Incontro con Javier Castillo per l’uscita de “Il cuculo di cristallo”

Il 14 giugno, noi di Bee Chronicles, abbiamo avuto il piacere di partecipare all’incontro con Javier Castillo, organizzato da Mestrebookfest in collaborazione con la Ubik di Mestre al Gran Central Bistrot. Con Giuliano Pasini come presentatore e Eleonora Valente come traduttrice, si è parlato non solo del nuovo romanzo dello scrittore spagnolo “Il cuculo di cristallo” ma anche delle altre sue opere e curiosità.

Appena arrivato, Javier è stato accolto da un caloroso applauso dai suoi lettori, scrittore di thriller di gran successo, ha una storia che colpisce: quando ha pubblicato il suo primo romanzo era un consulente finanziario, nonostante scrivesse da quando era un bambino. Crescendo la vita l’ha portato a fare cose diverse, ma la scrittura è rimasta sempre un suo hobby. Così, quando ha pubblicato il suo primo “I giorni della follia” su Amazon, improvvisamente, da un giorno all’altro è diventato il libro più venduto tant’è che molte case editrici si sono fatte avanti per acquistarne i diritti.

“Insomma, hai vissuto il sogno di ogni autore esordiente.” Commenta Giuliano, ed è così: il libro è stato tradotto in 15 lingue ed è disponibile in 60 Paesi. E da quel giorno sono passati 7 anni.

Adesso qui in Italia sta promuovendo la sua ultima uscita: “Il cuculo di cristallo” libro nato dal tema dell’animale interiore. “Ne teniamo dentro uno ed è la nostra parte più istintiva. Poi ho visto un post su Instagram di una ragazza con la cicatrice sul cuore e mi è venuta in mente la storia. È nato così il personaggio di Cora.” Infatti, quando finalmente lei realizza il suo sogno di diventare un medico sta male e ha bisogno di un trapianto di cure. Si crea così un legame con la famiglia della persona che le ha donato il cuore: Margaret, la madre di Charles, il donatore, la invita per far conoscere il mondo del figlio. Cora pensa che il viaggio non avrà impatto su di lei ma si sbaglia.

Anche se è uno scrittore spagnolo, il libro è ambientato negli Stati Uniti, e questa scelta è dettata dal fatto che in Spagna, così come in Italia, non si può conoscere il donatore né il ricevente, mentre negli Stati Uniti se si vuole lo si può fare.

Ma in realtà anche “La ragazza di neve” è ambientato negli Stati Uniti ma chi ha visto la serie tv, sa bene che le vicende si svolgono in Spagna “I diritti della serie li ha acquistati Netflix Spagna e di conseguenza c’è stato l’obbligo di filmarlo lì, ma un mio desiderio è che fosse registrato a Malaga, la mia città di origine e che mi sta molto a cuore.” Pasini ha allora preso la palla al balzo scherzando: “Se fossi stato di Mestre, sarebbe stata ambientata a Mestre” e Javier ridendo ha risposto: “Claro, claro”.

La sua relazione con la serie però è molto pacata “Non ho mai visto una serie che abbia cambiato la vita a qualcuno, mentre un buon libro sì. Sono due linguaggi differenti, il libro è sempre migliore. Il libro ti parla e ti emoziona, mentre la serie è molto più fredda. Vediamo moltissime serie per passare il tempo però il libro è molto più potente, parla ai nostri ricordi, ci emoziona, può effettivamente cambiare la vita.”

Ma una domanda sorge spontanea: perché tra tutti i generi scrive di thriller? La verità è che il thriller non è un genere che parla solo di cose oscure, è qualcosa di più complesso. Riesce a trattare di molte cose e affrontare diversi temi. Essi dipendono dal libro, perché in ognuno si parla di qualcosa di diverso. Se si pensa alla ragazza di neve lì c’è una critica del giornalismo morboso oltre ad essere uno strumento per superare le paure passate, infatti la protagonista ha sempre questo suo passato che non riesce a dimenticare, quindi questi libri vogliono essere una guida per dire che sì, si può dimenticare. Per quanto riguarda il cuculo di cristallo è una riflessione che vuole riempire di bontà un gesto di generosità. In Europa non si può conoscere il donante, questo perché, per sfiducia, si pensa sempre che le persone vorranno qualcosa in cambio. “Penso invece che questo dovrebbe essere un modello di gratitudine: una donazione è un atto di estrema generosità che non deve generare sfiducia. Un modo per abbracciare la generosità e la bontà.”

Nonostante ciò, quando si parla di thriller si ha sempre comunque in mente di qualcosa di oscuro. “Credo di essere una buona persona, ma scrivo cose terribili. Infatti quando mio suocero ha letto l’inizio de “I giorni della follia” in cui un uomo nudo cammina per una cittadina tenendo tra le mani la testa decapitata di una donna, mi ha scritto “Chi ha sposato mia figlia?”” Ha raccontato ridendo Castillo.

Una curiosità divertente è che in ogni Paese, Javier sta facendo la promozione di libri differenti: infatti alle 10 può avere una videochiamata per la presentazione de “La ragazza di neve” in Turchia, alle 11 sul “Il cuculo di cristallo” nel Regno Unito e alle 12 per “I giorni della follia” in un altro paese. “A volte capita che mi possa confondere e parlare di libri sbagliati, e per fortuna che ho solo 7 libri, pensa 30, sarebbe un disastro.”

La buona notizia è che sono usciti in Italia 4 libri, tra cui il primo che verrà ripubblicato, ma in Spagna è già uscito “La crepa del silenzio” che è il tuo nuovo libro, l’ultimo della trilogia di Miren (La ragazza di neve – Il gioco dell’anima) “Spero che uscirà qui in Italia l’anno prossimo – quindi Salani se sei qui e ci stai ascoltando…”  ha lanciato una frecciatina “Sarà un finale veramente incredibile” ha annunciato. La trilogia si può leggere in qualsiasi ordine, anche partendo dalla fine e leggere i precedenti. Questi libri sono come dei puzzle, una volta letti tutti e tre si avrà il quadro totale.

Javier prima di tutto oltre ad essere un gran scrittore è anche un gran lettore. “Ti è mai capitato di incontrare autori che leggevi ma poi ti sedevi al loro stesso tavolo?” E la risposta è sì. Leggeva ed era fan di Joel Dicker e adesso ci è amico e parlano insieme di thriller, ma non solo: gli è capitato di sedersi al tavolo di Ken Follet ed erano entrambi allo stesso piano, senza paura e pregiudizi, parlando di come creare storie e personaggi.

“Quando parli hai lo stesso entusiasmo di quel bambino di 6 anni che amava scrivere” ha commentato Giuliano e Javier si è illuminato ancora di più “Siempre, siempre. Perché quando ami scrivere e ami leggere, far parte di questo mondo ti riempie il cuore, quello di star qui con voi oggi non è lavorare ma è bellissimo ed è un sogno diventato realtà di quel bambino.”  Questo fanciullino che abita ancora nell’animo di Castillo si nota molto, infatti alla domanda di che cosa vorrebbe dire al se stesso bambino, non ha potuto trattenersi dal dire “I numeri dell’euromilion della settimana scorsa.” Ma dopo una risata generale ha ripreso “Però in realtà gli direi di non perdere la speranza perché nella mia vita in molti momenti ho quasi deciso di smettere di scrivere perché non vedevo il risultato che volevo. Quindi gli direi di non perdere la speranza ed andare avanti.”

Javier sembra una persona solare, e quasi non si riesce a credere che uccide in maniera tremenda una vittima: “Me divierto mucha.” Ha ammesso “E’ la parte più divertente, perché stai uccidendo in modo legale, ma non lo fate a casa ovviamente”. Ha poi raccontato una curiosità interessante: c’è uno scrittore in Cina, che durante 30 anni ha ucciso 3 persone e lo ha descritto nei suoi libri e hanno capito che era lui, appunto per il fatto che la descrizione combaciava con la realtà. “Comunque io non l’ho fatto, ve lo prometto.”

Per scrivere libri così intensi però, Castillo pianifico molto: sono 3 o 4 mesi di pianificazione: a casa ha una lavagna bianca con dei post-it magnetici di diversi colori, dove scrive ogni capitolo, colpi di scena, scene di dramma amore. Dopodichè inizia a scrivere e ci mette circa 7 o 8 mesi di pura scrittura. Mentre scrive cerca di non cambiare nulla, ma a volte cambia la psicologia dei personaggi, infatti non si possono cambiare i personaggi prima di scriverli veramente, anche perché essi si modificano in base ai dialoghi, sfumature. Infatti per lui è impossibile scrivere un thriller senza progettarlo, ma cerca comunque di avere tutto il più controllato possibile, perché nei suoi libri ci sono molti indizi che leggendoli una seconda volta si notano e si riesce a collegare tutto nonostante la prima volta non riescano ad essere scovati.

Nonostante si dica che tutti i figli sono uguali, si sa che ci sono alcuni personaggi che i scrittori preferiscono maggiormente e per Javier sono Edwin e Cora. “Lei si avvicina molto a me, mi assomiglia nel modo di pensare, la struttura delle frasi che dice è quella che ho nella mia mente.” E come dargli torto, è uscita effettivamente dalla sua testa. “Edwin mi piace il suo viaggio verso la tragedia. È un eroe perfetto che poco a poco cade e peggiora.” La sua storia è molto unica. Lui all’inizio del libro, arriva a casa con le mani sporche di sangue e dice alla moglie che le racconterà tutto ma non in quel momento, deve andarsene ma che poi ritornerà. Ma non tornerà mai. E questo è il suo grande segreto, il suo grande mistero che non si riesce a svelare.

Ma ritornando alla sua nuova uscita “Il cuculo di cristallo” è un romanzo in cui ci sono molte persone che scompaiono. Castillo ha spiegato questa sua scelta: “Noi scrittori di thriller e suspance abbiamo 3 strumenti: l’assassinio, il sequestro e la sparizione. E la sparizione è lo strumento più potente perché è una domanda senza risposta, non c’è un colpevole né una spiegazione.” Ma non solo, il libro è pieno di simboli: due sono nel titolo e hanno una grande importanza. Il cuculo è visto come l’uccello che depone le proprie uova in altri nidi che quando nascono i piccoli per egoismo spingono fuori i piccoli delle altre specie e distruggono il nido. In secondo luogo la storia relazionata a Cora: il cuore che entra nel suo corpo e la cambierà per sempre. E il terzo simbolo è il cristallo: la fragilità dei personaggi ma anche quella di tutti noi. “Infatti penso che tutti siamo fatti di cristallo e in base all’altezza da cui cadiamo potremmo spezzarci in mille pezzi.”

Tutti i personaggi della storia hanno perso qualcosa o sono molto fragili. Cora ha perso il suo sogno, ha un cuore nuovo e deve riprendersi. Charles ha la sue fragilità, Margaret ha perso suo figlio e suo marito perché è coinvolto in una sparizione, la mamma di Cora ha paura di perdere sua figlia, Jack ha perso suo padre e suo fratello. Si sa che nella storia succederanno varie cose che faranno in modo che questi personaggi si possono rirompere nuovamente.

E alla fine abbiamo scoperto anche un difetto di Javier: “Ho i piedi davvero brutti.” Ha risposto ridendo.

.

Lascia un commento