Intervista esclusiva a Maria Camilla Brandenburg: “Quell’estate con Irenè non è per tutti”

Maria Camilla Brandenburg, classe 2003, è nota principalmente al pubblico per il ruolo dell’adolescente Rebecca nella quinta e sesta edizione delle celebre serie televisiva italiana Skam Italia, inizialmente prodotta da TIMvision e poi passata a Netflix Italia. Ben presto sarà possibile vederla sul grande schermo nel lungometraggio Quell’estate con Irenè di Carlo Sironi, fresco dalla partecipazione al Festival internazionale del cinema di Berlino e pronto per concorrere al Bellaria Film Festival, che si terrà tra non molto, dall’8 al 12 maggio 2024 a Bellaria Igea Marina (Rimini). Attrice e artista a tutto tondo, nonché allieva della facoltà di Pittura all’Accademia delle Belle Arti di Roma, abbiamo avuto il piacere di intervistarla e parlare della sua formazione, dei progetti passati, presenti e futuri. Complimentandoci ancora per il suo talento e augurandole il meglio per la propria carriera, in seguito troverete quello che ci siamo detti.

L’intervista

Che origini hai?

Mio padre è tedesco, mentre mia madre è italiana.”

Quando e dove sei nata?

Il 29 aprile 2003 a Roma, anche se adesso vivo in un paesino poco fuori Roma Nord con mia madre, non proprio in città.

Sei figlia unica?

Sì, anche perché i miei genitori appena fatta me si sono separati. Egoista come sono preferisco così.

Pratichi o hai praticato qualche attività sportiva?

Ho fatto danza per nove anni, ho smesso verso i dodici anni credo. Andavo bene, ma mi sono stufata e ho detto basta, non sono mai stata una persona particolarmente attiva.

Hai sempre avuto la passione per la recitazione oppure è nata più tardivamente?

È un po’ strano chiedere questa cosa, perché se effettivamente faccio questo lavoro è perché mi piace. Fin da piccola ho sempre disegnato e dipinto, tutti mi spingevano in quella direzione, quindi una volta scelto il liceo artistico ero contenta. Però avevo anche questa cosa del recitare, ero una bambina molto teatrale, raccontavo storie divertenti, avevo questo modo di fare teatrale e ho cominciato a fare teatro per estirpare la mia timidezza intrinseca, dopodiché ho capito che mi piaceva farlo e dalla seconda liceo mi ero messa in testa di voler fare l’attrice, anche se mio padre aveva dei pregiudizi riguardo al mestiere e mi sono iscritta in agenzia solo dopo aver compiuto i diciott’anni, quando non avevo più bisogno della sua firma. Dopo quei due anni di teatro fatti e interrotti a causa della pandemia, ho frequentato una scuola privata di recitazione, ma non così buona: non è che abbia studiato veramente.

Qual è o qual è stata la tua formazione attoriale: hai frequentato o stai frequentando qualche accademia di recitazione?

No, ho provato a entrare alla Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volonté a Roma, dopo aver concluso il liceo; una scuola molto gettonata, che prende il nome dall’omonimo attore e fa una selezione non molto ampia. Tra l’altro mi aveva consigliato di fare questa cosa Lea Gavino (Viola in Skam Italia), perché ero ancora al liceo durante le riprese di Skam Italia 5. Ci ho provato, dalle tremila candidature online eravamo rimasti in cinquanta e da questi ne sarebbero entrati solo ventiquattro: io nella lista ero venticinquesima. Fa ridere perché anche Lea aveva avuto questa cosa, solo che per scorrimento era riuscita ad entrare a differenza mia. Adesso aspetterò e basta.

Com’è coincidere la vita lavorativa (l’attrice) a quella accademica (da studentessa all’ABA), ci vuole molta organizzazione?

Diciamo che nell’ultimo anno non ho avuto così tanti lavori, sia per il calo di provini in generale che per il taglio dei capelli: i capelli lunghi si prestano a tante cose, quelli corti un po’ di meno. All’ABA è il primo anno per me. Poco dopo il liceo mi ero iscritta alla facoltà di Storia dell’arte alla Sapienza, tuttavia dovendo girare un film, che era proprio nel momento in cui cominciavano le lezioni, essendomi persa molto tempo, ovvero due mesi, ero in ritardo, molto stressata e avevo avuto diversi problemi durante le riprese, quindi mi sono demoralizzata e ho abbandonato. Quest’anno, che è più calmo per modo di dire, ho cominciato l’ABA, che è a frequenza obbligatoria e mi riesce molto più facilmente fare; probabilmente se avessi più lavoro sarebbe un problema, però dato che per ora non ce l’ho va bene.

Maria Camilla Brandenburg (640×360)

Stilisticamente o concettualmente, quale artista è di forte ispirazione per te?

Per quanto riguarda le cose che faccio in accademia sono una persona che in questo momento sta cercando di comprendere alcune dinamiche, vorrei avere più tempo ed essere più motivata a fare alcune cose che vorrei tanto sperimentare. Il mio artista preferito penso sia Beksiński, un artista considerato del “surrealismo dispotico”, non un vero e proprio movimento, quasi costruito solo su di lui. Fino a poco tempo fa era conosciuto per niente e sembra che le persone stanno cominciando a conoscere ultimamente, mi fa piacere. Ha un modo artistico molto interessante, macabro, e nonostante io sembri una persona molto chiara e solare, diciamo che ho questa parte un po’ raccapricciante che dal punto di vista artistico comunica maggiormente; mi piacciono anche dal punto di vista estetico le cose macabre, surreali e statiche, piuttosto che movimentate, anche se teoricamente considerate brutte.

Passando alla carriera da attrice, Skam Italia è stato il tuo primo progetto?

Sì, sono entrata in agenzia Studio Emme appena maggiorenne e una settimana dopo ho ricevuto il provino.

Hai fatto tutto da sola o hai avuto sostegno da parte di parenti?

La scuola di recitazione privata costava un po’ e me l’ha pagata mia madre, che ha compreso la mia voglia di fare tante cose e lei stessa era felice di questo, in quanto aveva fatto il liceo artistico prima di me: è una persona molto artistica e creativa, nonostante faccia l’architetto, un lavoro quasi del tutto burocratico al giorno d’oggi. Attraverso la scuola ho avuto modo di conoscere attori e registri, che mi hanno anche dato sicurezza, dato che le sono piaciuta, e questo mi ha portato a cercare un’agenzia.

Eri già una fan di Skam Italia o in generale del franchise di Skam prima ancora di essere ingaggiata per far parte della nuova generazione?

Allora, devo dire che non è esattamente il mio genere. Però ricordo una cosa simpatica: quando andavo in prima o seconda liceo c’erano le mie amiche più care che erano molto fan del franchise e anche se non era il mio genere di serie, sono una persona da film (sono una vecchia), me l’hanno fatto conoscere. Quindi mi ero affezionata, perché era una parte dei ricordi di inizio liceo, quando passato tempo con loro, ed è stato bello perché era a me famigliare, nonostante non fossi una fan accanita.

Qual è stata la tua reazione non appena hai avuto notizia dell’esito positivo riguardo al tuo provino: già te lo sentivi dopo averlo fatto o è stata una sorpresa?

Un po’ me lo sentivo, c’erano state delle motivazioni e delle reazioni che me l’avevano lasciato intendere. Mi sembra che io fossi con il mio ragazzo dell’epoca in una lunga passeggiata per la città (da Piazza del Popolo, per il Colosseo e piazza di Roma) e quel giorno mi arrivò la chiamata, ero molto gasata e, anche se neppure lui era fan, era contento del risultato.

Qual è il tuo personaggio preferito di Skam Italia (escluso il tuo)?

Ovviamente non avrei detto il mio. Direi Niccolò, oltre al fatto che Rocco Fasano è fantastico, il suo personaggio è molto carismatico e ha delle caratteristiche interessanti, secondo me non può esserci personaggio al di fuori di lui come mio preferito. Inoltre Rocco è una persona molto simpatica, forse sono influenzata da questo. L’ho visto di sfuggita durante la conclusione di una registrazione con Francesco Centorame (Elia in Skam Italia) e gli ho detto: «Se volevo incontrare qualcuno qui, eri te».

Maria Camilla Brandenburg (640×360)

Passando al tuo secondo progetto, come descriveresti Quell’estate con Irenè a qualcuno che non l’ha ancora visto?

Come un film non per tutti, però è la cosa che ho fatto di cui vado più fiera. È un film dai molti silenzi, riesce ad accompagnarti all’interno della scena perché sostanzialmente ti porta a ragionare con il personaggio; non ti dicono quello che fanno e ti accade quello che sta accadendo ai protagonisti, perché rimane il silenzio, deve svilupparsi una connessione con la narrazione, altrimenti non ti piacerà. Ci sono pochi dialoghi, molto incisivi, anche se non sembra, ma continuando a rimuginarci si comprendono tante cose non dette. È un film molto particolare, sono sicura che non tutti lo capiranno, ma sono molto fiera di averne preso parte. Anche perché parla della questione della malattia, di due ragazze che hanno il cancro e si incontrano in un campo estivo di persone che hanno appunto finito la terapia, o la stanno facendo, ma nonostante questo durante tutto il film penso che la parola “tumore” non si senta, forse una volta viene nominata, e fanno continuamente finta che non ci sia, perché del resto non è una cosa nuova per loro; è la loro vita, come dire che le persone malate vivono lo stesso.

Quando avete registrato?

Dall’ottobre al novembre 2022, due mesi. Sono state svolte alcune riprese a Roma, poche, mentre l’ambientazione principale era l’Isola di Favignana, in Sicilia, famosa per queste saline, delle formazioni rocciose artificiali… Un paesaggio pazzesco, insomma una buona scelta.

Per interpretare il personaggio di Clara in Quell’estate con Irenè, che senz’altro ha un vissuto intenso alle spalle nonostante la giovane età, hai fatto delle ricerche o ascoltato testimonianze di adolescenti che realmente hanno vissuto quel contesto?

Carlo Sironi, il regista, è una persona molto minuziosa, tanto che prima di registrare ho fatto molte prove di recitazione off-camera e per prepararmi a questo ruolo, che non era solo il ruolo della ragazza malata, ad esempio ho letto i libri che la protagonista legge nel corso del film, oltre ad averli amati, li ho assimilati e compreso molte cose grazie a questi. Per quanto riguarda la parte della malattia, Carlo mi ha consigliato di comprendere non quella, quanto il viversela, difatti sono stata messa in contatto con una ragazza in videochiamata, che aveva avuto lo stesso problema di Clara proprio nella stessa fascia di età: mi ha spiegato delle problematiche sociali, di come si sentiva e com’è stata la sua introduzione nelle infrastrutture sociali dopo la guarigione dal tumore in anni fondamentali, dove avrebbe dovuto imparare come vivere nella società. Erano delle dinamiche al di fuori della malattia, che però questa comporta. Devo ringraziare Carlo per esser stato minuzioso e aver cercato di farmi capire come comprendere quello che stavo facendo. La prima volta che l’ho incontrato è stato al provino, teneva a essere presente a ogni casting, insieme alla responsabile, Sara Casani, ed erano molto lunghi, all’incirca di due ore, per questa minuziosità nelle cose: ho un buon ricordo. Anche la fotografia di Carlo mi piace molto ed è stata diretta da Gergely Poharnok, per cui sul set c’era un continuo parlare inglese o francese, tenendo conto anche della provenienza di Noée Abita (Irenè in Quell’estate con Irenè).

Maria Camilla Brandenburg (640×360)

Quando sarà possibile vedere il film nelle sale cinematografiche?

Al momento parteciperà al Bellaria Film Festival, ma sarà visibile al cinema tra non molto.

In conclusione, pensi sia più simile a te il personaggio di Rebecca o di Clara? E se nessuna delle due, perché?

Ovviamente hanno delle somiglianze, perché le ho fatte io, altrimenti se così non fosse avrebbero avuto comportamenti e tipi di reazioni diverse, sicuramente ho a che fare con loro. Come personaggio su carta non saprei, Clara ha molte caratteristiche che ho, ma anche che non ho (lei è molto pacata, legge molto, e se l’avessi accanto mi tranquillizzerebbe). Per quanto riguarda Rebecca è una persona molto più simile a me nel modo di approcciarsi alle persone, inizialmente diffidente e poi una una pazza scatenata, matta, è quella divertente del gruppo che serve.

Lascia un commento