Baby Reindeer: RECENSIONE NO SPOILER

È una sensazione paternalistica e arrogante dispiacersi per qualcuno che hai appena guardato.

PREMESSA: 

La vita di Donny Dunn, un comico scozzese alle prese con la dura realtà di Londra, viene stravolta quando si imbatte in Martha, una donna solitaria e visibilmente afflitta. Allora, mosso dalla sua gentilezza, Donny le offre una tazza di tè, un gesto apparentemente innocuo ma che è destinato a cambiare il corso della sua vita. La donna, infatti, si rivelerà una stalker con i fiocchi, iniziando a perseguitare il protagonista con una tenacia irremovibile, inviandogli migliaia di messaggi ossessivi, fino a presentarsi ai suoi spettacoli e addirittura aspettarlo sotto casa. 

Questo incubo senza fine, come si può ben immaginare, si trasformerà ben presto in una prigione emotiva da cui Donny non riesce a trovare una via di fuga, anche se paradossalmente sembra quasi essere dipendente da questa ossessione distorta

RECENSIONE (no spoiler):

Jessica Gunning (Martha) in una scena della serie

L’esperienza offerta da “Baby Reindeer” non si limita a raccontare un evento realmente accaduto, ma è piuttosto un viaggio emotivo attraverso la cruda e realistica battaglia interiore combattuta dal protagonista nel corso di lunghi anni. Prima di guadagnarsi il titolo di successo televisivo, infatti, il dramma personale di Richard Gadd ha fatto il suo esordio con “Monkey See Monkey Do” nel 2016, portando alla luce le sue struggenti vicissitudini e aprendo la strada a una narrazione che ha suscitato profonda empatia ed emozioni contrastanti tra il pubblico.

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La serie riesce con maestria a catturare l’essenza stessa di questa travagliata storia, offrendo uno sguardo profondo sulle sfumature della mente di Martha e nell’evolversi della sua ossessione, trasmettendo al pubblico tutti quei messaggi angoscianti e a dir poco inquietanti.

Richard Gadd (Donny)

Guardando la serie con occhio da recensore, essa emerge come un autentico diario, capace di suscitare empatia senza scendere nel sentimentalismo. Donny non è ritratto come una semplice vittima, ma piuttosto come un individuo dai tratti complessi, quasi machiavellico, immerso in un intricato universo di vittime e carnefici. Pertanto, possiamo considerare questa serie televisiva come un potente strumento di analisi, che trascende i limiti del thriller psicologico, offrendo uno sguardo profondo e realistico sulla fragilità e la complessità dell’animo umano. 

Di seguito il trailer:

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