Il mostro di Trieste. Un’indagine di Zeno Pentecoste

Dal 12 Aprile è disponibile il nuovo romanzo, di genere thriller, di Gianluca Rampini, Il mostro di Trieste. Un’indagine di Zeno Pentecoste, edito Newton Compton. Nato a Trieste nel 1974, Gianluca Rampini è socio della Cooperativa Sociale Lavoratori Uniti Franco Basaglia, prima cooperativa sociale in Italia, nonché scrittore. A muoverlo è la ricerca verso l’origine del male, il tentativo di comprendere cosa spinga le persone a compiere azioni altrimenti incomprensibili.

La trama

Il protagonista vero e proprio della storia è Zeno Pentecoste, poliziotto dal passato avvolto nel mistero e una vita tormentata dalla malattia della moglie e dalla ribellione della figlia Rebecca. Della sua famiglia biologica non sa nulla e l’unico ricordo che lo lega al passato è un’inspiegabile paura del buio.

In un momento in cui la sua crisi personale si accentua, Trieste è scossa dalla violenza. Un killer seriale uccide le sue vittime, sottoponendole a un oscuro, macabro rituale: i loro corpi, semisbranati, vengono attaccati agli alberi e resi tutt’uno con essi. Dai corpi, dalle mani, spuntano rami.

La firma del serial Killer? Un sasso rosso. A mano a mano che le indagini proseguono e i corpi aumentano, gli indizi portano Zeno a far luce su una vicenda del passato, collegata al famoso Mostro di Trieste, quello che tutti conosciamo, e che sembra legato al protagonista più di quanto si pensi.

I punti di vista e i salti temporali

Sebbene sia Zeno il protagonista indiscusso della vicenda, è bene spendere qualche parola per uno dei personaggi che abbiamo trovato maggiormente interessanti nella storia e che, a nostro parere, è riuscito a rubare la scena e l’interesse del pubblico al protagonista stesso.

Giovanni, questa figura misteriosa per cui si prova sia compassione che orrore, tira le fila della storia nell’ombra e appare come quel cavaliere oscuro e giustiziere della notte che molte volte abbiamo trovato in film e serie tv. Uno dei punti forti della storia è proprio quello di alternare il punto di vista di Zeno e Giovanni, accomunati da un legame misterioso, che però riescono a far sì che il lettore tifi non per il poliziotto, ma per colui che in realtà si dovrebbe considerare un criminale.

Rampini è stato furbo a presentarci Giovanni fin dall’inizio, mostrandoci in prima battuta il suo trauma, che diventa anche il nostro e creando nel lettore una certa alleanza con quel povero bambino. Di conseguenza, è normale esultare quando Giovanni riesce nei suoi intenti, sebbene siano macabri. La storia prosegue passando dal suo punto di vista a quello di Zeno, inserendo poche volte il punto di vista di un terzo personaggio, che però non gode della stessa compassione che si prova per Giovanni.

Questo spostare continuamente l’attenzione del lettore porta a mantenere alto il livello di attenzione e, soprattutto, a non scadere nella noia. Se c’è un elemento che non è presente nel libro, sebbene sia lungo, è proprio questo: Rampini riesce a tenerti incollato alle pagine e sembra di essere lì, nella stazione di polizia o sulla scena del crimine.

Lo stile e il legame con la mitologia

La scrittura di Rampini è molto vivida e dettagliata, tipica di quelle serie tv poliziesche che hanno, vuoi o non vuoi, sempre successo. Il mostro di Trieste. Un’indagine di Zeno Pentecoste potrebbe essere facilmente adattato per una serie tv o un film, dato che i personaggi vengono ben delineati, così come l’arco narrativo.

Rampini è molto descrittivo, portando chi legge a immaginare perfettamente chi sta parlando o con chi, tanto da riuscire ad avere una visione chiara non solo dei personaggi principali, ma anche di tutta la squadra di Zeno, con le sue stesse simpatie o antipatie.

La sua abilità nello scendere nei particolari è presente anche nelle scene più cruente, in cui vengono descritte, pezzo dopo pezzo (letteralmente), sia le uccisioni che i ritrovamenti fatti dalla polizia. È normale provare orrore e questo è un altro punto a favore di Rampini, che in molti punti ricorda lo stile crudo di Stephen King.

Le gambe sono fratturate in più punti per farle aderire alla forma dell’albero.

Il mostro di Trieste. Un’indagine di Zeno Pentecoste. Capitolo 15.

Nel complesso il testo è scorrevole, così come i dialoghi appaiono verosimili e realistici. Il ritmo è incalzante, soprattutto grazie alle alternanze temporali (specificate all’inizio di ogni capitolo), che danno modo al lettore di comprendere dove e in che epoca siamo.

Perché è così originale questo libro? Perché porta dei temi già visti ma in una chiave totalmente nuova. Non solo Rampini scrive senza filtri (cosa che abbiamo apprezzato molto, poiché rende il tutto più vero), ma introduce nella storia elementi della mitologia basca, che personalmente non conoscevamo, caratterizzata da particolari estremamente macabri, del tutto in linea con la storia.

Il focus non è tanto sulla vicenda dell’organizzazione criminale, su cui la squadra indaga fin dall’inizio, ma sui colpi di scena della relazione fra Giovanni e Zeno. Nonostante questo, le tre linee narrative si intersecano l’una con l’altra, mostrando quanto siano collegate.

Il finale del libro è, in parte, aperto. Anche questo è un aspetto che abbiamo trovato apprezzabile, poiché lascia spazio per un eventuale seguito e un approfondimento psicologico di Giovanni e Zeno, elemento che non è molto presente nel libro e viene più che altro lasciato implicito.

Il Mostro di Trieste. Un’indagine di Zeno Pentecoste è un ottimo libro, scritto con attenzione e pensato nei minimi particolari. Nulla viene lasciato al caso e tutto appare collegato da un filo sottile. Una lettura interessante e ricca di colpi di scena, che non annoia in nessun punto.

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