Ale hai ricevuto il libro?
Bibi non ora. Sparisci
Ale perché questa freddezza?
Mi fai distrarre, sto tirando i dati echediamine!
Ok ho capito..il libro è arrivato.
Si, si ora sparisci. Che sto cercando dove atterrare con l’aeronave
…
Forse ho fatto male a farti avere questa possibilità.
Ho da fare. Emigra.
Ecco cosa accade nel dare a questa vecchia signora,improvvisamente ringalluzzita un libro game. Quindi ragazzi è colpa della mia amica Bibi se ho passato un intera giornata a giocare, sparolacciare per la perdita costante di un punto di destrezza, tirare dati e ululare perché non riuscivo mai, ma dico mai, a fare un dannato nove.
Come, sento sussurrare, non sono normale?
Al contrario MIEI adorati. Voi siete giovani, siete virgulti in fiore e non conoscete, almeno che non siate vetusti quanto la sottoscritta, il dolce torpore e la felicità di entrare dentro i libri. Credetemi, non è affatto la stessa sensazione che da la lettura. E neanche la stessa che può fornire un videogame o un gioco a D&D.
In quel frangente c’è sempre una sorta di barriera tra voi e l’avventura. Uno scherzo nel caso di computer, PlayStation e similari. Un master nel caso dei giochi di ruolo. Ma se provate a accarezzare con cura e aprire il libro game…siete solo voi, le parole e la vostra fantasia senza limiti. Senza immagini se non quelle create dalla vostra mente. Che di volta in volta fotograferà ambientazioni descritte si abilmente dal nostro autore, ma anche profondamente modellate da voi. Proprio voi. Voi che bramate in ogni modo la lettura immersiva. In questo caso l’emozione è totalizzante. E noi, poveri fiammiferai buttati in un universo oscuro e improntato, spesso, su valori concernenti la produttività e la convenienza, noi nerd senza nessuna protezione (neanche i panda erano cosi indifesi) trovavamo il nostro fiammifero per riscaldare notti cosi gelide, proprio in quei libri. Vere e primigenie porte sull’Altrove. E cosi quando scuola, socializzazione, lavoro, impegni e famiglia erano troppo opprimenti, bastava entrare in qualsiasi universo magico, non magico, avventuroso o fumoso come la Londra ottocentesca, per evadere e sentirsi liberi.
Noi e il libro. Il libro e noi. Negli anni ottanta, fatto di yuppi e di boom economico, ma anche di valori terribilmente materialisti, i sognatori erano in netta minoranza. O meglio forse si trattava di un “esercito” in incognita. Nessun poteva raccontare di luoghi oscuri, di antri nascosti senza essere definiti disadattato. Non c’era l’attenzione alle parole di adesso. Eppure, nonostante un mondo da cui proteggerci eravamo al tempo stesso più fortunati di oggi. Potevamo ritagliarci qualcosa di nostro, da non condividere fino a banalizzarlo con nessun evento, social o apprenza che sia. Era il nostro posto segreto cosi come cantava suadente il buon Peter Gabriel
Mi sono fermato in questo posto non riparato
Fino a quando ho potuto vedere la faccia dietro la faccia
Tutto ciò che era accaduto prima non aveva lasciato traccia
Giù vicino al binario ferroviari
Nel nostro mondo segreto ci siamo scontrati
Tutti i posti in cui nascondevamo l’amore
A cosa stavamo pensando?
Secret world
E cosi nascondevamo l’amore.
Per la libertà, per la fantasia, per mondi che solo oggi state accettando fino forse a svuotarli di quella magia che si nutre soltanto di silenzio. Per noi il libro game era il secret world. E potevamo scegliere come intraprendere questa sorta di cammino iniziatico. Se con un libro a scelta multipla. O un vero e proprio gioco con i dadi, fatto di combattimenti e di lanci,. E mentre il dado volava in aria, si sperava sempre in una sua benigna condiscendenza. Sempre.
E cosi mentre ieri ritornavo ragazza, mi sono sentita proprio come quel dado, libera di alzarmi in aria, scendere a terrà a dare alla mia vita il numero del destino. Sapendo che anche se potevo rischiare la sconfitta, avrei sempre poi potuto comunque ricominciare. Sempre.
Grazie Castoro edizioni!
