Le madri bugiarde di Katherine Faulkner

Quando una giovane tata, Sophie Blacke, viene ritrovata morta nelle acque di una riserva naturale, apparentemente annegata, Natasha Carpenter, per tutti Tash, una giornalista freelancer alla ricerca del pezzo che lancerà la sua carriera, non può fare a meno di interessarsi al caso. Le cose si complicano ulteriormente quando la madre di Sophie, Jane, le chiede di indagare sulla morte della figlia, convinta che sia stata uccisa. Qualcuno, però, non vuole che Tash scopra cos’è successo a Sophie.

Le madri bugiarde è il secondo romanzo di Katherine Faulkner, ora scrittrice a tempo pieno, ma in precedenza giornalista investigativa per le testate londinesi The Times e Sunday Times. Il suo esordio è stato il besteseller internazionale Greenwich Park. Le madri bugiarde è il suo primo libro tradotto in italiano da Marialuisa Amodio per Newton Compoton editori. Al momento Katherine Faulkner sta lavorando al suo terzo romanzo.

Il romanzo è un thriller, ma non un poliziesco, perché le indagini di Tash non sono ufficiali e quando la protagonista cerca di far riaprire il caso sulla morte di Sophie fallisce. Nel corso della lettura è evidente che il romanzo sfrutti molto bene la suspance per mantenere il lettore incollato alla pagina, incerto su come Tash riuscirà ad arrivare a capo di questa faccenda.

Natasha Carpenter, detta Tash, è una giornalista freelancer che vive a Londra in un seminterrato con il marito Tom, medico, e il figlio Finn, di due anni, da poco inserito all’asilo. Gettatasi anima e corpo nell’indagine sulla morte di Sophie Blacke, una giovane tata, Tash stringe amicizia con un trio di mamme che frequentano lo stesso nido: Laura, Claire e Nicole. Approfondendo la loro conoscenza Tash rimarrà stregata dal fascino di Jeremy, detto Jez, il marito di Claire e scoprirà che Sophie era stata assunta dalla coppia come tata per il figlio Jude, avuto da Jez dalla moglie precedente, Emily, deceduta a causa di un cancro, e per il bambino che Claire e Jez avranno da lì a poco. Avvisata da Sal, una giovane mamma che lavora come babysitter per altre madri del nido, di lasciar perdere diverse volte, Tash riceverà l’inaspettato aiuto di un poliziotto, Adam, e arriverà a ricostruire le ore precedenti alla scomparsa di Sophie. Il coinvolgimento di Laura, Nicole e Claire nella morte della giovane tata diventa sempre più palese man mano che si va avanti nella lettura e la faccenda culmina in un confronto durante la vacanza in Cornovaglia, che si conclude tragicamente con la morte di Jez.

Per tutto il romanzo è presente anche la figura di Christina, una giovane madre single, che si rivelerà essere l’amante storica di Jez e che, alla fine, incontrerà Tash per costringerla a collaborare per incastrare Laura come la colpevole non solo della morte di Jez, quando in realtà la responsabile è proprio Tash, ma anche per quella di Sophie, che così otterrà, almeno in parte, giustizia. Le quattro donne, infatti, presenti alla morte di Jez, si erano precedentemente accordate per farla passare come un tragico incidente, a patto che Tash non scrivesse nessun articolo sulla morte di Sophie.

Tash, la protagonista, è una donna giovane, ma insicura. Si sente una madre inadeguata e invidia la vita glamour del suo nuovo circolo di amiche. Le sembra di essere costantemente circondata da persone che, a differenza sua, riescono ad eccellere nella vita, mentre lei si ritrova ad arrancare. Durante il corso della storia mette spesso in dubbio le sue competenze come madre e il suo rapporto con Tom si incrina, al punto che verso la fine del romanzo lo tradisce. La sua insicurezza la spinge a cercare di emulare la vita delle sue nuove amiche, nonostante la differenza abissale dal punto di vista finanziario rispetto a loro.
Laura, Claire e Nicole sono tre donne ricche, con carriere avviate e che possono permettersi ogni tipo di aiuto e comodità. In particolare, Laura lavora nello stesso ospedale di Tom e le è stata rifiutata una promozione, ed è una donna affabile che si rivela senza scrupoli. Nicole è la mamma sportiva e diretta, che non ha paura di agire direttamente per assicurarsi che le cose vadano come vuole. Claire è la più fragile del gruppo, quella che più facilmente si lascia trascinare dalle altre due. Tutte e tre agiscono per proteggere la propria posizione sociale, a discapito di Sophie, e riescono a sfuggire alle conseguenze, fino alla fine, dove però si rivelano non così legate come sembra, dal momento che Nicole tradisce Laura cedendo alle minacce di Christina.


Il personaggio maschile più preponderante è sicuramente Jez, marito di Claire. È lui, in un certo senso, il motore dell’azione, perché tutte sembrano desiderarlo. Ha una relazione extraconiugale con Christina che va avanti dalla morte della prima moglie, Emily, ed è il padre di sua figlia, ma allo stesso tempo inizia una relazione con la giovanissima Sophie, facendola illudere che sia un futuro per loro due. Tash tradisce il marito con lui in Cornovaglia e nemmeno dopo la morte l’influenza di Jez sulla trama scompare, perché Christina vuole che sia fatta giustizia e decide di incastrare Laura.

La scrittura di Katherine Faulkner lascia spazio al punto di vista di Tash per la maggior parte del romanzo, introducendo anche quello di Sophie, ma in modo decisamente più sporadico all’inizio, andando poi a diventare una presenza fissa ogni due capitoli. Si tratta di una scelta sicuramente interessante e originale, che permette al lettore di conoscere meglio il personaggio di Sophie, invitandolo a trarre le proprie conclusioni, osservando come Tash non riesca, in certi momenti, ad unire i punti o prenda strade sbagliate. Tuttavia, avrei apprezzato di più se Sophie avesse fatto la sua comparsa in maniera fissa fin dall’inizio, per permettere al suo personaggio di agire di più ed avere uno spazio maggiore nella trama. È una ragazza giovane ed immatura, che giudica la vita di Claire, credendosi superiore perché sente che Jez ha “scelto” lei, fino a quando non scopre della storia con Christina.

Ho apprezzato la cura nei dettagli che presentano la vita glamour del circolo delle mamme del nido, dalla descrizione delle loro case a quella delle loro abitudini, come i posti dove fanno la spesa, la marca di insalate già pronte che divorano, i caffè che frequentano durante il giorno. Il tutto restituisce un’immagine molto concreta e reale dello spazio dove si muovono i personaggi. Sono presenti anche i nomi delle vie e le descrizioni dei paesaggi tornano più volte nei diversi capitoli. Quest’attenzione è presente anche in ambito strettamente poliziesco: essendo un murder mistery, si indaga sulla morte di una giovane ragazza e Faulkner mette in campo tutte le sue competenze, informandosi anche presso dei medici legali per descrivere accuramente lo stato di un cadavere trovato in acqua, ad esempio.
Sono piccoli dettagli che rendono la lettura più armonica e piacevole, perché non sono lasciati al caso, ma trattati con la giusta importanza.

Il romanzo si focalizza molto sul tema della maternità e come essa sia vissuta dalle madri, quelle ricche e quelle meno ricche, e dalle persone che stanno loro accanto, come i mariti o le tate. L’essere madre è presentato sotto ogni aspetto: Tash riflette spesso su come sia sempre suo compito assicurarsi che Finn stia bene e che si trovi degli amici all’asilo, che non riuscendoci le sembra di non essere una brava madre. Il carico emotivo che grava sulle spalle delle mamme che non possono permettersi una tata che viva a casa loro è spesso sottolineato nel corso del romanzo.
Sono rimasta piacevolmente colpita dal fatto che si parli anche della depressione post-parto. Claire, dopo la nascita del figlio, cade in depressione e, benché abbia a disposizione le migliori ostetriche e potrebbe permettersi i migliori psichiatri di Londra, preferisce affidarsi a Laura, che le passa i medicinali sottobanco, perché non vuole che la malattia faccia la sua comparsa sulla cartelle clinica, anche perché teme che le toglieranno il bambino. In un dialogo che ho molto apprezzato Claire confessa a Tash che stava solo aspettando qualcuno che le facesse le domande giuste, ma neanche lei sapeva quali fossero. Ciò sottolinea la mancata sensibilizzazione sulla depressione post-parto e anche la disinformazione e i tabù che impediscono alle madri di chiedere aiuto.

La reazione di Sophie, che sta aiutando Claire con il nuovo bambino, è un perfetto specchio dei pregiudizi nei confronti di chi soffre di depressione: benché la ragazza passi la maggior parte del romanzo a vantarsi e citare i suoi studi universitari sul tema della natalità e della corretta educazione e crescita dei bambini, Sophie giudica Claire come una pessima madre, come una che non ci prova abbastanza, che è inadatta a prendersi cura di suo figlio, mentre lei, sensibile e intelligente, saprebbe esattamente cosa fare. Significativo un scambio tra Sophie e sua madre, Jane, che ridacchiando commenta come tutte sarebbero madri bravissime finché non diventano mamme a loro volta.
Sophie è sicuramente una ragazza giovane ed immatura, oltre che gelosa del fatto che sia Claire la moglie di Jez e non lei, ma è anche lo specchio delle paure di Claire: se potesse, Sophie le porterebbe via suo figlio. Anzi, si sostituirebbe a lei e ci prova, facendo credere a una donna conosciuta al parco che il bambino sia suo.

Il romanzo tocca anche leggermente il tema della disparità sociale: se madri come Tash non hanno le stesse oppurtunità di madri come Laura, Nicole e Claire, donne che provengono da contesti più sfortunati come Sal devono lottare con le unghie e con i denti per restare a galla, dandosi costantemente da fare. È anche grazie alla loro posizione sociale che Laura, Nicole e Claire riescono a sfuggire a lungo alla giustizia.

Le vicende del libro sono intrecciate con cura, ma non si possono non notare alcuni dettagli che non combaciano. Spesso il lettore viene a conoscenza di cose che sono successe in precedenza, specialmente per quanto riguarda la relazione extraconiugale di Sophie e Jez o il tradimento di Tash, senza che però queste fossero state accennate in alcun modo. Come risultato, il loro incastro nel tessuto della trama diviene difficoltoso. La conclusione del romanzo sembra troppo frettolosa rispetto al suo svolgimento e lascia un po’ l’amaro in bocca, perché il lettore non saprà mai come andrà a finire e se la madre di Sophie vedrà la figlia ricevere giustizia.
Nonostante ciò Le madri bugiarde è un libro godibile, dalla lettura piacevole e per nulla noiosa, perfetto per chi ama i thiller conditi con un po’ di suspance, che non guasta mai.

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