Anna dei Miracoli di Ana Juan

All’alba del mio secondo compleanno, una malattia squarciò il velo che proteggeva la mia culla
Da quella ferita entrarono centinaia di farfalle nere che si posarono sui miei occhi chiudendo il passaggio alla luce.

Comincia così Anna dei Miracoli, graphic novel scritta ed illustrata da Ana Juan, pluripremiata artista spagnola, edito in Italia da Logos.
Un’opera che racconta tramite parole e disegno la storia di Anne Sullivan e Helen Keller, nate e vissute negli Stati Uniti di fine Ottocento ed inizio Novecento.

Da quel momento vagai nella nebbia.

Helen Keller

Helen Keller é nata a Tuscumbia nel 1880 e, a causa di una misteriosa malattia, a soli diciannove mesi diventa sorda e cieca. Dopo aver vissuto i primi anni della sua vita a casa, a sei anni i suoi genitori decidono di assumere Anne Sullivan come sua personale istitutrice che, colpita da tracoma in tenera età e quindi pressoché non vedente, grazie alla sua esperienza può educare quella bimba diventata indisciplinata ed irascibile.

Un giorno, come il vento, qualcuno arrivò dal nord per educarmi. […] Lasciò cadere le sue valigie cariche di sofferenza sul pavimento della veranda per avvertirmi della sua presenza. Era arrivata per non lasciarmi mai più.

Pagina dopo pagina, illustrazione dopo l’altra, tra le due nasce una profonda relazione. Non facile, soprattutto all’inizio, ma l’educatrice riesce ad aprire un canale di comunicazione tra Helen ed il mondo: apprendere tramite il tatto, fino ad apprendere il braille, dando dunque prova di una grande intelligenza, riuscendo infine a parlare e “sentendo” le parole alloggiando le dita sulle labbra, per avvertire la vibrazione nella gola della persona che parla.

Continuavo a muovermi nella nebbia ma l’oscurità non mi era più nemica.

Lo sfarfallio delle ali

È la stessa Helen che, attraverso la penna della Juan, si racconta. Lo fa in maniera poetica: la sua cecità, la sua solitudine ed incapacità di comunicare con il mondo esterno diventano delle farfalle nere, centinaia di farfalle che si posano su i suoi occhi per impedirne la vista. Così come lo sfarfallio costante delle loro ali, diventa la causa della sua sordità. Ad accompagnare il testo, le illustrazioni oscure, a tratti anche angoscianti, rendono la lettura del libro particolarmente immersiva. È facile entrare in empatia con la protagonista/narratrice, perché la sua sofferenza diventa anche quella del lettore.

È la sua fata madrina, dopo un lungo viaggio tra le paludi della solitudine, che riesce a creare un prodigio, risvegliando nella bambina quella fame di conoscenza per quel mondo che pare esserle precluso.

Conoscenza é amore e la luce e visione. Luce, datemi luce! (Helen Keller)

Una lettura che sa emozionare, un viaggio tra parole e illustrazioni, metafore poetiche e una bambina che, in fondo, voleva solo essere capita. La storia di una bimba perduta, che riesce a ritrovarsi grazie all’intervento di una fata madrina. Se le favole nella vita reale non esistono, la storia di Helen e di Anne dimostra il contrario. Le fate madrine esistono, ma non hanno le ali.

La trama

All’alba del secondo compleanno di Helen, centinaia di farfalle nere entrano da uno squarcio nel velo che protegge la sua culla e, cingendole occhi e orecchie, la sprofondano nell’oscurità e le impediscono, con il battito delle loro ali, di sentire le voci amate. La bambina cresce come un essere selvaggio e capriccioso, chiuso nel suo mondo, e rifiuta l’affetto dei genitori che infine, disperati, cercano qualcuno che li aiuti a educarla. Così dal nord arriva un’insegnante di nome Anna che, grazie alla sua competenza e forza d’animo, riesce a strappare Helen al suo mondo di tenebra, trovando un modo per comunicare con lei: l’alfabeto manuale, che consiste nel formare le lettere con le dita sul palmo della mano dell’altro. Così Helen impara a poco a poco i nomi delle cose e da quel momento la sua vita cambia radicalmente. È rivisitando nel suo personalissimo stile la classica dicotomia tra buio e luce che Ana Juan racconta la storia di Helen Keller e Anne Sullivan, nota ai più soprattutto grazie al film «The Miracle Worker» (USA, 1962), approdato in Italia proprio con il titolo «Anna dei Miracoli». Attraverso un uso sapiente del chiaroscuro e l’alternanza tra il luminoso giallo dorato e i neri e i grigi del carboncino, l’autrice ricrea la lotta che Helen e quella che lei chiama la sua “fata madrina” compiono insieme per uscire dal buio incontro alla luce.

Sull’autrice: Ana Juan è un’illustratrice, scrittrice e pittrice spagnola. Nata a Valencia nel 1961 e trasferitasi a Madrid nei primi anni Ottanta, ha alle spalle numerose pubblicazioni e mostre in tutto il mondo, dalla Spagna agli Stati Uniti, passando per il Giappone. Conosciuta per le sue interpretazioni originali, malinconiche, romantiche, e talvolta un po’ spietate, della realtà e delle sue storie, ha illustrato svariate copertine per il New Yorker, articoli per El País e le copertine dei romanzi di Isabel Allende e di diversi classici della letteratura mondiale.
Vincitrice – tra l’altro – nel 2005 del Premio Ezra Jack Keats per il miglior illustratore (con The Night Eater), e nel 2007 del Premio Junceda de Ilustración (con For you are a Kenyan Child), nel 2010 ha ricevuto il prestigioso Premio nazionale di illustrazione conferito dal Ministero della cultura spagnolo.

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