The Watchers: l’esordio alla regia di Ishana Night Shyamalan

Noi di Bee Chronicles abbiamo avuto l’onore di assistere all’anteprima di The Watchers, uno dei film più attesi dell’anno, targato Warner Bros. Il lungometraggio è stato scritto e diretto da Ishana Night Shyamalan, figlia d’arte che sembra aver ereditato molti elementi cinematografici del padre. L’esordio di Ishana Night Shyamalan segue, infatti, la stessa onda e mood dei film di M. Night Shyamalan, che troviamo anche in The Watchers come produttore. Bisogna dire che Ishana Night Shyamalan non sia proprio alla prima esperienza dietro la macchina da presa, dato che ha avuto la possibilità di dirigere alcuni episodi di The Servant e ha partecipato alle riprese di Old e Bussano alla Porta, gli ultimi due film del padre.

La Trama

Basato sul romanzo di A.M. Shine, il film segue le vicende di Mina (Dakota Fanning), americana a Galway, che lavora in un negozio di animali. Proprio in seguito alla richiesta del suo capo di portare un pappagallo a un acquirente a Belfast, Mina si ritrova bloccata e isolata in una vasta e incontaminata foresta nell’Irlanda occidentale. Quando Mina trova un riparo, rimane inconsapevolmente intrappolata assieme a tre sconosciuti, Madeline (Olwen Fouéré), Ciara (Georgina Campbell) e Daniel (Oliver Finnegan). Scoprirà che nella foresta vivono delle misteriose creature, che emergono dalla terra, li osservano e li perseguitano. È contro le regole uscire dal bunker durante la notte, perché chiunque venga scoperto dai Watchers nella foresta, non viene più ritrovato la mattina dopo.

I temi e le ambientazioni

Il film è ambientato in una foresta, fitta e scura, che reca quasi un senso di soffocamento, soprattutto perché una volta dentro è impossibile tornare indietro. Richiama molto The Village (2004) di N.Night Shyamalan, così come alcune parti sembrano ricordare Lost e Maze Runner. The Watchers è un grande mix di film cult, come The Blair Witch Project (1999) e Antichrist di Lars von Trier (2009). La foresta è viva, un vero e proprio personaggio che allo stesso tempo ostacola e aiuta la protagonista.

L’atmosfera è a metà tra un film horror e una fiaba, richiamando costantemente la mitologia e la magia di un luogo che sembra senza tempo, completamente distaccato dal resto del mondo.

Voi non potete vederli. Ma loro possono vedere voi.

Questa è la frase simbolo del film, che racconta in poche parole la condizione dei quattro personaggi all’interno del bunker. Ogni notte devono mettersi in fila di fronte a una vetrina specchiata, attraverso cui i mostri che abitano la foresta possono vederli, studiarli e osservarli attentamente. Shyamalan usa con grande coscienza il genere horror per affrontare temi che affliggono la nostra società o situazioni emotive in cui ogni essere umano può ritrovarsi.

Primo fra tutti, il fatto che i quattro devono “esibirsi” per i mostri, rendersi gradevoli, fare qualcosa per intrattenerli e avere la loro benevolenza, che è molto simile al lato oscuro dei social media. Altro elemento su cui si concentra, è il lutto, il senso di colpa e il tema del doppio, che sono riassunti perfettamente nel personaggio di Mina. La protagonista ci viene subito presentata come se fosse circondata da un’aura di tristezza e malinconia non indifferenti, che rendono evidente quanto quel suo stato d’animo sia importante per lo svolgimento degli eventi.

Le scene in cui si guarda allo specchio e sembra non riconoscersi, così come il suo tentativo di cambiare il suo aspetto, trasformarsi in qualcos’altro, sono tutti indizi che anticipano ciò che stiamo per vedere. Anche il pappagallo ha il suo ruolo fondamentale: ripete ciò che dice Mina. Questo concetto del simulare e tentare di cambiarsi senza riuscirci pienamente è un po’ il tallone d’Achille dei mostri, che assumono sembianze umane per ingannare i personaggi e tentare di farli uscire dal bunker.

Il tema del doppio è calcato con foga, diventando quasi ridondante, arrivando a sottolineare più volte quanto gli essere umani siano imperfetti, buoni e cattivi, lo specchio di una realtà che non è mai come sembra. Quando Mina guarda quella finestra specchiata in realtà guarda se stessa: sembra crearsi un collegamento profondo fra essere umano e quei mostri, che alla fine in un passaggio del film vengono mostrati come la parte peggiore, quella spezzata, di un essere umano.  La natura duplice, doppia, di Mina, così come quella di tutti gli esseri umani, diventa specchio di qualcos’altro, di un colpo di scena tipico dei film di M. Night Shyamalan, ma che in questo caso sembra quasi perdersi.

La regia e la fotografia

Che Ishana Night Shyamalan sia un’ottima filmmaker è indiscutibile. The Watcher andrebbe visto anche solo per la bellezza delle inquadrature e la profondità emotiva che trasuda da ogni frame.

Mina è il personaggio principale e ci viene fatto capire fin da subito, mostrando dei piani a due in cui gli interlocutori non sono quasi mai visti in viso, se non di sfuggita. Potrebbe sembrare un particolare futile, ma Shyamalan mette le basi per far sì che lo spettatore si concentri sulla protagonista, sulle sue espressioni, la sua tristezza, e non venga distratto da nient’altro.

I dettagli e i primi piani servono a creare un legame profondo con il personaggio, facendo in modo che chi guarda si senta irrimediabilmente connesso a Mina. Anche in questo caso, la regista è riuscita nel suo intento, creando un legame con lo spettatore, che esso sia favorevole o meno. Un elemento che ci ha molto stupito è stato l’uso del sound design che fin dall’inizio ha un ruolo importantissimo all’interno del film, rendendolo a pieno titolo un horror.

Ma ovviamente la mano e l’influenza di M. Night Shyamalan si sentono, tanto che la figlia sembra padroneggiare i pan e i plongée come se fosse nata per farlo, rendendo le scene cariche di angoscia e di aspettativa, quasi dovesse succedere qualcosa da un momento all’altro. I colori sono freddi, così tanto che sembra di essere più in Nuova Zelanda che in Irlanda, ma che richiamano quell’aspetto astratto e fiabesco che Shyamalan riesce a portare sullo schermo con estrema facilità. Gli interni invece sono sempre caldi, quasi a simboleggiare nuovamente la costante presenza di due realtà.

Io esco stasera, tu non morire.

Ricordatevi bene questa frase, perché sarà una di quelle che vi rimarrà in testa alla fine del film. The Watchers è un insieme di generi e di temi, un film che ne cita molti venuti prima di lui ma che si difende più che bene, portando con sé la professionalità e la bravura di Ishana Night Shyamalan come regista. Abbiamo apprezzato il film nel suo complesso, soprattutto per la bellezza delle immagini. La trama è avvincente, intrigante, anche se si perde un po’ a poco più della metà del film, dove sembra esserci una lotta contro il tempo per spiegare in maniera esaustiva tutto ciò che sta succedendo e, soprattutto, perché.

The Watchers è un film autoconclusivo, ma che avrebbe meritato un sequel più approfondito, per renderlo davvero un cult. Ciò nonostante, non possiamo che battere le mani per l’esordio di Ishana Night Shyamalan, che, sebbene figlia d’arte, ha tutto il tempo per crearsi la sua strada.

Lascia un commento