Presentazione in anteprima di “Afrodite: la verità della dea”

Mercoledì 24 aprile, noi di Bee Chronicles abbiamo avuto il piacere di partecipare alla presentazione in anteprima nazionale del libro “Afrodite: la verità sulla dea” di Mariangela Galatea Vaglio edito Giunti, accompagnata da Matteo Barbiero, nella Ubik di Mestre.

Galatea Vaglio oltre ad essere una professoressa è anche una giornalista e autrice di racconti e saggi storici tra cui quelli su Teodora e Giulio Cesare. Già dai suoi primi libri le fonti sono sempre importanti: Galatea legge dal greco e dal latino, e questo la porta spesso a discutere con gli editor.

Questo libro però è un po’ diverso, sempre basato sulle fonti, ma racconta la storia di un’unica dea: Afrodite. Ciò porta sicuramente ad un vantaggio: “Quando facciamo epica, gli studenti si appassionano sempre.” Racconta Matteo “Perché i personaggi sono chiari con caratteristiche chiare e ad esempio quando si parla della rabbia di Achille, vedo qualche ragazzino che si riconosce nel non saper governare la propria.”

Si è poi passati a parlare del libro e di come inizia: con il big bang. “Mi sono montata la testa. Se deve essere un inizio, cominciamo dall’inizio proprio.” Ammette Galatea.

Al contrario di quello che si pensa, non tutte le divinità greche sono originarie del Pantheon, alcune, come Efesto, Dioniso e la stessa Afrodite in realtà hanno origini ben diverse. Infatti Afrodite è nata molto prima e nel corso del libro sarà raccontata attraverso i secoli. Quindi, da dove deriva? Afrodite in realtà entra nella mitologia greca attraverso una mediazione dell’isola di Cipro dove c’è questa divinità Astarte che era di origine fenicia e addirittura il nome di Afrodite è stato una sorta di fraintendimento greco sentendo il nome di Astarte, infatti in greco non è un nome che possiamo collegare ad una vera e propria etimologia.

Ma non è tutto qui: Astarte era la resa fenicia di una dea ancora più antica, cioè Ištar o Inanna che era di origine mesopotamica testimoniata dagli antichi sumeri, ed era una divinità protettrice di una delle prime città che conosciamo: Uruk. Lei era potentissima, e lo si può dedurre dal suo tempio che prendeva un intero quartiere della città sulla destra del Tigri ed era addirittura più grande di quello del dio An che era il dio del cielo.

C’erano una serie di miti che raccontavano degli scontri anche abbastanza feroci tra Inanna e questo dio padre del cielo, perché Inanna voleva diventare la divinità più potente della Mesopotamia. Dopo di che succedono una serie di vicissitudini in cui ha una disavventura, perché il figlio del dio Enki che viene mandato alla dea come assistente, le usa violenza perché vuole impadronirsi del suo potere e pensa che una donna che è stata violentata ha perso l’onore e dovrà per forza sposarlo. Inanna non la prende bene e decide di farsi giustizia scatenando un disastro universale in Mesopotamia fino a che non le danno il colpevole da punire. Siccome gli altri dei hanno ignorato il problema della dea, lei decide di prende tutti i loro poteri e diventa la divinità più importante della Mesopotamia.

Inizia così una lotta interna fra gli dei, in cui lei dovrà fare le spese il suo giovane amante che è Dumuzid, un pastore di cui si è innamorata, che è quel personaggio che nella mitologia greca verrà identificato come Adone, l’amante della dea Venere. Inanna visto che c’è questo scontro, decide di trasferirsi prima a Cipro e successivamente sull’Olimpo, ma anche qui i rapporti sono contrastanti: uno dei motivi principali è che la società greca non è per niente aperta nei confronti delle donne. Siccome il libro è tutto dal punto di vista di Afrodite è interessante leggere come vive le varie situazioni.

“Diciamo che i greci sono stati i veri e propri inventori del marketing” dice Galatea facendo scoppiare una risata generale “Sono riusciti a vendere la loro civiltà come se fosse perfetta, unica e irraggiungibile, anche se era assolutamente normale. Ma erano bravissimi a raccontarla.”

È una civiltà maschilista, e ciò porta Afrodite ad avere un grosso problema di integrazione ma anche interazione pure con le altre dee, perché non capisce perché si mettano sempre al servizio degli dei e non fanno e quello che vogliono fare.

L’unica con cui c’è un po’ di rapporto è Artemide che si isola e si separa in un mondo suo, al contrario di Afrodite che si prende il suo mondo. “Ištar era la dea della guerra e la mia Afrodite se l’è portata dietro questa cosa. Non è una che quando deve combattere si tira indietro, non accetta di essere messa in un angolo. Non accetta di essere una divinità di secondaria importanza, lei che era una dea madre l’unica dea grande della preistoria. Non accetta di essere vista come la dea che si occupa di tresche e amorazzi.”

Un’altra cosa interessante è che ci sono un sacco di figure femminili che combattono: la letteratura greca è affascinante perché nella società le donne non valevano nulla, mentre nella letteratura venivano rappresentate con caratteri forti, non solo nella tragedia ma anche nella commedia, anche se non è chiarissimo il perché. Un’ipotesi potrebbe essere che i testi venivano scritti da tutta la Grecia, mentre la civiltà più maschilista era il centro di Atene, mentre bastava uscire un po’ fuori e le donne avevano già un po’ più di libertà.

Si potrà osservare anche il cuore meraviglioso della dea, soprattutto quando incontra Efesto. Afrodite inorridita da quello che Era ha fatto al figlio, si indigna, ma il dio fabbro le rivolge queste parole:

“Per noi greci non funziona così, noi siamo convinti che il bello sia anche buono, se hai anche una qualche deformità in te hai qualcosa di cattivo e sbagliato. L’armonia è ciò che cerchiamo in ogni cosa, nella natura, nei manufatti che creiamo, nel cosmo. Io non sono armonioso. Ho il torso tozzo, le braccia troppo muscolose e i capelli ruspi, la pelle spessa non sono slanciato, le mie gambe non hanno la stessa lunghezza. La caduta dall’olimpo non ha peggiorato quello che già non andava. I miei fratellastri e sorellastre sono bellissimi, degni di essere delle divinità. Io no.”

Con questa frase si può capire benissimo la mentalità dei greci, ma non solo, è stata quella che ci ha accompagnato per molto tempo in cui solo negli ultimi anni si sta cercando di oltrepassarla.

Alla fine, si sa, i due dei si sposano. “Ma lo amava davvero oppure si annoiava?” Chiede Matteo.

“Bah a un certo punto si stufa, prende coscienza della cosa” risponde Galatea “Non mi ero mai sposata prima, quando mi sono sposata ho capito che il matrimonio non faceva per me” interpreta i pensieri della dea. Efesto cercava una moglie trofeo, ma ad Afrodite questo non andava bene, lei sicuramente non è una dea casalinga.

Nel libro viene anche raccontato il suo passaggio tra la Grecia e la Roma antica: dopo la crisi della guerra di Troia ad un certo punto Afrodite decide di trasferirsi nel Lazio, perché nel frattempo gli dei si sono scannati e quindi decide di farsi “l’ape a roma” come ha detto Galatea. Lì si trova veramente bene, perché è una dimensione che le piace di più perché gli dei non hanno una storia: la mitologia romana non esiste perché hanno copiato quella greca perché obiettivamente era migliore. La religione romana però era un contratto: non pregavano gli dei ma facevano delle clausole, li assoldavano. Erano molto pratici e questo piaceva molto a Venere perché era tutto semplice e chiaro senza i giri di parole dei greci.

Ciò che però vuole capire perché il fato l’ha fatta andare lì e che cosa c’entra con il Lazio il suo figlio Enea, l’unico umano di cui effettivamente gli importi qualcosa. Muove tutto quello che può muovere per capire perché è nato Enea e qual è la sua missione e fa di tutto per portarcelo anche tirandolo con gli orecchie. Ed è inoltre l’unico figlio che nel libro viene preso in considerazione perchè è l’unico figlio mortale con cui ha effettivamente un rapporto madre-figlio, l’ha visto crescere, si è presa cura di lui, mentre gli altri sono nati già formati, entità a parte.

Alla domanda sul perché Galatea ha scelto di scrivere proprio su Afrodite ha ammesso che è andata un po’ per esclusione. “Da cinque o sei anni c’è stato un revival del retelling della mitologia greca che hanno coperto quasi tutte le eroine, anche quelle minori. La mia prima proposta era Elena perché volevano un’eroina non una dea, ma due settimane prima che firmassi il contratto è stato pubblicato il libro su di lei.”

A quanto pare le dee sono quelle di cui si racconta di meno, anche perché farlo è un po’ una rogna: le eroine sono pur sempre umane e quindi c’è una maggior identificazione, scrivere sulle le dee è più impegnativo perché sono esseri diversi.

“Afrodite è la mia seconda scelta perché è sempre stata raccontata male. L’immagine che si ha di questa dea è una sorta di Barbie dell’Olimpo, non ha una capacità decisionale vera e propria. Ma è solo un’impressione superficiale. Quando si va a leggere i testi più filosofici sono pieni di inni ad Afrodite, ma la dea di cui parlano loro non è la dea dell’amore, ma è la forza che tiene insieme l’intero universo. La più antica divinità che sovrintende il mondo.”

Questa dea ha anche un aspetto molto inquietante sotto alcuni punti di vista, ha degli elementi fastidiosi, è legata al regno dei morti, ha un’ira terribile, ed è anche quella che ha più epiclesi (cioè più soprannomi): ciò dimostra che era una delle più invocate anche in una serie di ambiti che non hanno niente a che fare con l’amore. Per esempio viene chiamata Afrodite è la uccisora degli uomini, veniva invocata in guerra, in Sparta era la dea barbuta. Era Afrodite che protegge i marinai in mare che è capace di salvarli ma anche farli annegare, i suoi templi erano anche dei centri di scambi di informazioni geografiche. Era anche Afrodite che inventa la scrittura, protegge le invenzioni delle lettere. È una dea che ha una serie di attribuzioni che successivamente sono state misconosciute ma che lasciavano immaginare che fosse una divinità potentissima e dalle competenze molto più ampie. Possiamo notare però questa sua forza anche nei miti infatti fa sempre quello che vuole lei. Le altre devono contenersi, mentre Afrodite se ne frega perché lei stessa è in grado di minacciare Zeus, perché lei è una forza primigenia dell’universo di cui anche gli dei hanno paura, non è una dea benevola e tranquilla come tutti immaginano.

“In questo libro vi farete delle grasse risate, perché Galatea fa dei dialoghi proprio come piace a lei, con personaggi come li racconta lei, in cui c’è l’aspetto della battuta che ai ragazzi piace sempre.” Racconta Matteo. In effetti quando le cose vengono raccontate in modo divertente, ci si inizia ad appassionare di più e capire anche meglio, basti pensare alla saga di Percy Jackson che ha fatto innamorare della mitologia e lettura molti ragazzi.

Alla fine della presentazione non possiamo far altro che dire che il libro ci ha incuriosito parecchio, per prima cosa per il tema della mitologia di cui siamo appassionati, a partire dall’inizio della storia di Afrodite che non conoscevamo, ma anche per i temi che il libro tratta tra cui il femminismo e il potere femminile. La cosa che ci ha più colpiti e lo “smascheramento” dello stereotipo di questa dea, che tutti pensano sia come la Barbie dell’Olimpo (per citare le parole di Galatea), per mostrarcela molto più profonda e più forte di quello che sembri a primo sguardo.

Quindi, appena avete la possibilità, leggetelo, perchè oltre ad essere pieno di ironia da anche molti punti di riflessione.

Un pensiero su “Presentazione in anteprima di “Afrodite: la verità della dea”

Lascia un commento