Al mare di Dörte Hansen

Trama

Il traghetto impiega un’ora per la traversata dalla terraferma alla piccola isola del Mare del Nord – a volte anche di più, a seconda di quanto è mosso il mare. La famiglia Sander vive sull’isola da quasi trecento anni: Hanne ha cresciuto tre figli, mentre suo marito ha rinunciato sia alla famiglia che alla vita di mare. Ora il figlio maggiore ha preso la licenza di capitano, è tormentato da premonizioni e dati sulle maree e sta aspettando la tempesta definitiva. Sua figlia Eske si prende cura dei marinai veterani e delle vedove nella casa di riposo del villaggio: teme più l’afflusso dei turisti che il mare, perché i turisti stanno trasformando la cultura dell’isola in mero folklore. Solo Henrik, il figlio più giovane di Hanne, è in pace con se stesso: è il primo uomo della famiglia a non aver mai sognato di andare per mare e passa invece il tempo a raccogliere relitti sulla spiaggia. Nel corso di un anno, la vita della famiglia Sander viene cambiata irrevocabilmente da una brezza quasi impercettibile che alla fine si trasforma in una vera e propria tempesta.

La nostra opinione

Chi è cresciuto su un’isola crede nelle maree e nell’orario del traghetto.

Dopo il successo travolgente di “Tornare a casa”, pubblicato anch’esso da Fazi Editore nel 2020, la rinomata scrittrice tedesca ci offre un nuovo gioiello: una storia che ha già toccato il cuore di oltre 450.000 lettori in Germania, conquistando il primo posto nelle classifiche tedesche.

Su una remota isola del Mare del Nord, situata tra le misteriose coste del Jutland, della Frisia o della Zelanda, la vita degli abitanti è scandita dagli orari del traghetto, l’unica via che li connette al vasto mondo esterno. È un’esistenza avvolta dal freddo implacabile del Nord e dalle antiche tradizioni: un labile riflesso di un glorioso passato in cui i loro antenati sfidavano con coraggio le avversità del mare. Ma adesso, chi nasce su un’isola sa che è intrappolato in un destino particolare: anche chi parte sente sempre il richiamo della terra natia e alla fine ritorna (quasi inconsapevolmente), perché l’isola non si abbandona mai davvero. I giovani, però, sembrano essere gli unici a spiccare il volo, ma anche per loro l’isola rimane un richiamo costante, un luogo che ridiventa casa nei propri sogni.

Tuttavia, tutto muta, come le maree ma anche come l’avanzamento del mondo esterno. Così, il turismo di massa trasforma gradualmente l’isola in un palcoscenico continuo, dove gli abitanti si sentono come leoni in uno zoo, osservati e studiati dai visitatori. Le loro tradizioni secolari sono state trasformate in spettacoli per turisti, e la loro lingua e le loro canzoni sono stati ridotte a mere esibizioni da quattro soldi: i costumi tradizionali indossati solo per intrattenere, e il vero retaggio è stato sacrificato sull’altare del turismo. Un teatro perpetuo.

Dörte Hansen ha uno stile di scrittura straordinariamente poetico, caratterizzato da una prosa lirica e suggestiva che cattura l’essenza della vita isola senza utilizzare morbosi dialoghi. Le sue descrizioni evocative, infatti, riescono a dipingere un quadro vivido della quotidianità degli isolani, riuscendo così a far immergere il lettore in quel mondo composto da gabbiani e scheletri di balena. È una maestra dell’anima, che riesce a toccare le corde più profondo dell’animo umano con la stessa delicatezza di una brezza marina, riuscendo a trasmettere tutte le sfumature che caratterizzano i personaggi come Hanne ed Henrik.

Così, si capisce che l’isola è abitata da due mondi che coesistono precariamente: uno brillante e accogliente, fatto di sorrisi e colazioni per turisti; l’altro autentico e crudele, dominato dal vento gelido del Nord e dalle case antiche costruite da uomini temprati. E proprio queste abitazioni diventano simboli di una storia complessa, vendute ad estranei che cercano solo di vantarsi di vivere su un’isola, trasformandola così in un rifugio per le loro anime ferite. Questa, quindi, non è una storia di una famiglia alla deriva, ma un profondo affresco sulla lotta tra autenticità e apparenza, tra l’ardente desiderio di preservare ciò che rimane delle proprie radici e la necessità di sopravvivere ai cambiamenti imposti dal mondo esterno.

Un’opera che invita a riflettere sulla fragile bellezza di una cultura che lotta per sopravvivere nel turbinio del progresso.

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