È uscito il 26 marzo in versione cartacea Il mistero del dipinto scomparso, scritto dall’autore lucchese Iacopo Cellini. Nato nel 1990 e cresciuto a Piombino, è conosciuto anche per il bestseller Il gioco di Andromeda, pubblicato nel 2022; entrambe le opere sono edite dalla Newton Compton Editori.
Cellini in questa sua ultima opera non rinuncia a donarci al giusta suspence e di indagare i mille volti del mistero. Facendo in modo di incuriosire il lettore per portarlo verso l’ardua ricerca di una perduta verità. Il tutto condito dall’ingrediente più amato dai lettori del mistery. Ossia la presenza dell’archetipo del villaggio sperduto, apparentemente idilliaco ma venato di ombre oscure.
La casa editrice non svela troppo, anzi accenna e posta quest’emblematico slogan per accendere la curiosità del lettore:
“Molti sospettati, un solo colpevole. Entra nelle stanze del castello e risolvi tutti gli enigmi per scoprire i segreti della famiglia Montefalco.”

Fa da sfondo la più classica delle ambientazioni, quella di un castello sede della nobile casata dei Montefalco.
Si tratta di una magione sperduta, assisa tra le ridenti colline di un Umbria costellata di vicoli e borghi, solato dal resto del mondo grazie alla sua posizione di dominanza sulla collina principale del borgo stesso.
Il castello è un imponente costruzione tardomedievale, perennemente avvolta dalla nebbia, al cui interno è custodito un quadro, oggetto da generazioni di discordia: un’antica tradizione familiare, infatti, vuole che tale dipinto non possa assolutamente mai lasciare il castello. Anzi. Chiunque lo possieda, diventa il padrone della rocca stessa.
Il vecchio Guido Montefalco, l’attuale proprietario, è ormai in fin di vita, e l’erede designato è Filippo, il maggiore dei suoi tre nipoti. Ma una sera d’estate il giovane Leandro, figlio di Filippo, scopre che qualcuno sta tramando per rubare il dipinto. I sospettati sono molti, escamotage ottimale per confondere le acque e far svanire nelle ombre il vero colpevole. Il ragazzo è intenzionato a smascherarlo e impedirgli di portare a termine il suo diabolico piano. Tuttavia, per riuscirci dovrà spingersi nelle zone più inaccessibili del castello, raccogliere indizi e superare molte prove ed enigmi.
Il romanzo è abilmente suddiviso in tre parti (la I, la II e il Finale) ognuna composta di ventitré capitoli. Ma l’aspetto che sicuramente interesserà di più sia il neofita che l’esperto lettore è il suo genere, ossia si tratta di un giallo interattivo. Ciò comporta un rapporto simbiotico con la trama portandolo a svelare intricati enigmi e a risolvere indizi sparsi lungo l’intero percorso deduttivo.
Questo stimola la capacità di scelta portandolo gradualmente alla formulazione di un personale epilogo, coerente con il resto della trama.

La storia si ingarbuglia, appaiono ambiguità, complotti che se inizialmente costringono la verità ad allontanarsi in realtà hanno il fine di indagare i singoli comportamenti mettendoli in relazione con i rapporti familiari e amicali. L’autore lascia la propria impronta rendendo l’intreccio apparentemente classico del giallo qualcosa di unico e indimenticabile, tutto grazie a una scrittura sagace e chiara, seppur optando per la scelta di restare sempre due passi indietro alla storia preferendo ridurre al minimo ogni intervento onnisciente e prediligendo l’intervento diretto del lettore che non è soltanto spettatore ma è esso stesso l’investigatore per eccellenza, colui il quale ha l’arduo compito di risolvere il mistero nel più breve tempo possibile.
Gioca a favore del romanzo anche la scorrevolezza, senza sacrificare l’attenzione al dettaglio e i particolari che Cellini ha disseminato lungo la via della narrazione. Per di più, da studioso storico-artistico in particolare, è da apprezzare il rilievo che viene dato all’arte, sia nei suoi contenuti formali che nelle proprie valenze relazionali sociologiche. Mi sento di consigliare la lettura dell’opera in quanto apporta una piacevole innovazione e freschezza nell’attuale panorama editoriale italiano, tanto che cerca di arrivare forse dove nessun’altra opera fino a questo momento è arrivata: a un piano successivo, di non passività del lettore, che è invece versato in una più interessante interattività.
