Il Regno del Pianeta delle Scimmie: la recensione

Da oggi, 8 Maggio, sarà possibile trovare in tutte le sale “Il Regno del Pianeta delle Scimmie”, il nuovo capitolo della saga della 20th Century Studios, diretto da Wes Ball (che ha diretto anche la trilogia di Maze Runner) e interpretato da  Owen Teague, Freya Allan, Kevin Durand, Peter Macon e William H. Macy. Il film è scritto da Josh Friedman, basato sui personaggi creati da Rick Jaffa e Amanda  Silver.

La trama

Il film è ambientato diverse generazioni dopo il regno di Cesare, ormai simbolo dell’epico franchise. In questo momento le scimmie sono la specie dominante, divisa in clan e alla ricerca della propria armonia. Gli umani sono costretti a vivere nell’ombra, nascosti e decimati, privi della parola e dell’intelletto che una volta li contraddistingueva.

Il protagonista è Noa, una giovane scimmia ignara del passato e del mondo esterno, che compie uno straziante viaggio alla ricerca del proprio villaggio rapito da un nuovo tirannico leader, Proximus Cesare. Noa incontrerà Mae e Raka che lo porteranno a mettere in discussione tutto ciò che conosceva e a fare scelte che influenzeranno sia il futuro delle scimmie che degli umani.

Il Franchise

Conosciamo bene il colossal Il Pianeta delle Scimmie del 1968, con Charlton Heston, e la 20th Century Studios nel 2011 ha iniziato a rilanciare il popolarissimo franchise con L’Alba del Pianeta delle Scimmie, diretto da Rupert Wyatt. Da lì è seguita una trilogia raccontata tutta dal punto di vista di Cesare, fino ad arrivare a questo nuovo capitolo, ambientato molte generazioni dopo la morte di Cesare.

L’intento era quello di creare una nuova storia, del tutto originale, con un nuovo protagonista che però scoprisse l’esistenza di Cesare e dei suoi insegnamenti. Nel 2019 Ball aveva ricevuto la proposta di portare avanti il franchise, rifiutando perché non sapeva cosa effettivamente si potesse raccontare. Una settimana dopo, però, l’idea di Noa e di una storia completamente separata dalle vicende di Cesare, ma in qualche modo influenzata da esse, ha cominciato a prendere piede, fino ad arrivare al film ora nelle sale.

Ci sono nuovi personaggi, nuove battaglie e nuove scoperte, ma spiritualmente Cesare è onnipresente, come se fosse parte di una spiritualità antica del nuovo mondo e guidasse i suoi simili anche a distanza di secoli.

I temi, le ambientazioni, la regia

Dal punto di vista strettamente narrativo, la storia di Noa affronta questioni che riguardano la famiglia, le responsabilità che ne seguono, così come la presenza di classi sociali, razze, e i limiti che impongono. Quella a cui ci troviamo davanti può essere definita come “un’umanità ai tempi dell’epoca del bronzo”, come se si fosse fatto un passo avanti rispetto ai tempi di Cesare. Con esso, però, è arrivato anche il pericolo di un nuovo leader che sembra ossessionato dal vecchio mondo e da un modo per riuscire ad avere il predominio su un regno che reclama con prepotenza.

Insieme al pericolo “presente”, Ball presenta un altro elemento importante, ovvero il ruolo della razza umana in questo nuovo quadro post-apocalittico. Il momento in cui Noa vede una mandria di umani, è spiazzante: per la prima volta capiamo come devono sentirsi quegli animali in via d’estinzione, che sembrano quasi una chimera. Gli occhi di Noa sono pieni di stupore e, a tratti, compassione, perché gli umani hanno perso tutto l’orgoglio, la fierezza e l’intelligenza che avevano secoli prima, tornando a essere uomini primitivi, che sopravvivono al meglio delle loro possibilità.

Il personaggio di Mae è tutta un’altra storia: fa parte di quella piccola cerchia di essere umani ancora in grado di parlare, di leggere, di pensare e ragionare. Lei conduce una sua battaglia personale, che si interseca con quella di Noa, ma che non coincide con essa. Mae è un personaggio grigio, pieno di segreti, e che deve affrontare una lotta interiore non indifferente.

Il suo scopo è quello di aiutare di nuovo gli esseri umani a riprendersi quello che un tempo era loro, ma farlo significa assoggettare di nuovo le scimmie, anche quelle di buon cuore come Noa. La fine del film lascia spazio a tanti altri capitoli, facendoci capire che la serie di film su questi nuovi personaggi è appena iniziata e che Ball ha in serbo qualcosa di enorme ed epico.

Altro elemento molto interessante è la scelta delle ambientazioni. Le riprese sono state girate per lo più in Australia, nel Nuovo Galles del Sud. L’idea era quella di porre la storia in un tempo e un luogo non specifici, lungo la costa occidentale degli USA. Fin dall’inizio vediamo questi edifici in rovina ricoperti da alberi e foglie, come se la natura si fosse ripresa ciò che le apparteneva.

Il film, sebbene uscito nel 2024, sembra una pellicola degli anni ’70, girato con obiettivi grandangolari e lenti anamorfiche. Un elemento in particolare ha catturato la nostra attenzione: i primi piani. Ball è stato furbo a dare importanza alle espressioni dei personaggi, lasciando le immagini su primi piani fissi, in cui traspare tutta la loro emotività.

In questo modo è facile empatizzare con Noa e sentire lo stesso dolore di Mae quando la vediamo con le lacrime agli occhi.

Ovviamente, essendo un film apocalittico che parla di scimmie sono molti gli effetti speciali usati. C’è da dire, però, che sono resi in maniera molto realistica e verosimile: lo spettatore non viene distratto e non prova fastidio nel vedere una scimmia parlare.

Il Regno del Pianeta delle Scimmie non è solo un film che parla di apocalisse e di lotta per la sopravvivenza, ma è anche la storia di un giovane che scopre se stesso. È molto simile a un romanzo di formazione, con un finale che lascia una finestra spalancata sul destino di Noa, che tutti immaginiamo irrimediabilmente e dolorosamente intrecciato a quello di Mae.

Una nuova alba è sorta e, stavolta, sembra procedere verso una battaglia epica per la riconquista del pianeta. Unico punto a sfavore, se proprio bisogna trovarlo, è il minutaggio, un pochino esagerato ma comunque giustificato. Per tutti gli amanti della saga, preparatevi a una nuova avventura.

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