The Animal Kingdom: uno dei successi di Cannes

Ad aprire Un Certain Regard di Cannes 76 è The Animal Kingdom, che noi di Bee Chronicles abbiamo avuto il piacere di vedere in anteprima. Il nuovo film di Thomas Cailley, in tutte le sale italiane dal 13 giugno, vede sullo schermo Romain Duris, Paul Kircher e Adèle Exarchopoulos, sebbene sia poco presente sullo schermo. Cailley torna sullo schermo dopo il successo di The Fighters – Addestramento di vita, con un film che è un mix fra il weird, l’horror e il coming of age.

La trama

In un futuro prossimo e non ben specificato, l’umanità affronta il problema di misteriose mutazioni genetiche che trasformano gli esseri umani in ibridi animali. Émile (Paul Kircher) ha solo 16 anni e vorrebbe una vita normale: la scuola, le serate con gli amici, i primi amori. Ma d’un tratto si trova a fare i conti con alcuni inaspettati cambiamenti. Tra azione e metamorfosi che ricordano gli anime e i film degli X-men, The Animal Kingdom mette in scena un’avventura emozionante e spettacolare, che parla di libertà e tutto ciò che possiamo essere in grado di fare se riusciamo ad accettarci completamente.

L’idea di Cailley e i temi del film

Sembra quasi ironico, ma Cailley ha iniziato a scrivere il suo film prima della pandemia, immaginando l’umanità affetta da un virus di cui nessuno conosce la causa né la cura. La società ci viene presentata in maniera molto simile alla realtà che abbiamo vissuto: ospedali creati appositamente per gli infetti, periodi di coprifuoco, misure preventive. Se inizialmente si può pensare di trovarsi di fronte a uno di quei film hollywoodiani, in cui gli effetti speciali fanno da padroni e ci sono intere sequenze di combattimenti fra eroi e cattivi, in realtà The Animal Kingdom verte verso tutta un’altra direzione.

Fin da subito l’attenzione si concentra sui due personaggi principali, Émile e François (Romain Duris), che cercano di andare avanti con la loro vita, sebbene debbano fare i conti con il virus: la madre di Émile, infatti, sta subendo la mutazione. Il film inizia con questa informazione necessaria a capire le dinamiche non solo fra Émile e François, ma anche fra Émile e sua madre, verso cui il ragazzo nutre timore.  Cailley presenta sullo schermo un film carico di temi, tra cui l’accettazione del diverso e la paura che comporta, il rapporto padre-figlio, l’ereditarietà e chi più ne ha più ne metta.

The Animal Kingdom è sicuramente un elemento innovativo all’interno del cinema francese, anche se ne si possono notare gli elementi tipici, come la durata e la narrativa che in alcuni punti procede molto lenta.

La regia, la fotografia e le ambientazioni

Fin dal principio notiamo l’amore di Cailley per i particolari e i dettagli, che saranno una costante lungo tutto il film. L’utilizzo di queste inquadrature aiuta lo spettatore a entrare nel mondo di Émile e tutto ciò che lo circonda, a partire dal suo fedele cane Albert fino allo scoprire i cambiamenti del suo corpo soggetto alla mutazione. Altro elemento che abbiamo notato è il modo di Cailley di presentare Émile e François, che vengono, quasi sempre, ritratti in un piano a due, più o meno largo, quasi a sottolineare il profondo legame fra di loro.

La fotografia richiama note dark e naturalistiche, presentando la foresta come un mondo distopico abitato da strane creature, ambientazione che sembra quasi uscita da un romanzo di Stephen King, in cui viene raccontata la storia di persone ordinarie costrette a vivere nel non ordinario.

Gli effetti speciali ricoprono un’ampia parte del film, ma non risultano invasivi e, anzi, si concentrano sul personaggio, rendendolo parte dell’ambiente in cui si trova. Oltretutto, la scelta di usare lenti strette è stato uno degli elementi più suggestivi, soprattutto in concomitanza delle riprese a “camera a mano”, quindi non stabilizzate. È una tecnica usata soprattutto per sottolineare l’ansia e l’angoscia di Émile, che affronta la mutazione a piccoli passi ma tutti traumatici, momenti che segnano il suo carattere e il suo modo di rapportarsi al mondo esterno.

I personaggi sono degli “x-men meno eroici”, mentre tentano di tenersi stretta la loro vita e i loro affetti, senza perdere quella parte animale che risiede in ognuno di noi. La critica alla società moderna sempre più vicina alla tecnologia è palese, ma c’è anche la volontà da parte di Cailley di scatenare una riflessione profonda: non bisogna rinunciare all’essere se stessi per gli altri.

The Animal Kingdom è un film ben pensato, con un’idea di fondo che colpisce allo stomaco (proprio perché l’abbiamo vissuta), ma non si perde in scene di azione estrema. Si concentra sull’interiorità dei personaggi, sul loro rapporto e sul come riuscire a trovare il proprio posto nel mondo. Il finale somiglia molto a una favola, lasciato aperto per un immaginario che ci vede liberi di fare le nostre scelte e, soprattutto, liberi di abbracciare la nostra vera natura.

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