Horizon: An American Saga. Capitolo I: la recensione

Dal 4 luglio in tutte le sale, Horizon: An American Saga è il primo capitolo di un’epopea diretta da Kevin Costner e distribuita dalla WarnerBros, che racconta l’espansione della Guerra Civile Americana e la colonizzazione della frontiera occidentale. Sebbene non sia una nuova storia, Costner trova la maniera innovativa di presentare la sua storia, puntando tutto sulla portata di un’operazione che mira a proporre uno spaccato ampio e corposo di un periodo ben preciso, nonché degli uomini che l’hanno vissuto.

La trama

Montana, 1859. Due anni prima della guerra civile, carovane di coloni si installano lungo la frontiera ovest, invadendo così il territorio dei nativi americani. Gli Apache attaccano di notte e di giorno gli ‘Occhi Chiari‘ fanno la conta dei loro morti. Poi tutto ricomincia, altri convogli arrivano, altri indiani resistono, come possono, all’inevitabile. Una guarnizione dell’esercito degli Stati Uniti, che ha un insediamento a quaranta chilometri dal territorio conteso, corre in soccorso dei sopravvissuti. Intanto in Wyoming, un avventuriero solitario e laconico e una prostituta intraprendente fuggono un cavaliere vendicativo che vorrebbe mettere le mani sul bambino che conducono con loro. Separati e uniti cavalcano tutti verso lo stesso destino, verso la loro porzione del sogno chiamato America.

Costner, i western e il mito dell’ovest

Parla di ciò che conosci” è la prima regola per qualcuno che vuole fare cinema e Kevin Costner sembra saperlo benissimo. Quella dei western è sicuramente una passione per l’interprete di John Dutton, che torna a presentarci il mondo rurale dei cowboy di cui ci eravamo già innamorati con Yellowstone e le sue serie prequel.

Costner racconta gli anni a ridosso della Guerra Civile, in un viaggio attraverso il Montana, Kansas e il Wyoming, seguendo diversi gruppi che dipingono perfettamente come doveva essere l’America in quegli anni. Ancora una volta, dimostra la sua grande passione per questo tema e il profondo rispetto che nutre non solo verso i pionieri ma anche verso i nativi americani.

In un’intervista proprio per questo film, Costner afferma che il suo intento era quello di rendere giustizia a fatti ed eventi realmente accaduti. Racconta di come i coloni si siano presi la terra e di come abbiano spinto circa 500 nazioni native americane da un mare all’altro. Proprio per questo, Costner ha dato ampio spazio al punto di vista dei nativi americani, proprio perché voleva rendere loro giustizia, sottolineando il grande amore che avevano per la loro terra e la loro famiglia.

Costner definisce questo film come collisione, riassumendo così il terribile confronto fra coloni e nativi americani. Il punto di vista principale è ovviamente quello dei coloni, ma quando ci vendono presentati i veri abitanti di quelle terre non possiamo non rimanere affascinati dalla loro dignità e dalla ferocia per cui combattevano non per una bandiera ma per le persone che erano vicine a loro.

Si può quindi dire che c’è un grande lavoro di ricerca dietro questo film, una grande cura dei dettagli e di fedeltà alla storia così per come è avvenuta, senza scindere fra buoni e cattivi.

Il mito dell’ovest è presente fin dall’inizio, portandoci a vedere Horizon non come un luogo qualunque ma come la promessa di un futuro florido, di un miglioramento di vita estremo. Questo sentimento è ciò che anima ogni personaggio presente all’interno del film, che in qualche modo è o è stato legato a Horizon. Si mostra come all’epoca i pionieri prendessero le loro famiglie e si trasferissero nel bel mezzo del deserto, proprio alla ricerca di quel benessere che gli veniva promesso.

Horizon è l’emblema della vendita del sogno americano, una specie di oasi paradisiaca che poi si rivelava terribilmente pericolosa, nonché luogo in cui era difficile vivere. Eppure, i pionieri hanno continuato a presentarsi in quelle terre, quasi fosse una sfida per realizzare il proprio sogno, alla ricerca di un modo di avere quel qualcosa che non hanno mai avuto.

L’intreccio

È difficile analizzare un film corale come questo, in quanto i personaggi presentati sono molti e tutti di notevole importanza all’interno della storia. Il filo che collega ogni punto di vista è sicuramente il volantino di Horizon, che è presente, all’inizio o alla fine, in tutti gli sviluppi narrativi all’interno del film.

Hayes Ellison (Kevin Costner) è quel personaggio di un western che spunta all’improvviso, cappello calato sulla testa e mani alle briglie del cavallo, e non si sa assolutamente nulla di lui. L’unica cosa che traspare è il fatto che Ellison stia cercando di lasciarsi alle spalle qualcosa, motivo per cui lo ritroviamo in una carovana di venditori di cavalli.  Sebbene sia stato poco presente sullo schermo, Ellison è un personaggio estremamente forte e di grande impatto, che avrà un ruolo cruciale nei capitoli successivi.

Senza entrare troppo nello specifico di ogni singola storyline, tutti i personaggi presenti nel primo capitolo di Horizon potrebbero avere un film a se stante, che racconta di come ci siano arrivati in quell’angolo d’America. Horizon: an American Saga potrebbe sembrare superficiale dal punto di vista narrativo, invece è essenzialmente un’introduzione per la vera azione, che con tutta probabilità già vedremo nel secondo capitolo. I personaggi vengono presentati e in breve tempo riusciamo a farci un’idea della loro morale e della loro indole, riuscendo a trovare gli archetipi tradizionali dei film western, come Hayes.

E lentamente, senza nemmeno rendercene conto, seguiamo le vicende dei personaggi, viaggiamo e lottiamo con loro e, quando capiamo che le storie si stanno sovrapponendo, ci ritroviamo di fronte a un racconto collettivo che diventa il ritratto di una città durante la sua nascita e di un’epoca difficile in cui vivere.

La regia, la fotografia e il montaggio

Uno degli elementi che ci ha sorpresi è sicuramente l’assenza di molti campi lunghi, tipici invece dei film di questo genere. Costner li mette da parte, mostrandoci sì l’ambiente in cui prende vita l’azione, ma senza renderlo un personaggio principale. I campi medi fanno da padrone, mostrando il personaggio nel contesto in cui vive, rendendolo protagonista e in grado di sovrastare ciò che lo circonda. In questo modo è la storia personale di coloro che conosciamo a diventare il fulcro del film.

Si percepisce sullo schermo il focus per i dettagli: non si parla solo ed esclusivamente dal punto di vista narrativo ma anche di quello visivo. Veniamo spesso portati a concentrarci sui particolari che qualche personaggio nota, come se fossero di vitale importanza per quello che accadrà nel breve futuro e che ci aiutano a capire come fosse quel mondo in quegli anni.

La fotografia è fedele ai film western e a Yellowstone, tingendo le inquadrature di colori aranciati e le notti del rosso del fuoco e della luce delle stelle. È stato fatto un grande lavoro per la ricerca della giusta atmosfera che Jimmy Munro, il direttore della fotografia, è riuscito a rappresentare al meglio. I personaggi sono coesi con l’ambiente e ci vengono regalati momenti davvero artistici, come le silhouette dei nativi americani al calar del sole.

Inizialmente il montaggio appare difficile da capire, soprattutto a causa dei salti temporali, ma è tutto pensato per far procedere la storia a un ritmo incalzante e lento allo stesso tempo. Sembra un ossimoro, ma Horizon: an American Saga è capace di presentare eventi tragici e scene d’azione violenta e fermare il tempo.

Unico punto che probabilmente sarà elemento di discussione per molti è sicuramente la frammentarietà della narrazione. Come abbiamo detto, le storie narrate sono tante e tutte di uguale importanza, proprio per questo il montaggio appare frammentato, come se si cercasse di dare spazio a tutti. In un primo momento può sembrare confusionario, però, riteniamo che sia stata la scelta più giusta per presentare al meglio tutti i protagonisti della vicenda. Ricordiamo, infatti, che si tratta di una storia corale in cui non troviamo un solo eroe, ma la vita di persone comuni che sono entrate in contatto l’una con l’altra.

Invece di concludersi come un film normale, Costner decide di sorprendere tutti e finire il primo capitolo della sua saga con un montage, che funge da trailer su ciò che avverrà nel secondo capitolo. Abbiamo apprezzato molto questa scelta, perché non fa che aumentare la voglia di vedere il prossimo film e di continuare a scoprire cosa succederà ai vari personaggi che abbiamo conosciuto nella parte introduttiva.

Horizon: an American Saga si presenta come un film denso e carico di dettagli, a cui è difficile stare dietro ma che nasconde una poetica tipica dei film western americani. CI sono gli spazi infiniti e quel senso di libertà che si prova a vedere un cowboy a cavallo, così come un nativo americano parlare nella propria lingua madre. Kevin Costner abbraccia quest’epoca e ce la porge con un rispetto non indifferente, prendendoci per mano e mostrandoci uno scorcio dell’epoca e del mondo che ama.

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