Bee Series: Sense8

In questa nuova rubrica targata Bee Chronicles, vogliamo parlarvi di tutte quelle serie tv che, negli anni, hanno contribuito a cambiare il nostro modo di vedere il mondo nella sua totalità. La prima su cui vogliamo soffermarci è Sense8, serie prodotta da Netflix tra il 2015 e il 2018. Alla regia troviamo le meravigliose sorelle Wachowski, Lana e Lilly, già famose per la trilogia di Matrix e Cloud Atlas. Uno degli elementi più interessanti della serie è che non può essere “ghettizzata”, in quanto è una commistione di generi quasi infinita, che presenta un’eccezione nel panorama fantascientifico mondiale.

La trama

Otto persone sparse per il mondo sviluppano, inaspettatamente, una connessione. Non si conoscono e non parlano la stessa lingua, ma cominciano a entrare in contatto l’uno con l’altro, nonostante siano perfetti sconosciuti. Mentre cercano il significato dei loro poteri e della loro strana connessione inspiegabile, una misteriosa organizzazione attenta alla loro vita.

I personaggi: il punto forte di Sense8

Potremmo stare ore a parlare della regia impeccabile e della fotografia ricercata, così come delle inquadrature sempre inerenti alla situazione emotiva dei personaggi, ma Sense8 non è solo una serie tv visivamente bella. Certo, un articolo a parte dovrebbe essere dedicato al dietro le quinte della serie e al modo in cui sono state girate tantissime scene, tra cui decine di piani sequenza meravigliosi, ma l’intento di questo articolo è convincervi a vederla non per la sua estetica, quanto più per il messaggio.

Come si evince dalla descrizione, la trama di fondo non è complicata o intricata, ma ruota attorno all’archetipo per eccellenza: bene contro male. La scelta delle Wachowski è stata azzeccatissima per il tipo di messaggio che la serie voleva portare con sé: non abbiamo bisogno di un plot con mille livelli narrativi o con sequenze di difficile interpretazione, perché il punto forte di Sense8 risiede nei suoi personaggi.

Quello per cui ricordiamo con amore questa serie è proprio l’affetto e l’accortezza con cui le varie persone sono state prima scritte e poi rappresentate sullo schermo. Ognuna di loro ha una storia e un arco narrativo ben delineati, con un bagaglio emotivo non indifferente. Le Wachowski sono state in grado di rappresentare al meglio non solo una parte, ma tante situazioni che la gente comune è costretta a vivere e, molto spesso, ad affrontare da sola.

In Sense8 nessuno viene abbandonato a se stesso e il cluster, ovvero la Cerchia a cui appartengono i protagonisti, è un luogo sicuro in cui tutti vengono aiutati. Il termine cluster, usato nella versione inglese, è incredibilmente affascinante, soprattutto se si pensa al legame che c’è fra i protagonisti. In italiano può essere tradotto come “grappolo”, come se fossero tutti parte di un intero ma senza perdere la propria individualità.

Così conosciamo Will, un poliziotto di Chicago che ha un rapporto estremamente conflittuale non solo con il suo lavoro, ma anche con suo padre, un ex-poliziotto ora con problemi di alcol. All’interno della cerchia, Will si guadagna lentamente il ruolo di leader, rappresentando la figura a cui tutti fanno riferimento.

Riley è una dj islandese, anch’essa con un passato che si vuole lasciare alle spalle, che trova nella cerchia un senso di protezione in grado di farle riscoprire se stessa.

Wolfang è un criminale tedesco, l’emblema perfetto del personaggio grigio che fa di tutto per proteggere le persone che ama. La sua figura è stata una di quelle che abbiamo apprezzato di più, non solo per il passato burrascoso e profondo legame con il suo amico d’infanzia, ma anche per l’affetto che prova verso tutti i membri del cluster.

Kala è una scienziata indiana, donna desiderosa di una libertà che la società non le concede. Costretta a sposarsi per una pressione sociale più che per amore, proverà questo sentimento proprio verso uno degli altri protagonisti, per poi arrivare a una situazione difficile da gestire dal punto di vista emotivo. La storia di Kala è complessa e può non essere condivisibile, ma noi l’abbiamo trovata estremamente commovente.

Capheus è un autista africano e il suo tratto distintivo è il buonumore. Tutto vorrebbero una persona così nella loro vita: Capheus è capace di trovare il lato positivo in qualunque cosa. Lui è la prova che, anche se in una parte del mondo povera, si può sempre lottare per i propri sogni.

Sun vive a Seoul ed è la figlia primogenita di un magnate, che deve sempre rimediare agli errori del fratello minore senza ricevere mai l’affetto e l’approvazione del padre. È un personaggio molto forte, sia fisicamente che emotivamente, ed è uno dei nostri preferiti, poiché è la dimostrazione che le donne non sono “donzelle in difficoltà”.

Uno dei personaggi più simpatici è Lito, un attore sudamericano che nasconde la propria omosessualità e la sua relazione con un professore di lettere. Lito è sensibile e sveglio, due elementi che bastano per far sì che il pubblico lo ami fin da subito.

Per ultima, ma non meno importante, c’è Nomi, il personaggio a cui, forse, le Wachowski hanno tenuto di più. È un’attivista transessuale, che lotta costantemente contro la società bigotta e la madre che non vuole accettare di aver visto suo figlio diventare sua figlia. Nomi è intelligente, tanto intelligente, ed è un elemento fondamentale della cerchia, che trova in lei un leader come in Will.

Questi sono solo i protagonisti, i personaggi appartenenti alla Cerchia, ma il bello di Sense8 è che è ricca di figure interessanti a cui è facile affezionarsi, fino a diventare parte del cluster stesso. Si arriva a un punto in cui i protagonisti hanno un legame estremamente intimo, tanto che anche chi guarda si sente parte del loro gruppo, diventando un senziente a sua volta.

Il montaggio come metodo narrativo

L’unico elemento tecnico di cui vogliamo parlare è il montaggio, che ha avuto un ruolo importantissimo all’interno della narrazione. Il modo in cui le scene si susseguono, così come la precedente scelta registica, sono state fondamentali per la riuscita di Sense8. Senza queste scelte visive la serie avrebbe perso molto del suo potenziale, portandola a essere quasi “normale” in un contesto che di ordinario non ha proprio nulla.

Il montaggio, soprattutto nelle scene in cui i protagonisti sfruttano il legame, è usato ad arte, mischiando luoghi, momenti, e ambientazioni. Ci sembra di essere nella testa dei protagonisti, che in molte sequenze si alternano, proprio a mostrare che il legame è attivo e che loro sono tutti lì, anche se le persone normali non se ne accorgono.

Una menzione d’onore va alle scene di intimità fra i personaggi (sì, ce ne sono molte e no, non sono affatto ripugnanti), che oltre a essere belle dal punto di vista estetico sono montate così bene che sembra essere di fronte a un dipinto neoclassico.

Il montaggio ha avuto un ruolo fondamentale, una voce invisibile che ha legato tutti e otto i protagonisti, creando una tela che ci ha fatto entrare in una realtà completamente diversa rispetto a quella a cui siamo abituati.

La risonanza della serie sul pubblico

Dopo due stagioni, Netflix aveva deciso di cancellare la serie, a causa degli altissimi costi di produzione per ogni episodio. Si stima, infatti, che si spendessero circa nove milioni di dollari a puntata. Nonostante il gradimento dei fan, quindi, la produzione aveva deciso di interrompere lo show. Ciò ha scatenato il fandom, ormai parte della Cerchia, che ha organizzato una raccolta firme per far tornare Sense8 nella lista seriale di Netflix.

Dopo svariate manifestazioni di affetto, la piattaforma ha deciso di riportare Sense8 sugli schermi, ma con un ultimo film. Se per molti questa è stata una mezza vittoria, riteniamo che il film finale della serie sia adeguato a ciò che si voleva trasmettere e, anzi, in molti punti è più che fedele all’idea delle Wachowski.

Il titolo del film è esplicito: Amor Vincit Omnia, l’amore vince su tutto.

Il messaggio che le Wachowski hanno voluto trasmettere porta con sé la solidarietà, la condivisione e l’amore per l’altro, a dispetto delle differenze. Non vi faremo alcuno spoiler, ma vi diremo che il film è stato più che spettacolare, con un duello fra cluster e un finale commovente.

Sense8 ha rappresentato tanto per tante persone, che usano questa serie come simbolo di lotta, di accettazione e di vita. È il messaggio di amore racchiuso nelle immagini ad aver creato un fandom così grande e appassionato. Gli stessi attori portano con loro i personaggi interpretati, che hanno cambiato il loro modo di vivere.

Se si è fortunati nella vita arriva il momento in cui si prova un senso di appartenenza totale, un sentimento talmente forte che ti cambia per sempre. La speranza è ciò che anima la trama di tutta la serie, così come la voglia di cambiamento, che sono tutti fili di un sentimento ancora più grande e potente: l’amore.

In poche parole, questa serie è capace di mutare non solo il punto di vista ma anche l’anima delle persone che la guardano e riteniamo che perdervela sia un grandissimo peccato, perché far parte di una Cerchia è ciò che c’è di più bello.

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