Dal 21 Maggio è disponibile il nuovo romanzo di Monica Muphy, edito Newton Compton. Promesse che avremmo voluto mantenere è il terzo libro della serie Lancaster Prep, anche se può essere letto come standalone. È ambientato qualche anno dopo il periodo della Lancaster Prep e sono presenti vari riferimenti ai libri precedenti, che aiutano ad avere una visione chiara della backstory dei personaggi.
La trama
Se avete già letto gli altri libri della serie Lancaster Prep, allora siete familiari con i personaggi. Sylvie Lancaster è la sorella di Whit e già siamo a conoscenza di tutti i suoi problemi di salute che hanno segnato la sua vita, così come viene raccontato in Cose che avrei voluto dire ma non ho mai detto. Già all’epoca era presente la paura costante che Sylvie potesse morire e tutte le visite a cui sua madre la sottoponeva alla ricerca di una malattia che nessuno sembrava conoscere.
In questo volume Monica Murphy approfondisce la storia di Sylvie e il suo rapporto con Spencer Donato, il migliore amico di Whit. Fin dal principio, capiamo che il rapporto fra I due è sempre stato burrascoso e altalenante, ma che sono legati da un affetto profondo, quasi morboso. Dal primo capitolo capiamo che il reale problema di Sylvie è la madre, manipolatoria e ossessiva, che la costringe a sposare un uomo della stessa età di suo padre. Sylvie sfrutta la sua ultima notte di libertà per vedere Spencer un’ultima volta e, da quel momento, i due smettono di parlarsi. Qualche anno dopo, Sylvie è una vedova e deve partecipare al matrimonio di Whit e Summer. Tra gli invitati, ovviamente, è presente anche Spencer che oltretutto fa da testimone a Whit.
Il loro incontro riaccende sia l’astio che l’amore che Sylvie e Spencer provano l’uno per l’altra, dando il via alla storia, che vedrà entrambi combattere contro le bugie che la madre di Sylvie ha raccontato per tutti quegli anni.

I personaggi, i temi e l’ambientazione
Il libro è raccontato dal punto di vista di entrambi i personaggi, che si alternano nella narrazione. Sylvie e Spencer sono il classico esempio di relazione in cui la non-comunicazione fa da padrona. Il loro allontanamento quando erano più giovani, così come la loro distanza dopo, è dettata dalla mancanza di capacità di esprimersi di entrambi. Vuoi per traumi, conflitti interni o paure, tutti e due sono scottati dall’altro e tendono a pensare una cosa e a dirne un’altra.
Promesse che avremmo voluto mantenere è un romanzo che tratta di temi pesanti, ma che non li affronta con il giusto coraggio. Parla di personaggi ossessivi, con manie di controllo e che rasentano la follia. La bugia è la chiave di tutto il romanzo, dato che è l’elemento che accomuna tutti i personaggi, persino l’antagonista, ovvero la madre di Sylvie.
Sylvie e Spencer rappresentano uno dei trope che il pubblico ama maggiormente: frenemies to lovers, in una storia basata sulle seconde occasioni fra due persone che sono sempre state irrimediabilmente legate una all’altra, ma che hanno continuamente detto o fatto la cosa sbagliata. Eppure, sembra quasi che tutto sia troppo forzato.
Ci sono vari elementi potenti all’interno della narrazione che potrebbero essere il punto di forza della storia, ma che non vengono approfonditi. Un esempio fra tanti è il fatto che Spencer sia il migliore amico di Whit, il fratello di Sylvie. Sebbene questa situazione scomoda sia più volte accennata lungo la storia, non diventa mai preponderante, riducendo il tutto a un “non diciamolo a Whit”, ma che poi viene a saperlo lo stesso (e non ha nemmeno una reazione poi così tanto negativa).
La storia di base è difficile da credere, soprattutto in un contesto come quello che ci viene presentato. Sylvie viene presentata come la bugiarda cronica, anche se molte volte ha detto la verità senza essere creduta. Questa mancanza di fiducia che tutti hanno verso di lei l’abbiamo ritenuta poco plausibile, anche se è proprio uno degli elementi che mandano avanti la storia. È proprio la mancanza di supporto esterno che lascia ampio margine d’azione a Sylvia, rendendola un villain che non è proprio un villain.
Sebbene la sua figura sia stata bene delineata, ci saremmo aspettati più scene in cui era presente la madre di Sylvie, presentata come il diavolo in persona. I flashback potevano essere un buon modo per raccontare la dinamica madre-figlia, con Sylvie da bambina. È molto intrigante il primo capitolo, in cui viene mostrata una delle tante volte in cui la protagonista è stata male e la madre si è presa cura di lei, delineando già il rapporto morboso tra le due. I flashback avrebbero potuto alimentare questa sfaccettatura dei personaggi, dando profondità alla loro relazione e giustificando anche le scelte impossibilitate di Sylvie, che sembra un burattino troppo costruito.
Per quanto riguarda il rapporto con Spencer, il “misunderstanding” generale che regna di sottofondo è, a tratti, eccessivo. Ci sono parecchie scene piacevoli fra i due, ma la scelta di tradire la fiducia l’uno dell’altro, ripetutamente, rende difficile entrare in sintonia con i personaggi, che appaiono superficiali e immaturi. Nonostante questo, però, il libro scorre. Le ambientazioni descritte sono gradevoli, così come lo è il lusso di cui Sylvie si circonda. Monica Murphy delinea perfettamente la vita preziosa e costosa della giovane Lancaster, sottolineando più volte i suoi vizi e il fatto che, in fin dei conti, Sylvie sia egoista.
Non è la solita eroina buona e gentile e forse questa è una delle cose che abbiamo apprezzato di più. Spencer, invece, ricade nel classico uomo ferito che sembra essere legato in qualche modo al mondo della criminalità organizzata. Anche questo aspetto è stato poco presente nel libro: ci viene accennato più volte, soprattutto nelle discussioni con suo padre, ma non vediamo mai quella parte del mondo di Spencer.
L’unica nota estremamente dolente è stata la ripetuta presenza di scene spicy tra Sylvie e Spencer, a volte non giustificate. Riteniamo che i momenti così intimi fra i personaggi debbano avere un valore al fine della trama e, in alcuni punti, li abbiamo trovati fuori posto.
Dato che si tratta di una storia d’amore che parla di seconde occasioni, ci aspettavamo un’alternanza diversa fra passato e presente, mentre i flashback sono per lo più scene in cui i due condividono l’intimità. La parte in cui hanno la loro prima vera conversazione, però, è molto interessante e svela un’affinità tra i personaggi che il lettore avrebbe meritato di vedere maggiormente approfondita.
