
Oggi, 16 maggio, arriva nelle sale italiane If- Gli amici immaginari, la nuova magica avventura diretta da John Krasinski e con Ryan Reynolds, Cailey Fleming e Fiona Shaw.
Il film racconta la storia di Bea, una bambina orfana di madre, che si ritrova a vivere dalla nonna per poter essere più vicina all’ospedale dove il padre deve subire un’operazione al cuore.
Mentre il padre affronta la vita con creatività e spontaneità, Bea si sente ormai troppo adulta per questo e preferisce un approccio più serio e strutturato.
Le sue convinzioni iniziano a vacillare quando conosce Cal, un inquilino del palazzo con un lavoro davvero insolito: si occupa di assegnare a ogni bambino del mondo un If, un amico immaginario. Bea fa amicizia con alcuni di loro, tra cui Blossom e Blue, e decide di aiutare Cal a trovare un bambino per ogni If, poiché, se completamente dimenticati, rischiano di sparire.
Questo bizzarro viaggio con i suoi nuovi amici porterà con sé numerose sorprese che condurranno Bea, e non solo, in un percorso di scoperta e crescita interiore.
La perdita di un genitore e la sua elaborazione tra John Krasinski e Hayao Miyazaki
La morte della madre ha segnato indelebilmente la vita di Bea, che ora teme di perdere anche il padre.
Elaborare il dolore di una perdita è un percorso tortuoso e incredibilmente delicato, e la protagonista sceglie di non affrontarlo direttamente, preferendo chiudersi nel suo mondo interiore piuttosto che confrontarsi con le sofferenze della vita reale. Una reazione piuttosto comprensibile: il dolore può far sentire vulnerabili e indifesi, incapaci di sopportare ciò che accade nel mondo.
Bea, infatti, a differenza del padre giocoso e sempre pronto a scherzare, rifiuta questo approccio e si costruisce una corazza per proteggersi dal mondo esterno.
Qualche mese fa, anche l’ultima pellicola di Hayao Miyazaki, “Il ragazzo e l’airone”, affrontava il tema del lutto. Il giovane Mahito, un ragazzo di 12 anni, dopo la morte della madre, cercava di sfuggire a quel dolore bruciante, ritrovandosi in un intricato labirinto dove realtà e fantasia si intrecciavano.
La costruzione di mondi alternativi, dove i ricordi e la felicità possono essere più accessibili, diventa un modo per rifugiarsi dal lutto, ma anche, alla fine, per cercare di elaborarlo.
L’importanza degli If – gli amici immaginari
Ogni If nasce dalla mente di un bambino e possiede caratteristiche uniche: ad esempio, Blue (che è viola perché il suo bambino era daltonico) ama i cornetti e il caffè, mentre Blossom è una elegante ballerina. Per Bea, lavorare con gli If rappresenta un’evasione dal quotidiano, permettendole di non pensare eccessivamente all’operazione rischiosa che suo padre deve affrontare.
Parallelamente, la giovane protagonista sta attraversando le sfide tipiche della pubertà. Il percorso di crescita durante questo periodo può essere insidioso, poiché a quell’età si cerca di abbandonare lo status infantile per sentirsi adulti, spesso rifuggendo le regole.
Ma cosa accade quando si diventa veramente adulti?
Gli amici immaginari di John Krasinski, così come Bing Bong in “Inside Out”, non sono importanti solo per i bambini, ma anche per gli adulti. Essi fungono da promemoria per non dimenticare il lato più fanciullesco e spontaneo che risiede in ogni essere umano, spesso offuscato dal giudizio e dalle peripezie dell’età adulta.
Conclusioni
I membri del cast si calano perfettamente nei propri ruoli, e anche i doppiatori ufficiali, tra cui Steve Carell per Blu, Phoebe Waller-Bridge per Blossom, Louis Gossett Jr. per Orso, Emily Blunt per Unicorno e Matt Damon per Fiore, offrono performance davvero convincenti.
Il film sottolinea l’importanza di apprezzare la vita e di guardare ciò che ci circonda con nuove prospettive, senza mai darla per scontata. Normalizza inoltre la possibilità di chiedere aiuto e di sentirsi sopraffatti quando si è adulti, cercando, come teorizzava anche Nietzsche, di conservare una purezza e una spontaneità simili a quelle dei bambini.
In conclusione, “If – Gli amici immaginari” riesce a intrattenere, divertire ed emozionare pubblici diversi, regalando numerose risate non solo ai bambini, ma anche agli adulti, a cui strapperà inevitabilmente alcune lacrime. E forse, uscendo dalla sala, cercheranno di ricordare com’era il loro amico immaginario.



