Incontro con Leigh Bardugo per l’uscita de “Il famiglio”

Noi di Bee Chronicles abbiamo avuto il piacere di partecipare martedì 11 giugno, al Teatro Manzoni a Milano, all’incontro con Leigh Bardugo che presentava il suo nuovo libro in uscita “Il famiglio”. Con lei ha dialogato Miss Fiction (aka Tiffany Vecchietti) con la traduzione di Sonia Folin.

Appena Leigh Bardugo è entrata in sala ha salutato tutti con un “Ciao” apprezzato dal pubblico. Ci sarebbe da dire che in realtà la scrittrice è stata anche altre volte nel nostro paese, ma mai per incontrare i suoi fan e alla domanda di come si sentisse ha risposto in italiano “Bene”. Da una parte, la scrittura è un atto solitario ed è uno dei motivi per cui le piace tanto “Because I’m a weirdo” (“Perché sono un po’ strana”) aggiunge ridendo, ma dall’altra parte una stanza piena di lettori è esattamente quello che una scrittrice sogna quando è chiusa nella propria camera a scrivere.

Si è passati poi al tema caldo dell’incontro: il suo nuovo romanzo “Il famiglio” uscito in libreria l’11 giugno. Miss Fiction avendo già letto il libro in anteprima ha detto che ha avuto l’impressione di leggere un libro che fermentava da un po’ e che è frutto del lavoro che è durato molto tempo, è storia molto personale e famigliare “Qui iniziano le battute brutte” ha annunciato con una risata generale del pubblico, ma allo stesso tempo sembra che avesse bisogno di tempo per venire fuori e forse è il momento giusto.

E in effetti è così: “La maggior parte delle mie idee non iniziano così di colpo – arrivano e io decido che è il momento di scrivere – ma devono sobbolire, sedimentare per un periodo e non sai quali pezzettini della storia si stanno andando a formare e che saranno poi quelli che confluiranno nel libro.” Nel caso del famiglio sapeva che voleva scrivere di una protagonista che possedesse una magia piccola e domestica da accostare al femminile delle donne che si occupano della casa e del focolare e che sono guardate spesso con sufficienza. Voleva che la forza della protagonista fosse nella sua mente, e non come nei suoi altri libri in cui le protagoniste hanno un forte potere magico o politico o di forza bruta.

In questo nuovo libro ha mescolato elementi fantasy ma anche più del solito elementi romance e della fiction storica. Inoltre è la prima volta che scrive un romanzo autoconclusivo, ed è un fatto un po’ insolito da un certo punto di vista ma che è anche la somma di tutto il suo percorso di scrittura. “Cosa ti ha portato a questa scelta e ti è capitato di pensare che per alcuni versi fosse più difficile scrivere uno standalone invece che una serie?”

In questo caso si è sentita un po’ come nel caso della “La lingua delle spine” (un altro suo romanzo), cioè con una storia che ha un inizio e ha una fine definita, come una sorta di favola, una storia che è sempre esistita con un narratore onniscente, con questo elemento favolistico e come si sa, le favole non hanno un sequel. “Devo dire che mi mancano un po’ i personaggi, nel caso delle serie, sapevo che se lo volevo potevo tornare ad occuparmi di loro ed è una cosa che succederà: tornerò ad occuparmi del terzo della Nona Casa. In questo caso non si può mai dire mai, ma sicuramente lo percepisco come un libro che è finito e questo sentimento è un po’ strano.”

Subito dopo la traduzione la Bardugo ha interrotto “Can I say all my titles sound better in italian?” Raccontando di come le suonano molto sexy i nomi in italiano, come ad esempio quello dell’Oscuro, che in confronto a quello tedesco le sembra molto meglio e sicuramente ha trovato il pubblico d’accordo, tant’è che non c’era nemmeno bisogno della traduzione.

Dopo la piccola digressione si è ritornati a parlare del libro: “Dicevamo di Luzia che è un personaggio che ho adorato, una delle più affascinanti, però è una giovane donna che non ha molte prospettive che lavora per questo nobile e sua moglie, ed è una sguattera nella Madrid del 500/600.” Ciò che Miss Fiction ha amato di lei è che nel suo percorso si sente un po’ confusa, magari persa, spaventata ma non manca mai di essere risoluta e trova un modo per sopravvivere. È una grande sopravvissuta. A un certo punto a pagina 37 dice: “Aveva il diritto di desiderare di più per se stessa” che è una frase molto potente soprattutto per chi viene dal basso. Sorge quindi una domanda spontanea: ”Ti sei ispirata anche alla figura di Lucrecia de Lèon? Com’è nato il suo personaggio e la sua storia?”

È sicuramente un personaggio ispirato dalla storia ma non esattamente da Lucrecia. Lei faceva questi sogni che venivano considerati eretici ed è stata una grande vittima dell’inquisizione, messa in prigione e durante la sua cattività è diventata anche madre. È una donna che non ha potuto avere controllo sulla sua vita. Con il tempo la sua permanenza nel carcere è diventato un peso troppo pesante da sopportare per il re Filippo, per cui lui le ha concesso di uscire di prigione e di andare in convento dove se n’è andata con sua figlia e non se ne è più sentito parlare. “Avrei voluto tantissimo un libro in cui Luzia, riprendesse il controllo della propria vita e si battesse e ottenesse ragione, ma insomma, pensare ad un libro in cui la protagonista potesse sconfiggere del tutto l’inquisizione e dire “io ce la farò e cancellerò l’inquisizione dalla storia”, non sarebbe stata una cosa onesta e quindi sono dovuta scendere a patti con la storia e non fare quello che avrei voluto.” E ha aggiunto poi in italiano “Mi dispiace”. Ma la frase di prima è molto importante, perché permette di vedere l‘ambizione di Luzia che è il vero motore del libro. Ambizione che spesso guardiamo con diffidenza perché pensiamo che bisogna essere umili, grati, riconoscenti. “Non so quanti scrittori ci sono qui in sala” e quando quest’ultimi si fanno sentire “Oh wow, potete di sicuro capire di cosa parlo quando dico di questa ambizione di voler essere visti e letti. Quindi mi rifaccio anche alla mia stessa esperienza, perché via via che si diventa più visti e più letti si ricevono sempre più critiche e l’ambizione è ancora più forte e più motivata.”

Il romanzo però ha anche un altro protagonista: Santángel ovvero lo scorpione di questa storia. “Devo confessare che io avevo un pochino paura, perché mi dava dei preamboli, delle vibrazioni da Darkling, non c’è nulla di male, ma sappiamo quanto è affascinante il lato oscuro e quanto è insidioso, invece devo dire che mi ha molto sorpreso e l’ho molto apprezzato. Ecco la sua storia, il suo personaggio come si è insinuato dentro la tua testa e come è nato?”

La incuriosiva scrivere di un personaggio che avesse un approccio un po’ diverso al tema dell’immortalità e del desiderio di vita e che cosa significa perdere questo desiderio e poi tornare ad averlo. “Io credo che il sentimento sia sinonimo di vulnerabilità. In generale desiderare qualcosa che si tratti dell’ambizione di Luzia o del sentimento che provano i due protagonisti l’uno per l’altra, sono cose pericolose.” Le interessava trattare il tema dell’immortalità in un modo in cui preservasse la sua umanità ma anche far emergere una fiducia reciproca che cresce. “Non so a quale trope questo corrisponde – non enemies to lovers, no entrambi grumpy e nessuno sunshine- ma c’era qualcosa di indefinito che lo rendeva abbastanza entusiasmante per me da scrivere.” Le piaceva molto l’idea che inizialmente non fossero molto attratti l’uno dall’altra, perché capita di guardare qualcuno e accorgersi dopo di non essersi accorti di com’era l’altro all’inizio e questa cosa ha reso questa storia ancora più intrigante per lei.

Ma questo tema dell’immortalità già presente nella sua saga Tenebre e ossa ha un legame più profondo, infatti ci sono due momenti che sono paralleli, pensati per rispecchiare due momenti del libro precedente. E se si legge con attenzione si può notare questo parallellismo.

“Ora una domanda abbastanza tosta: Il famiglio è una testimonianza di sopravvivenza, non solo attraverso Luzia ma attraverso tante forme, come nel vivere nella paura durante la diaspora o l’inquisizione.” Luzia ha bisogno di nascondere la sua identità a causa della sua storia famigliare, infatti quando gli ebrei furono espulsi dalla Spagna, dovettero diventare conversos oppure fuggire e ripararsi. E la storia del popolo ebraico è intrecciata alla caccia delle streghe. “Avevo la netta percezione che ci fosse un senso e un invito di proteggere tutte le parti più preziose di noi stessi in qualunque modo fosse possibile. Suppongo che anche per questo, tu hai dovuto fare molte ricerche anche storiche e nell’ambito dell’inquisizione”

“Yes, si, certo”. È nata nella storia della famiglia di Leigh Bardugo che è stata espulsa dalla Spagna nel 1492 e questa esperienza di potere estremo esercitata dalla Chiesa in realtà si esercitava su tantissime popolazioni e quindi le interessava raccontare questa parte della storia spagnola che riguardava questo grave momento di intolleranza. Per quanto riguarda la ricerca, l’inquisizione è durata 300 anni ed è stato importante individuare il momento giusto in cui ambientare la storia, che fosse giusto per i personaggi. “Anche il luogo diventa un personaggio a sé ed ha un’importanza molto particolare per me nei romanzi, questo vale per Katterdam, Yale, New Haven. Quel momento storico della Spagna in cui viene sconfitta l’armata spagnola è un momento che comporta una crisi gravissima per il paese che si interroga come sia possibile avendo Dio dalla propria parte essere stati sconfitti in quel modo. È questa crisi profonda dell’identità avvolge tutto il paese compresa la Corona, e questa paura si rispecchia anche nei personaggi.”

Il famiglio è un libro soprattutto sulle identità nella soglia, persone che sono costrette a trovare una casa sui margini, nella complessità degli spazi, lingue frammentate, persone che hanno molteplici identità, sulla magia, sulla soglia fra classi e alla fine della giornata quando ci si chiede chi si è veramente. “Quando hai cercato di restituire questo senso, spesso l’hai fatto attraverso la lingua e la magia, che sono il prodotto della diaspora, però tu qua parli di lingua ladina, puoi parlarci prima di tutto della lingua e poi come hai percepito il tema della soglia?”

E’ un tratto che accomuna tutti i suoi personaggi che in qualche modo non sono accettati, non sono perfettamente adeguati al contesto in cui si trovano e tanta narrativa nasce proprio dal conflitto di come il personaggio si percepisce e come viene percepito dal mondo. Per quanto riguarda il ladino facciamo un piccolo passo indietro, “Ora inizia la lezione di storia” ha annunciato Leigh “Facendo tante ricerche si finisce per appassionarsi e quindi l’inquisizione è diventato il mio crossfit”. Il ladino è una lingua antichissima che nasce dallo spagnolo castigliano che dopo la diaspora si è andato codificando in giro per i vari paesi, si è contaminato poi con l’arabo e con tantissime lingue e quindi ce ne sono di vari tipi. È una lingua che è quasi completamente morta, ma una dei modi in cui viene mantenuta in vita sono dei ritornelli che sono come i nostri ritornelli della nonna che costituiscono anche la sua personale esposizione alla lingua e ai suoi avi, perché sono quelli che sentiva quando era piccola in casa. “Anche per Luzia succede la stessa cosa: è un modo per connettersi alle sue origini e alla sua cultura, questo ci ricorda Inej che viene separata dalla sua famiglia o Alex che non ha una connessione ad una cultura o religione, ma in realtà queste connessioni per quanto possano essere respinte dai personaggi, hanno sempre qualcosa che rappresenta un legame con una comunità ed è per questo che sono così importanti, ma in generale trovare una connessione a una comunità di origine è anche il motivo per cui io scrivo i libri.”

Il motivo per cui i fan del Grishavers ameranno il Famiglio e il motivo per cui i fan della Nona Casa ameranno il Famiglio è che questo è un libro che parla di protagonisti che devono sopravvivere in un mondo che non riconosce i loro valori. “Noi viviamo in un mondo solitario, che lo sta diventando sempre di più e soprattutto crudele a causa di internet che accentua questi aspetti perché rende possibile che qualcuno scriva qualcosa di veramente brutto senza poi assistere al dolore che queste parole hanno provocato.” È una storia di personaggi che devono trovare il modo di sopravvivere e connettersi con la propria comunità e in questo molto simili ai personaggi dei suoi libri precedenti. Luzia deve sopravvivere e non può farlo da sola, deve trovare aiuti e connessioni che non possono essere soltanto con l’aiuto di Santángel e questa domanda su come fare per salvarsi in un mondo difficile che non ci riconosce è una domanda che continua a ripetere e riproporre nella sua scrittura.

“In passato avevi detto che la scrittura è il tuo meccanismo di sopravvivenza, era qualcosa che ti aiutava in tanti modi. Dopo più di 10 romanzi, magari è cambiato molto rispetto al passato, ma la scrittura è rimasta un meccanismo di sopravvivenza oppure è cambiato il tuo approccio alla scrittura?”

La Bardugo con saprebbe come vivere senza la scrittura: “Non sono capace di osservare il mondo senza guardarlo attraverso le storie e si sta diventando sempre più difficile immergermi completamente nel mondo di scrittura, ma so che se non scrivo non so come essere felice.” È sempre una risorsa utilizza anche se le capita di litigare con qualcuno o di non stare bene in quel caso scrive, magari solo a se stessa un’email che probabilmente non manderà mai. “Ma la scrittura è il mio modo di processare il mondo ed è per questo che lascerò i social media per un periodo perché non riesco a ricevere tutti questi contatti, intanto perché sui social media scrivono anche un sacco di cose belle e quindi non vuoi deluderle e che fa molto piacere e ostacolano l’abilità di scrittura. E se invece scrivono cose brutte pensi di essere una fallita, una perdente, ed è un sentimento ancora peggiore.” Non è semplicemente possibile scrivere per tutti, bisogna ricavarsi una propria solitudine per la scrittura che ritiene importantissimo proteggere. “Mi viene da commuovermi perché da giovane mi sentivo così sola e inadeguata sentivo di non parlare nel modo giusto, di non comportarmi nel modo giusto, di non possedere i codici necessari per essere accettata ed adeguata e i libri hanno sempre rappresentato la mia fonte di sicurezza.”

È stato un momento molto profondo che ha toccato gli animi di tutte le presenti in sala, perché la maggior parte di noi si può rivedere nelle parole di Leigh.

Alla fine dell’incontro ci sono state delle notizie importanti: ci ha confessato i suoi prossimi progetti tra cui “Yes, yes, la Nona Casa 3 si”, che sarà folle e selvaggio, ma non è l’unico libro in mente. Sta scrivendo una novella horror molto weird, e c’è un altro romanzo di narrativa storica ma ambientato a Los Angeles ma uscirà tra qualche anno. Poi c’è un libro illustrato sul mago di Oz ambientato in un cimitero e lo sto facendo con il suo amico John Picacio un artista messicano bravissimo, ma non sa ancora quando uscirà ma uscirà, quindi preparatevi.

E l’ultima notizia bomba è… l’adattazione di “Il famiglio”

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