Quale sono i libri che odio?
Dovrei dire che non esistono.
Però..eh miei lettori il però esiste.
Vedete io sono certa che il libro sia un essere senziente e che come tale conservi dentro se la sua leggenda personale.
Quel sogno che lo spinge avanti, sempre avanti in cerca del suo orizzonte. Magari impossibile da raggiungere. Eppure qualcosa ci spinge a camminare, stanchi, malmessi e magari frustrati. Una forza interiore che non ci fa mai smettere di muoverci. Ecco se il libro è un pò come l’anima di ognuno di noi, deve attirare a se fiamme affini. Pertanto ogni testo racconta di noi, illustra e descrive quell’interiorità che neanche noi sapremmo nominare. Troppo difficile disegnare una mappa. Troppi impervio il sentiero, irto di foreste dai rami intricati e pieno di pungenti spine. E forse, una parte di noi neanche desidera raccontarlo. Perché quando qualcosa la nomini perde il suo alone di magia e di segretezza.
Quindi se un libro deve potermi descrivere, allora sì, può contenere anche qualcosa che se non sfiora l’odio, magari scatena in me qualche repellenza. Eh è il wordl-building. Eh si miei cari. A volte, quasi sempre, detesto quella capacità brillante per carità, di seguire regole per la costruzione dei modi immaginari. Concretezza e credibilità, capaci di dare la dimensionalità ai sogni. Per me i sogni non possono avere quelle dimensioni che conosciamo. Ne possono contenere leggi che posso capire o addirittura seguire un percorso logico stabilito, coerente e credile. Il fantastico è e resterà per sempre il mondo assurdo, folle, impossibile dei miei viaggi infantili. E’ il grottesco. E’ l’assoluta irrealtà portata all’estremo. E’ il nostro mondo visto davanti a un distorto specchio. E’ weird e bizzarro. Ecco perché pochi sono i fantasy e le storie fiabesche che mi prendono e che rapiscono la mia anima. E se certi contesti, certe ambientazioni provocare in me turbamento, esso non nasconde uno splendete sorriso. Dario di Gesù scrive proprio cosi. Nonostante dietro ci sia un lavoro ben congegnato, la sua fantasia fluisce liberamente, generando personaggi che sono parti di noi, e sicuramente di lui, ma che la tempo stesso si staccano dalla loro matrice generativa e diventano liberi. Liberi di muoversi in un mondo che appare simile al nostro ma al tempo stesso capace di seguire leggi tutte sue. L’Inghilterra del medioevo non è altro che una forma dell’Altrove. E nell’Altrove c’è la bellezza del legame che va oltre la forma e le gerarchie umane, ma anche notti eterne, orrori indicibili e gesti che hanno il sapore di residui illogici.

In questa notte eterna che ciascuno di noi conosce, perché non è altro che il momento del blackout mentale, morale e animico che arriva quando davanti a noi tutto si sgretola è anche il momento in cui eroi nascono. E sono quelli improbabili. Sono le parti di un io considerate, appunto residui. Idealismo sfrenato magari. La volontà di esplorare quei territori folli in cui vivono e si muovono creatura d’incubo, che però sono sempre pronte a sostenerci. E delusioni che però fungono da sprone per non soccombere alla notte eterna. Noi disillusi, noi feriti, noi divorati da contagiose malattie chiamate depressione, pessimismo, burnout, siamo in realtà forti e non lo sappiamo. Non lo sappiamo finché non incontriamo il nostro nemico: quella voglia di diventare altro dalla fragile creatura umana, pronta a sfaldarsi alla prima caduta. Pronta a elemosinare un po d’affetto e decisa a sprofondare nel fango se non ci riesce.
E quando sei li, senza più nulla da perdere, senza un sogno da raggiungere, distrutto, isolato e vuoto è il momento in cui il cielo brillerà più forte. Alzerai gli occhi verso la volta stellata e capirai di essere altro che un frammento di lacrima sceso dagli occhi di dio. Chi è a terra. Chi porta con se la macchia maledetta del dolore, chi ha sulla testa il marchio del reietto, è capace di alzarsi in volo, proprio perché privato di ogni orpelli umano. Ed è quando i nostri amici, straordinari archetipi eterni dell’anima, si sentiranno sconfitti che andranno avanti a lottare.
Perché nel momento del vuoto, la vita ci riempie con altri doni che sono offuscati dalle pastoie umane.
In una sorta di rivisitazione dark horror della fattoria degli animali, Dario di Gesù ci regala un libro prezioso, raro, che usa il grottesco per parlarci, in realtà di poesia. E della forza di un anima spezzata.
