L’isola dei femminielli di Aldo Simeone

Trama

Settembre 1939. Aldo, ventenne fiorentino, giunge a San Domino: l’isola delle Tremiti scelta dal regime fascista come confino per chi era accusato di omosessualità. I cosiddetti “femminielli” alloggiano in due baracche fatiscenti, con un secchio a fare da gabinetto e un camino malfunzionante per le notti più fredde. Sono perlopiù siciliani, perché arrestati per un omicidio avvenuto anni prima a Catania e tuttora impunito, che continua a perseguitarli; ci sono la Fisichella, dallo sguardo sornione, sempre in urto con il mondo, la Picciridda, appena diciottenne, che ama travestirsi da donna, la Leonessa, afflitto da attacchi epilettici e con strani segni sul corpo; e poi la Sticchina, il Professore, il Dottore, la Peppinella, vittime come Aldo di pregiudizio e intolleranza. La vita a San Domino è dura, scandita dal disprezzo degli abitanti dell’isola, incontri clandestini nei boschi e la conta dei carabinieri, esiliati anche loro e non disdegnosi di trovare conforto tra i femminielli.

La nostra opinione

La libertà? E chi la conosce? Chi l’ha mai vista davvero?

Nel 2019, Aldo Simeone ha fatto il suo esordio con “Per chi è la notte” (Fazi Editore), uno splendido romanzo di formazione nitido e visionario che guardava al dramma della Storia con gli occhi candidi e coraggiosi di un bambino. E anche questa volta, l’autore ci delizia con un’opera che racconta la storia di persone che sono ormai perse nelle sabbie del tempo, ma che qui trovano finalmente una voce con cui parlare, grazie all’autore che si dimostra un maestro nell’arte di risvegliare memorie ormai perdute.

Essere diversi, talvolta, non è una buona cosa. Specialmente in un periodo storico come il fascismo, in cui il conformismo e l’obbedienza erano elevati a virtù supreme e ogni deviazione dalla norma poteva essere vista come una minaccia. Bastava, infatti, un’antipatia, una voce interpretata male e subito si finiva in galera e le accuse potevano essere di qualsiasi natura, spesso basate su semplici sospetti o maldicenze. Poi, una volta caduti nel mirino delle autorità, le possibilità di difendersi erano pressoché nulle. 

Alcuni dei 45 arrusi confinati a San Domino (crediti: Luana Rigolli). L’Archivio Centrale di Stato è possessore dei documenti originali qui prodotti. 

Ma agli arrusi e ai femminielli, coloro che oggi potremmo definire persone LGBTQ+, toccava la sorte peggiore: venire confinati in un’isola in mezzo alle Tremiti. L’isola di San Domino. Erano perlopiù catanesi, uomini che non facevano del male a nessuno, dove la loro unica colpa era amare in modo diverso da quello che la società considerava “accettabile”. 

Diventavano, così, degli esiliati, nascosti e soppressi in tutti i modi possibili.

La propaganda fascista, con la sua retorica omofoba, dipingeva questi uomini come pervertiti, minacce all’ordine pubblico e alla moralità della nazione. Erano considerati elementi destabilizzanti, la cui semplice esistenza era vista come una sfida ai valori tradizionali di famiglia e patriottismo. E così, venivano deportati in luoghi remoti come l’isola di San Domino, che diventava a tutti gli effetti una sorta di “Alcatraz” a cielo aperto: qui, vivevano in condizioni disumane, separati dai loro amati e costretti a vivere in un ambiente di isolamento forzato; tuttavia, nonostante queste difficoltà, riuscivano a creare una comunità solidale, dove la forza del manganello poco riuscì a sconfiggere quella dell’amore.

L’autore, quindi, con la sua prosa delicata e incisiva, riesce a far entrare il lettore nel mondo di questi uomini, raccontando le loro vite, le loro speranze, le loro sofferenze, ma anche la loro resilienza e coraggio. Attraverso le pagine del suo romanzo, infatti, vengono riscoperti pezzi di storia italiana spesso dimenticati o ignorati, ma di fondamentale importanza per comprendere appieno fino a che punto una società può arrivare. Così, l’isola diventa un simbolo della lotta per i diritti e la dignità degli omosessuali, un luogo dove, nonostante tutto, l’amore e l’umanità riescono a sopravvivere.

La narrazione di Simeone è dunque un tributo a questi uomini coraggiosi che hanno trovato il modo di mantenere viva la loro identità. Ed anche oggi, dove pensiamo di vivere in una società evoluta e sofisticata, non mancano di certo episodi che sembrano quasi richiamare l’odio verso uomini e donne che non fanno nulla di male e qui entra in gioco questo romanzo, che assume un valore ancora più significativo.

L’opera di Simeone è un invito a guardare oltre i pregiudizi e a vedere le persone per quello che sono realmente, amandoli come tali.

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