Nelle sale dal 19 giugno, The Bikeriders è il nuovo film targato Universal Pictures e diretto da Jeff Nichols. Il cast vede tutti grandi nomi, tra cui Tom Hardy, Austin Butler e Jodie Comer. Il film è ispirato all’omonimo fotolibro del 1968 del fotografo Danny Lyon, che racconta le vicende del moto club degli Outlaws MC, qui ribattezzati Vandals.
La trama
The Bikeriders, racconta le vite di un club di motociclisti, di cui segue l’ascesa e la disfatta. I Vandals in un decennio passano dall’essere degli outsiders a una vera banda. Kathy (Jodie Comer) è sposata con un motociclista spericolato di nome Benny (Austin Butler). Nel corso degli anni, la donna cerca di fare del suo meglio per destreggiarsi tra il temperamento del marito e la fedeltà che quest’ultimo deve a Johnny (Tom Hardy), il leader della banda. Kathy, infatti, sa benissimo che deve compete con il capo dei motociclisti per le attenzioni di Benny. Mentre la vita dei Vandals diventa sempre più pericolosa, tanto che il gruppo sembra aver imboccato una strada sinistra, Kathy, Benny e Johnny saranno costretti a fare delle scelte, mettendo a dura prova la lealtà reciproca e quella verso il club.

L’intreccio e i personaggi
The Bikeriders prende spunto dal libro di Danny Lyon, raccontando in maniera innovativa la storia di un club di motociclisti. C’erano tanti modi per parlare di un tema del genere, ma Jeff Nichols decide di mettere da parte la scelta “ovvia”, quella che ci si aspetterebbe ed è molto simile a Sons of Anarchy, e di usare un registro cinematografico quasi inusuale per il film.
Il libro di Lyon è basato sulle interviste fatte ai vari membri del club e a chi era in stretto contatto con loro e Nichols riprende fin da subito questo narratore quasi esterno che segue la vicenda dall’inizio alla fine. In questo caso, la voce narrante è di Kathy, che vediamo interagire con lo scrittore fin da subito. Nichols, infatti, introduce anche Lyon (Mike Faist) nel film, mostrandolo nei momenti salienti della storia, in compagnia dei ragazzi del club o della stessa Kathy. La vicenda copre gli anni che vanno dalla fine degli anni ‘60 all’inizio degli ’70, rievocando perfettamente l’atmosfera dell’epoca.

La narrazione si svolge seguendo principalmente il punto di vista di Kathy, che tiene le fila del discorso. In molti punti sentiamo la sua voce fuoricampo, che ci ricorda che quello che stiamo vedendo non è altro che una rievocazione, che è “già accaduto” e lei ce lo sta raccontando. Nichols ha voluto sottolineare questo aspetto, dando al film un tono molto più documentaristico.
The Bikeriders è un film consapevolmente fuori moda, anche per la scelta di improntare tutto sulle figure maschili, che sono la parte narrativa trainante della storia. Kathy è a metà fra il mondo dei Vandals e quello delle persone comuni, un punto di vista che funge da controcampo alla narrazione dei motociclisti, offrendo un sguardo consapevole della vicenda. Il suo compito nel film è quello di riportare e descrivere il mondo in un si è ritrovata quasi per sbaglio: Kathy non muove l’azione, lei la racconta in maniera pacata, disillusa, come se per lei quelle vicende crude di cui sono stati protagonisti i Vandals fossero solo un aneddoto da condividere.

La disillusione è un po’ la parola chiave di tutto il film. Sia Benny che Jhonny hanno grandi sogni che poi vengono malamente schiacciati dal contesto sociale e dalla vita stessa, rendendoli lo spettro di quello che volevano essere. I Vandals che Jhonny ha creato con così tanta cura, si trasformano in qualcosa di incontrollabile, che lo portano a non saper gestire né le responsabilità ne il potere che ha acquistato durante gli anni. Benny è mosso dalla voglia di libertà e mancanza di regole, stato che sembra raggiungere solo ed esclusivamente quando è in sella alla sua moto, e si trova diviso fra la sua amicizia e riconoscenza verso Jhonny e il suo ideale di vita, desiderio che si contrappone alla proposta del capo dei Vandals di essere il suo erede.
La figura di Kathy si scontra più volte con gli uomini presenti nel film, ma rimane sempre marginale, l’unica che ci appare realmente lucida ma che non viene presa in considerazione dai personaggi “forti”.
La regia, la fotografia e gli attori
Così come Nichols abbraccia un metodo narrativo che si discosta da quello tipicamente usato per parlarci della storia dei Vandals, anche dal punto di vista registico opta per una scelta estremamente pulita e formale, seguendo le regole grammaticali del cinema classico, molto lontano dagli ultimi film a cui siamo abituati.
Le uniche parti in cui “si lascia andare”, sono dei momenti di rallenty che non risultano dissonanti con il tono usato lungo tutto il film. Il sound design ha un ruolo fondamentale, fatto del rumore dei motori, così come quello dei pugni. Le immagini somigliano molto di più a un film western, e ne richiamano i colori caldi, così come le ambientazioni scure e, a tratti, evocative di quei bar malfamati che siamo abituati a vedere nei vecchi film.
Il punto di forza di The Bikeriders risiede, senza ombra di dubbio, nel cast. Partiamo dal presupposto che Nichols non si è risparmiato nel dare ruoli secondari a grandi attori, come lo stesso Norman Reduus e Mike Faist. Tutti i personaggi risultano estremamente credibili, sinonimo del fatto che il lavoro registico di Nichols sia stato accurato.
Jodie Comer tiene le fila di tutta la vicenda e lo fa interpretando perfettamente una donna che è “sopravvissuta” a un ambiente che minacciava di schiacciarla da un momento all’altro. Sebbene il suo personaggio non sia mai stato preso in considerazione, infatti, la Comer riesce a suscitare comprensione ed empatia in chi guarda, portando il pubblico a schierarsi dalla parte di Kathy.

Austin Butler risulta credibilissimo, e non solo per l’aspetto da cattivo ragazzo. Il suo personaggio, sebbene sia il classico bad-boy che alla fine mette la testa a posto, sembra quasi nuovo indossato da lui, che riesce a risultare interessante, divertente, e soprattutto elegante. Butler non appare mai volgare nei panni di Benny, non è mai sopra le righe ma si limita ad alimentare un archetipo che tutti conosciamo e che su di lui calza perfettamente.
Una menzione d’onore va a Tom Hardy, che si dimostra, per l’ennesima volta, essere il migliore attore in circolazione dell’ultimo decennio. Hardy ha interpretato egregiamente un uomo spezzato, portato avanti dal suo amore impossibile verso un mondo idilliaco che voleva creare, calcando molto sugli aspetti psicologici del suo personaggio. Jhonny ci appare molto spesso come se fosse sull’orlo del precipizio, a metà fra la follia e la tristezza, colmo di tante cose ma incapace di esprimerne neanche la metà.

The Bikeriders è un’ode alla decadenza di uno dei club più importanti del mondo. Il film di Nichols è pervaso da malinconia, rimpianto e desideri irrealizzabili. È il racconto di persone che sono finite schiacciate dai propri sogni e che non hanno retto l’impatto con la vita.
