Cynder e Ella, di Kelly Oram, Always Pubblishing.

Forse non è il momento migliore della mia vita.

O forse si.

Dipende sempre dalla nostra prospettiva al mia non è certo affidabile.

Mi trovo di nuovo davanti a una sorta di strano deserto e non vedo latro che rovine accanto a me.

Sapevo che mi sarei dovuta ricostruire sapete.

Ma non è cosi facile, nonostante la mia veneranda età.

Di tempeste, terremoti, crolli ne ho affrontati a iosa.

Ma stavolta è un pò diverso.

Seppur sono sicura delle mie capacità, trovarsi di nuovo a fronteggiare il cambiamento, quando ciò che desideri è soltanto serenità è un po’ dura.

Forse perché a un certo punto del percorso ti senti troppi anni addosso.

Troppo pesante lo zaino.

Troppo forti le aspettative rotte.

E non sei neanche più piccola.

E ogni sbaglio ti sembra davvero lo spreco di un ultima possibilità. Ma sai anche che a poco ti serve piangere.

Bisogna tornare a imparare a vedersi e vedere il mondo con occhi diversi.

Accettare ciò che il tempo a scelto per te.

E cosi con questi pensieri ho approcciato questo libro.

Mai come oggi avevo bisogno di leggerezza.

Eppure..

Come sempre il libro non mi ascolta.

Ho avuto un altro schiaffo, forte in viso.

Perché la stria di Ella e Cynder è un po’ il racconto romanzato di quella nuova scoperta di se.

Ella non è più la stessa persona di un tempo.

E non lo è perché qualcosa di tremendo le è accaduto.

Una perdita non solo di una persona cara.

Ma persino della propria identità fisica.

Cicatrici visibili sotto una pelle che ha la lucentezza della luna.

E forse per quel candore risaltano, e vengono mostrate quasi con pudore e terrore al mondo.

Perché al mondo le cicatrici non piacciono.

Abbiamo perciò imparato a nasconderle, sotto abiti eleganti, sotto sorrisi e sotto un non so che di sbruffone e sfacciataggine.

Cosi ci sentiamo meno esposti e meno in pericolo.

Ella non riesce a farlo.

Perché certe ferite non possono essere nascoste.

Brillano al sole e gridano ogni notte perché quel dolore sia ascoltato. Nella notte echeggia.

Nella notte, ogni notte ti trasforma in qualcosa di diverso, durezza e fragilità si contendono il podio.

Ella è cosi inserita in un mondo che non riesca più a mappare.

Non si riconosce allo specchio, come può riconoscere ciò che la circonda?

E deve ricominciare sapete?

Deve uscire dal film che si è creata, dove il buono è buono e il cattivo è cattivo.

E cosi facendo sta in un bel bozzolo sicuro.

Ma ciò che le accade diventa sempre più incomprensibile.

E la vita la pungola, fino a farle accettare che i suoi schemi non servono più.

Forse non sono mai serviti.

Cynder non è il principe.

Eh no, ragazzi non la salva.

Non la salva perché non può farlo.

Perciò accetta di vederla.

Accetta di accarezzare ogni cicatrice.

E questo fa la differenza.

Perché vedete il vero amore, quello che dove indossare non è una favola.

E’ il coraggio di non mascherasi dietro a futili maschere.

Dovete essere voi e l’altro, magari feriti, fragili, ma capaci di dirsi e dirti sto male.

Sono fragile.

E solo allora…

Ti salvi da solo.

Quando qualcuno ti da fiducia allora riesci a alzarti da terra e ricominciare a costruirti di nuovo.

Solo allora miei lettori.

La fiducia e uno sguardo che sa di compassione.

Non ti giustifica, ne ti coccola.

Semplicemente accetta la tua anima, cosi com’è.

Nonostante la bellezza sia offuscata, ammaccata e leggermente storta.

Esiste e va semplicemente accarezzata.

E cosi Cynder e Ella parlando di pregiudizi ma anche di compassione, diventa non più un semplice rosa capace di elogiare l’incontro a due. Elogia tante cose.

Accettazione.

Bellezza imperfetta.

Capacità di vedersi cosi come si è.

E la fiducia.

Fiducia verso qualcuno nonostante tutte le sue spine.

La fiducia di dirgli “So che ce la farai”.

Vi auguro di trovarlo.

Io per ora l’ho trovato nella vecchia ciabatta.

Magari un giorno sarà anche un amore.

Per ora mi accontento.

E non chiedo di più.

Alessandra

Lascia un commento