Noi di Bee Chronicles abbiamo avuto la possibilità di partecipare all’anteprima stampa de «Il mio posto è qui », scritto e co-diretto da Cristiano Bortone e Daniela Porto, autrice anche del romanzo omonimo da cui è tratto il soggetto e prossimamente edito da Sperling & Kupfer. Il film è prodotto da Orisa Produzioni, con il sostegno della Fondazione Calabria Film Commission, Apulia Film Commission e della Regione Lazio, Fondo Lazio Cinema International, POR-FESR 2014-2020

Abbiamo potuto partecipare ad un’intervista a tu per tu con i registi, che ci hanno svelato i retroscena del film e come è nata l’idea per la storia.
Ma di cosa parla il film?
La seconda guerra mondiale è finita ma in un piccolo paese della Calabria nulla sembra essere cambiato se non sul piano politico. Marta, che ha avuto un bambino da un ragazzo morto successivamente in guerra, dovrebbe sposare un vedovo che non ama. Lorenzo è il sacrestano del parroco il quale, pur consapevole della sua omosessualità, si avvale della sua professionalità. I pregiudizi però non mancano sia ne i confronti dell’uno che dell’altra che, per di più, cerca una strada nel mondo del lavoro.

«La storia nasce da un piccolo racconto, aneddoto , più che altro, di mia madre, di un omosessuale che aiutava le ragazze in un paesino della Calabria a organizzare i matrimoni, quindi lo spunto è reale » afferma la regista Daniela Porto «anche se questo uomo a cui si riferisce mia madre era in realtà più negli anni ’60 che negli anni ’40 piuttosto che negli anni ’40 e quindi per me quando me lo raccontava velatamente c’era una sorta di invidia perché nonostante fosse omosessuale, lui in quanto uomo, era più libero di me» aggiunge poi

Alla domanda se c’è una scena che è stata più difficile da girare il regista Cristiano Bortone afferma : «Voi e il pubblico vedete i film a valle, però a monte il processo di fare un film, come sapete è complicato. È pieno di sfide che spesso non sono soltanto quelle apparenti e ogni film ha le sue. In questo caso alcune delle sfide erano in primis riuscire a riportare la sensibilità del romanzo di Daniela sullo schermo e mi auguro che gran parte della sensibilità sia stata portata sullo schermo. »

I registi ci spiegano che è stata fatta una dura ricerca per far sì che all’ interno del film ci fosse una determinata ambientazione.Si sono documentati e armonizzati tutti: il direttore della fotografia ha cercato di riprodurre le luci a candela, perché non c’erano negli anni in cui è ambientato il film l’elettricità o la luce del sole. Le giornate era tutte molto monotone.
«Martha è una ragazza che ha mille dubbi: il suo prendere coscienza di forse un’altra vita è possibile è un processo lungo. Però a poco a poco prende coscienza di sé. Se non ci fosse stato Lorenzo probabilmente non lo avrebbe mai capito» E più di una volta ci fanno capire come Lorenzo abbia permesso una crescita della nostra protagonista.

Altra cosa che apprendiamo da questa intervista a tu per tu con i registi è il lungo viaggio che hanno svolto per trovare le location che rappresentassero al meglio la loro storia. E ci spiegano come Ludovica e Marco siano stati perfetti per il loro ruoli, tanto che Ludovica ha studiato proprio il calabrese per rendere a pieno questo personaggio.

