INTERVISTA ESCLUSIVA – Francesco Codenotti

La penna di Francesco Codenotti è una di quelle che andrebbe tutelata e valorizzata: con il suo lavoro certosino – e talvolta quasi chirurgico – riesce a portare il lettore in mondi completamente diversi dal nostro ma al tempo stesso identici. E così, da buon fan, come non potevo cogliere l’occasione al volo e rubare un po’ di tempo a Francesco Codenotti? Allora, benvenuti al 2 episodio del Salotto di Nath, dove ogni retroscena viene portata alla luce! Buona lettura!!

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Il Bene e il Male sono da sempre elementi che attirano la nostra attenzione e nel tuo libro “I custodi del destino”, esplori questo confine sottile. Cosa ti ha ispirato a trattare questo tema così complesso e come lo vedi riflesso nella società odierna?

Francesco Codenotti: Penso che ogni libro debba lasciarci qualcosa e debba farci riflettere. La società sta, in parte, perdendo la capacità di riflettere e prendere decisioni, allo stesso modo in cui il confine tra ciò che è buono e ciò che non lo è è sempre più veicolato dai media (in qualunque forma essi siano).  In ciò che scrivo tendo a non dare risposte, per quanto il mio punto di vista emerga sempre tra le righe, quanto piuttosto a far riflettere il lettore, che autonomamente può scegliere da quale parte schierarsi. Il Bene e il Male sono concetti insiti in ognuno di noi, che l’educazione, la crescita personale, la società stessa possono solo amplificare. Penso che ci sia sempre più bisogno di “presa di coscienza”.

Interessante punto di vista. Una “presa di coscienza” che in qualche modo lo possiamo vedere anche nei personaggi del tuo romanzo, che sono spinti da motivazioni diverse come vendetta, amore e sete di conoscenza. Quale di queste motivazioni ritieni più affascinante da esplorare nella narrativa e perché?

Francesco Codenotti: Non ritengo che ci siano temi più importanti di altri (vedi risposta precedente), per questo quando scrivo cerco di esplorarne il più possibile. Siamo esseri complessi, e come tali viviamo emozioni che poi si riflettono, nella scrittura, in temi narratologici. Per citare mia moglie Sara Cremini, però: “L’amore è la più grande magia”. È tramite l’amore che tutto si muove, basta prendere i temi da te citatimi per comprenderlo: amore per la conoscenza, vendetta d’amore. L’amore (in qualunque forma essa assuma) ci può salvare e ci può spingere a migliorarci. L’amore è la forza più grande di tutte, ed è sull’amore che dovremmo concentrare i nostri sforzi.

Ah l’amore: come giustamente dice tua moglie, Sara Cremini, esso è la più grande magia. Tuttavia, non è raro che spesso questo sia accompagnato da tradimento ed alleanze, temi che molto spesso sono presenti nei tuoi libri. E quindi, la domanda viene da sé: quanto è importante per te esplorare la fiducia e il tradimento nelle relazioni umane?

Francesco Codenotti: Da una parte, mi piacerebbe poter rispondere che lo faccio per un puro intento narratologico: è sempre “divertente” giocare con il lettore, renderlo partecipe del mistero e delle paure insite nei personaggi. “Qualcuno ha tradito. Chi? Come? Perché?”. A ragion veduta, però, devo affermare che uno dei più grandi valori di “Francesco-persona”, e quindi di “Francesco-scrittore”, è in assoluto la fiducia nel prossimo. Chi tradisce la fiducia altrui è, per quanto mi riguarda, persona di poco conto.

Non mi resta che concordare su tutto ciò che hai appena detto. Ma adesso passiamo ai personaggi: Il Drago Tenryū vediamo che gioca un ruolo cruciale ne “I custodi del destino”. Qual è il significato simbolico di questo personaggio nella tua opera?

Francesco Codenotti: Ho da sempre amato i Draghi: sono la perfetta funzione tra la realtà (serpente) e la fantasia (ad esempio: il volo). Tenryū, nello specifico, trae la sua origine non dalla cultura occidentale, che spesso associa il Drago alla distruzione (si pensi per esempio allo Smaug tolkeniano), quanto piuttosto a quella orientale, che lo ritrae maggiormente nella sua funzione di “portatore di saggezza”. Tenryū, inoltre, nella sua giustapposizione a un personaggio de “La scelta” (il secondo libro della dilogia) è il completamento della dicotomia bene-male, di cui si parlava in precedenza. A livello puramente narrativo, infine, è quella figura che dà il là agli eventi.

Per quanto, invece, riguarda il libro “Immor(t)al, vediamo che viene introdotto un nuovo Immortale che sconvolge l’Equilibrio del Clan. Come sei riuscito a sviluppato l’idea dei Clan e cosa rappresentano per te in termini di dinamiche sociali?

Francesco Codenotti: I Clan rappresentano l’estremizzazione sociale della quale già i grandi filosofi del passato parlavano, primi tra tutti Platone e Aristotele. La volontà di conoscenza diviene supponenza, la ricerca della libertà diviene anarchia, e così via. Ogni Clan rappresenta un’ideale che potrebbe essere giusto, ma che portato al suo “ismo” diviene, appunto, immorale (da cui il gioco di parole nel titolo). Immor(t)al nasce come analisi della società, la nostra società, in cui gli “ismi”, spesso, non solo la fanno da padrone, ma vengono purtroppo anche esaltati, spesso sotto mentite spoglie. Io da sempre amo l’equilibrio. Ciò che lo mina, perché comunque il progresso, per sua stessa natura, mina l’equilibrio dato, deve essere ponderato, meditato, giustificato e solo più tardi agito.

Sempre riguardante “Immor(t)al, la Lancia di Longino è un artefatto centrale. E poiché sono figlio della curiosità, mi viene da chiederti come scegli gli elementi mitologici e leggendari da includere nelle tue storie?

Francesco Codenotti: Tutto ciò che scrivo è frutto di un’attenta preparazione sia sul piano storico che culturale. Scrivo spesso di fatti realmente accaduti o di luoghi realmente esistenti, non posso quindi permettermi di sbagliare. Il più delle volte, ciò che esploro è frutto della mia curiosità: mi affascina un argomento? Lo esploro per scriverne. Mi piace un dato evento storico? Lo studio per scriverne. A incuriosirmi di più sono quelle “cose” che fanno parlare, su cui non esistono dati certi e sulle quali troverai sempre qualcuno che custodisce, in modo ovviamente migliore del tuo, la sua personalissima verità assoluta. Mi piace prendere queste verità e ribaltarle, in una sorta di eterno “What if…?”.

E da qui possiamo benissimo capire ciò che ti anima: una ricerca attenta ed elaborata. Tu non sei solamente uno scrittore ma un vero e proprio ricercatore: quindi, mi viene da chiederti qual è stata la sfida più grande che hai affrontato nel creare i mondi complessi e le trame intricate che permeano i tuoi libri?

Francesco Codenotti: La coerenza. Quando scrivo non ho quasi mai una scaletta, se non una “a grandi linee”. Spesso è la penna, o più comunemente i pensieri (o le immagini viste e/o immaginate) a guidarmi. Alla fine, arrivo con tanti pezzi del puzzle ancora da unire, e la paura è sempre quella di non farcela. In questi momenti, una profonda rilettura personale e il consiglio della alpha reader prima (mia moglie Sara), dei beta e dell’editor poi, sono di fondamentale importanza.

Quindi diciamo che è l’unione alla fine a fare la forza e c’è un messaggio specifico che speri che i lettori colgano dai tuoi romanzi dark fantasy?

Francesco Codenotti: «Scegli.»

Uhh criptico, mi piace. Adesso parlo da fan sfegatato (scusatemi): ma posso chiederti come è nato il titolo “La giornata del drago” e cosa rappresenta per te e per i tuoi lettori?

Francesco Codenotti: Che bello che tu l’abbia citato, appartiene a molto tempo fa, all’epoca in cui I Custodi del Destino era ancora solo “Le sette vie del drago” (ndr. Le sette vie del drago, ora, il nome della dilogia completa). Non ricordo esattamente chi l’abbia forgiato, anche se una piccola idea in merito ce l’ho, ma so descrivere più o meno come è andata: avevo cominciato a chiedere un po’ di aiuto per il Cover reveal, “arrabattandomi” sui social con le mie poche conoscenze a disposizione. Il 23 aprile, giorno del Cover reveal (e giornata mondiale del libro), i social sono stati letteralmente invasi da questa super copertina creata dal maestro (e amico) Antonello Venditti. È stata un’emozione unica e inaspettata, sulla quale avevo lavorato, certo, ma che mai mi sarei atteso. Quello è stato il giorno in cui per la prima volta mi sono detto: «Ce la posso fare».

Adesso concludiamo con una domanda sulla tua vita privata (giuro che sarò professionale ahahah): qual è un aspetto della tua vita quotidiana che credi abbia maggiormente influenzato il tuo modo di scrivere e la tua creatività?

Francesco Codenotti: Qui non ho dubbi: l’aver conosciuto Sara. L’averlo fatto mi ha reso migliore, sia come persona che come scrittore. Sara è amore e fantasia, Sara è la lettrice più attenta e allo stesso tempo l’autrice più dotata e riconoscibile che io conosca. Ho conosciuto Sara durante l’editing del primo romanzo, e il semplice fatto di averla incontrata ha reso il romanzo migliore, sia sul piano della scrittura che su quello, soprattutto, della profondità dei personaggi. Sara mi ha insegnato cosa siano le emozioni e che, come già detto, «L’amore è davvero la più grande magia.» (Cit. Neméria). Anche nei romanzi più dark, anche nei momenti più bui, senza la luce noi siamo solo attimi fugaci, incapaci tanto di crescere quanto di emozionare il lettore.

Scusatemi, non sto piangendo, mi è solo entrato dell’amore nell’occhio!!!! Codenotti è uno scrittore con la S maiuscola e se volete (io ve lo consiglio) immergervi in uno dei suoi libri, essi sono disponibili in tutte le librerie e su tutti i digital store. Alla prossima!

A cura di: @literaly_nath (IG)

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