Sapete quando volete andare al cinema ma non sapete cosa guardare e allora andate un po’ a sentimento? Ovviamente il giorno in cui decidete di andare al cinema non è uscito niente di interessante o che state aspettando quindi scegliere cosa vi sembra il meno peggio e pregate che qualcuno dall’alto ve la mandi buona. Con Civil War di Alex Garldand è successo esattamente così, sapevo della sua uscita ma non mi diceva nulla di particolare, complice la pioggia continua di queste settimane sono invece finita col guardarlo.
La trama
“Cittadini americani, il popolo dell’alleanza della Florida e le forze occidentali di Texas e California saranno di nuovo benvenute in questi Stati Uniti non appena il loro governo secessionista e illegale verrà deposto.“
In un’ipotetica guerra civile negli Stati Uniti d’America Lee è una fotografa di guerra molto conosciuta e ha come obbiettivo raggiungere Washington, dove si trova il presidente. Il viaggio si prospetta pericoloso già così ma diventa ancora più complicato quando altri due colleghi si uniscono alla loro impresa. In guerra la stampa dovrebbe avere l’immunità, ma è davvero così?
Il film
La storia si discosta dai soliti film di guerra perché in questo caso non viene raccontata la storia di una delle due fazioni rivali ma quella che è la vita dei giornalisti al fronte. All’inizio è difficile capirlo, ci si aspetta che Lee (protagonista) e i suoi colleghi dicano o facciano qualcosa per mostrare il loro sostegno a una delle parti. L’unica cosa che viene invece sottolineata è l’inutilità della guerra, le mostruosità che porta e il come ogni guerra dovrebbe essere un monito per evitare la seguente.
Il lavoro del fotografo di guerra e del giornalista di guerra viene mostrato attraverso difficoltà, rivalità e differenze di età. Nel gruppo di Lee sono presenti sia un suo collega in età avanzata che, a quanto pare, le ha fatto da mentore all’inizio della carriera, sia una giovane fotografa affascinata da questo lavoro e grande fan della stessa Lee. In questo modo si può seguire da diverse prospettive la vicenda e vedere i personaggi crescere, svilupparsi e rivalutare le proprie scelte di vita.
“Non sapete loro per chi combattono?!”
“Qualcuno ci vuole uccidere, e noi vogliamo uccidere loro.”
Una cosa interessante di tutto il film è che nonostante la stampa abbia sempre a che fare con militari non viene mai detto a quali. Personalmente non ho notato differenze tra il comportamento dei vari gruppi di soldati che la piccola carovana incontra, tutti li hanno lasciarli liberi di documentare. Quando i quattro protagonisti hanno incontrato difficoltà esse non sono scaturite dalla posizione presa nella guerra in corso. Questo, più di tutto, sottolinea quanto l’informazione sia fondamentale. Sì, la si può strumentalizzare, ma le immagini spesso parlano più di mille parole e tutti sperano che la loro esperienza in battaglia venga raccontata a chi resta e a chi non era sul campo. Ed è così che tutti i soldati, quando impegnati in azioni militari, scortano e riparano fotografi e giornalisti che si avventurano in prima linea.
La guerra documentata
Come ogni film di guerra che si rispetti è pieno di esplosioni, morte, spari e violenza. Non esiste un filtro che addolcisce quello che succede o quello che si sta guardando, anzi. Attraverso le foto che i fotografi scattano alcune scene forti vengono proposte più volte, ogni tanto con qualche frase quasi fuori contesto, obbligando lo spettatore a riflettere su un’unica verità: il fotografo di guerra farà qualsiasi cosa per ottenere un ottimo scatto da poter usare. Anche se nel contesto cruento di una guerra, si tratta di un lavoro come un altro. Per essere pagati e fare carriera bisogna pensare a se stessi, a costo di lasciare indietro amici e conoscenti o, anche, di usarli come soggetti per le proprie fotografie.
Lee affronta un viaggio molto complicato da questo punto di vista, da fotografa che cerca la prossima foto da vendere al miglior prezzo si ritrova figlia adottiva e mentore. I due ruoli quasi imposti e nemmeno per sbaglio scelti le fanno rivalutare scelte e priorità. Lee è parte di una storia che si ripete ciclicamente, che le piaccia o meno.
Per chi è curioso di avere anche qualche informazione più tecnica sul film vi lascio un articolo precedentemente pubblicato: Civil War: sorpresa al botteghino per il nuovo film con Kirsten Dunst
