento era mostrare e non spiegare quello che stava succedendo ma questo mi ha lasciato con delle domande a cui non avrò mai risposta. Il protagonista perde sempre gli incontri clandestini a cui prende parte, lo fa perchè ha stretto un accordo che lo impone o perchè non sa fare a botte? Ogni tanto pare sia la prima e ogni tanto pare sia la seconda. Una volta arrivata la rivelazione e il desiderio di vendetta dopo l’incontro sul nuovo posto di lavoro è poco chiaro cosa lui sia cercando di fare e questa cosa viene tirata secondo me troppo per le lunghe. Nel momento in cui si ritira per allenarsi ed essere pronto per lo scontro finale viene aiutato da un carinissimo signore che suona i tamburi per dargli il ritmo degli allenamenti. Non ha un mentore e non ha modo di imparare a lottare, al massimo sta mettendo su massa muscolare, quindi si torna alla domanda inziale. Lui ha sempre saputo combattere e le ha prese per soldi? Quando si arriva alla resa dei conti a malapena riescono a toccarlo perchè è il più agile in mezzo a guardine, poliziotti e uomini armati vari ed eventuali. Sempre sulla fine ricevere un aiuto inaspettato da un gruppo di persone super allenate che riescono a saltare di qua e di là spaccando nasi e atterrando uomini della sicurezza, il problema? Questo gruppo di persone non ha motivo di essere allenato, non si sa come ha fatto ad acquisire di colpo queste abilità e, soprattutto, non si capisce come ha fatto a scoprire dove e quando ci sarebbe stato bisogno di loro visto che il protagonista non ci ha parlato ed era sorpreso quanto me di vederli lì a dargli una mano.
E poi ancora, alla fine del film viene fuori che il protagonista sa chi era il vero cattivo dietro a tutto quello che ha vissuto ma come? Mistero. Non viene mai mostrato o fatto capire che lui viene a conoscenza delle vere intenzioni di alcuni personaggi importanti quindi mi è sembrato irreale che dopo aver soddisfatto il suo desiderio di vendetta continuasse la sua lotta sanguinosa.
Come ho detto all’inizio, il film mi è piaciuto e mi ha intrattenuta. Alcuni personaggi sono rimasti un po’ troppo in superficie e avrei voluto vedere più legami con i personaggi secondari ma, per come è stato costruito il tutto, è evidente che ci si voleva concentrare solo e soltanto sul protagonista. Ci sono accenni a temi importanti e di attualità ma non vengono mai approfonditi. Gli stessi incontri del protagonista con una minoranza presa di mira dal governo viene mostrata come se non avesse nulla di strano e solo per un momento viene mostrato il dolore e le difficoltà che questa minoranza affronta ogni giorno.
In linea di massima se si vuole guardare un film d’azione con la solita trama della vendetta per passare un paio d’ore questo titolo è perfettamente adatto. Anzi, si potrebbe perfino finire con l’imparare qualche cosa in più sull’India, sicuramente in maniera romanzata ma è pur sempre meglio di niente.
